martedì 25 febbraio 2014

La Chiesa non guarda agli omosessuali in quanto tali ma come figli di Dio

Padre Paul Check racconta come è nato l'apostolato "Courage", rivolto a chi mostra attrazione verso persone dello stesso stesso
Di Ann Schneible, 18 Febbraio 2014 (Zenit.org

The Courage è un apostolato che risponde alle esigenze di quelle persone attratte dallo stesso sesso, che si sentono escluse dalla Chiesa e che vogliono trovare la loro unità al di là dell’etichetta di omosessuali.
Nato negli USA, dove è presente in metà delle diocesi, il progetto si è poi diffuso in altri dodici paesi, sempre con l’obiettivo di aiutare chi abbia tendenze omosessuali, a vivere in castità, in uno spirito di amore e verità.
Per conoscere la realtà di The Courage, ZENIT ha intervistato padre Paul Check, diventato direttore del progetto dopo la morte del fondatore, padre John Harvey.
Padre Paul, ci vuole raccontare in breve la storia dell’apostolato The Courage?

Padre Check: Nel 1980, il futuro cardinale arcivescovo di New York, Terence Cooke, ebbe l’intuizione di creare un apostolato che si occupasse delle persone bisognose della sollecitudine materna della Chiesa e della sua carità pastorale, persone che si sentissero estranee alla Chiesa o che addirittura la odiassero. Il cardinale chiese quindi a padre Benedict Groeschel di aiutarlo in un nuovo apostolato rivolto a uomini e donne con tendenze omosessuali, perché comprendessero l’amore di Cristo per loro, il posto loro riservato nella Chiesa, la loro chiamata ad una vita di castità, e le grazie che Dio avrebbe loro concesso se si fossero aperti a Lui.
Padre Groeschel conosceva un sacerdote che da molti anni studiava questioni legate all’omosessualità, un vero pioniere in questo campo: padre John Harvey, un oblato di San Francesco di Sales.
Nel 1980 sette uomini si incontrarono a Manhattan, sotto la guida di padre Harvey e formularono i cinque obiettivi di Courage: castità, preghiera e dono di sé, amicizia in Cristo, bisogno amicizie caste e diffusione del buon esempio.
Oltre a formare questi gruppi di sostegno, The Courage offre formazione per sacerdoti e seminaristi, aiutandoli a comprendere la loro sfida nella comprensione della complessità dell’omosessualità e aiutare, a loro volta, uomini e donne con questa inclinazione.
Come può essere definita e compresa l’attrazione per il proprio sesso? E come possono definire se stesse, le persone omosessuali?
Padre Check: Questa domanda va davvero al cuore del nostro lavoro. Il linguaggio è molto importante, perché le parole evocano immagini, idee e talora problematiche molto radicate. C’è infatti molta sensibilità sul linguaggio, si dà molto peso alle parole.
Cerco di approcciarmi molto attentamente alla questione dell’identità, da due prospettive, così come fa la Chiesa, seguendo l’esempio di Cristo. Nel Vangelo, il Signore impegna le persone in due modi: il primo è nell’insegnamento di gruppo, come avviene, ad esempio, nel Discorso della Montagna. Al tempo stesso, però, Nostro Signore coinvolge le persone individualmente, incontra le singole anime e presenta loro la Buona Novella in una maniera molto precisa, chiara ed intima, per guidarle ad una più profonda conoscenza di se stessi.
Ciò rappresenta una sfida, poiché la Chiesa vuole trasmettere il suo messaggio ma anche incontrare personalmente le donne e gli uomini.
Dobbiamo tenere presente che l’identità reale e quella percepita possono non coincidere.
La sua domanda esige una lunga premessa che spero sia di aiuto, di modo che quel che sto per dire non sembri insensibile o ignorante della realtà vissuta. Non possiamo mai dire: “la tua esperienza di te stesso non è valida”, come se di quella persona ne sapessimo più di quanto ne sappia lei stessa.
Pertanto il vocabolario della Chiesa è selezionato con molta attenzione e, nel corso degli anni, è diventato sempre più preciso. Dicendo questo intendo dire che la Chiesa è molto attenta a misurare tutti gli aspetti dell’esperienza umana, a seconda della loro importanza e per dare alle cose il loro giusto peso.
La Chiesa evita di etichettare una persona in base alla sua inclinazione sessuale, senza per questo sottovalutare o essere insensibile alla concezione che ognuno ha di se stesso. Penso sia interessante notare che la domanda più importante mai posta nella storia dell’umanità riguarda l’identità. Gesù, del resto, chiese agli Apostoli: “Chi dite che io sia?”.
Quando la Chiesa parla di omosessualità, ne parla nel più ampio contesto della castità. La castità è una virtù che neutralizza le false aspirazioni, regolando l’appetito sessuale secondo la giusta ragione ed il progetto di Dio per la natura umana. Un cuore casto è un cuore in pace, che dà tutto se stesso, a seconda del suo stato di vita, e in questo dono di sé, trova la sua realizzazione. Una delle più grandi sfide che la Chiesa sta fronteggiando oggi è quella di proporre la castità come parte della “buona novella”, ma Gesù lo ha fatto e anche noi possiamo farlo.
Quindi, la Chiesa presta molta attenzione a chi realmente è ognuno di noi, non semplicemente come persona con tendenze omosessuali ma come figlio di Dio, redento dal Preziosissimo Sangue di Cristo e chiamato alla grazia in questa vita e alla gloria nella vita che verrà. La Chiesa dice: le attrazioni verso il proprio sesso possono essere un aspetto significativo della tua esperienza di vita o anche della tua auto-comprensione, tuttavia cerca di non vedere te stesso soltanto attraverso le lenti dell’omosessualità.
La Chiesa parla con attenzione e carità quando parla di tendenza o attrazione omosessuale, piuttosto che usare sostantivi come “omosessuale”, “lesbica” o “gay”.
C’è chi si sente offeso, quando la Chiesa afferma che l’omosessualità è un comportamento intrinsecamente disordinato. Come può la Chiesa trasmettere in modo costruttivo questa sua posizione sull’omosessualità?
Padre Check: Va chiarito che l’espressione “intrinsecamente disordinato” si riferisce all’atto omosessuale, mentre “oggettivamente disordinata” è l’inclinazione. Si tratta di una distinzione antropologica molto importante.
Con grande materna carità, la Chiesa distingue tre elementi: la persona, l’inclinazione e l’azione. Questa distinzione è indispensabile: non vogliamo dare l’impressione che gli uomini e le donne con inclinazioni omosessuali siano condannati o esclusi dalla Chiesa o che Cristo non abbia posto per loro nel Suo Cuore. Al contrario, Dio offre il Suo amore e la Sua Misericordia a tutti i suoi figli, a prescindere dalle loro debolezze o dalle loro croci.
La persona è sempre buona, creata a immagine di Dio, redenta dal Preziosissimo Sangue di Cristo, chiamata alla santità per grazia nella sua vita, con la promessa di gloria nella vita che verrà. Dio non compie errori quando crea le persone. Fa gli uomini a sua immagine e somiglianza. Li prepara alla comunione con Lui, in primo luogo per sperimentare la gioia in questa vita attraverso l’azione della grazia nell’anima, poi per essere felici con Lui in cielo.
La condotta omosessuale – come qualunque condotta sessuale contraria alla virtù della castità, ad esempio l’adulterio – costituisce “materia grave”. Sono tre le condizioni perché un peccato sia “mortale”: materia grave, piena coscienza, deliberato consenso. Le violazioni della castità così come prescritta dal Sesto Comandamento sono sempre materia grave. Diventano peccato mortale, qualora vi sia piena coscienza e deliberato consenso. La contraccezione, la convivenza e la pornografia, ad esempio, possono essere anche oggetto di grande preoccupazione pastorale, per via dei grossi danni che provocano. La condotta omosessuale è “intrinsecamente disordinata”, cioè non giustificabile da alcuna buona intenzione soggettiva. È sempre contraria alla natura umana, perciò non può condurre alla realizzazione di sé, né tantomeno alla santità. Quindi la Chiesa mette in guardia in modo forte e chiaro contro questi comportamenti.
Forse la difficoltà maggiore nasce dall’espressione oggettivamente disordinata con cui il Catechismo descrive il desiderio sessuale nei confronti di una persona dello stesso sesso. Il termine “oggettivamente disordinato” non si applica alla persona, pertanto non c’è un giudizio morale, né una condanna. Ciò significa che questo desiderio non è in armonia con la natura umana, perché il desiderio non può essere realizzato in modo autentico al di fuori del disegno di Dio, come suggerisce la complementarità dei sessi e il potenziale creativo della sessualità.
Non da oggi, uno dei grandi dibattiti è se esista qualcosa come la natura umana. Tuttavia il riconoscimento della natura umana – di quelle cose comuni alla famiglia umana con riguardo alla fondamentale dignità umana – è davvero una parte essenziale della nostra coscienza, la capacità di distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ad esempio, se qualcuno dicesse che “tutti gli Ebrei sono non-persone”, gente di tutte le culture, religioni, età e ambienti sociali troverebbero sicuramente tale affermazione ripugnante. Un tale sentimento di ripugnanza è basato sulla nostra innata comprensione della dignità umana.
Le faccio un altro esempio: come si sentirebbe se scoprisse che qualcuno l’ha deliberatamente ingannata? Non è necessario appellarsi all’Ottavo Comandamento per far comprendere alla gente che mentire è contrario al bene delle relazioni umane: lo sanno tutti. Perché? Perché il desiderio di verità fa parte della nostra natura umana.
Qualcosa di strano, tuttavia, accade quando la discussione riguarda la sessualità. A quel punto quel tipo di logica, quell’innata comprensione della dignità umana e della giusta azione, spesso si ferma improvvisamente sull’uscio. Il problema specifico non riguarda il desiderio umano di amore ed affetto ma come questo vada compreso, espresso e correttamente realizzato. Una delle sfide in merito al dibattito sull’omosessualità è che ciò che tutti vogliono più di ogni altra cosa – ed è ciò per cui siamo stati creati – è dare e ricevere amore. Se quello che sto dicendo suonasse come “Non puoi dare e ricevere amore nel modo che vorresti”, è chiaro che mi risponderebbero: “Perché no? Chi sei tu per dirmi che non posso?”.
In tutta onestà, ritengo che una delle ragioni per la quale stiamo affrontando la sfida attuale, è che la castità, come virtù, è presente ovunque, anche nella “Chiesa visibile”, spesso non considerata parte della Buona Novella. La Redenzione è parte della Buona Novella. La Speranza è parte della Buona Novella. E nessuno osa metterlo in discussione. Se però includi nella Buona Novella anche la castità, allora il discorso è diverso. Chi tra noi ha la vocazione a rappresentare il Vangelo nel sacerdozio o nella vita religiosa, al giorno d’oggi ha una speciale missione di amare la virtù della castità e di sforzarsi di viverla gioiosamente e fedelmente, perché la castità è una virtù che non solo neutralizza i falsi desideri ma è anche una  virtù che libera e che conduce all’umana felicità e alla realizzazione.
Uno degli argomenti più ricorrenti nel dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso è che coloro che vi si oppongono lo fanno solo per motivi religiosi. Che rilevanza ha un ministero come Courage per tutti gli uomini e le donne con inclinazioni omosessuali e non solo per quelli che vengono da un contesto religioso?
Padre Check: 400 anni prima della nascita di Cristo, visse un uomo intelligente e saggio come Platone. Egli ignorava la dottrina del peccato originale e non dava alcun credito alla perdita della grazia, in cui io e lei crediamo.
Nel Fedro, Platone fa riferimento alla “parabola del carro” e comprende molto bene che c’era un conflitto in se stesso. E disse: “C’è un carro dentro di me. Un cavallo mi trascina in una direzione e un altro cavallo mi trascina nella direzione opposta”.
Molti anni più tardi San Paolo, nella lettera ai Romani, disse: “Non compio il bene che voglio ma faccio il male che non voglio”. Platone e San Paolo, nelle loro umili affermazioni, stavano spiegando gli effetti dell’essere fuori dalla grazia.
Ancora più di recente, Chesterton, alla fine di Ortodossia, domanda: “Come può un uomo che è nato a testa in giù, sapere che è dritto?”. Ciò suggerisce che la condizione normale e comune dell’uomo è di essere, per così dire, “anormale”, lontano dagli schemi del suo creatore…. Ed è per questo che abbiamo bisogno della grazia, per vivere delle vite moralmente rette.
Questi tre uomini si riferivano alla stessa cosa, cioè che c’è qualcosa dentro di noi che può fuorviare i nostri desideri o interessi. Si tratta di un’esperienza umana molto comune. Il Cristianesimo può spiegarla e fornirvi un antidoto, rappresentato dalla grazia.
Venendo all’amore, è un’esperienza comune che i nostri affetti, desideri e stimoli sessuali possano tradirci, metterci in conflitto con noi stessi. La virtù della castità, della purezza di cuore, comunque, assicura che ameremo e saremo amati in modo speciale, con le nostre massime aspirazioni e il nostro massimo bene. Questa virtù ci aiuta ad amare l’altro per quello che è e non per quello che questa persona può fare per noi: quest’ultimo è il modo in cui tutti vorremmo essere amati.
È per questo che la questione del matrimonio, dell’intimità umana, così come è vista dalla Chiesa, non è qualcosa che appartiene esclusivamente ai cattolici o ai cristiani ma riguarda ogni essere umano. La Chiesa, in quanto nostra madre, afferma che vi sono diversi modi di entrare in conflitto con se stessi: adulterio, fornicazione, masturbazione, contraccezione, pornografia, condotta omosessuale. Ognuno di questi atti compromette ciò che tu desideri di più: amare ed essere amato per ciò che sei. È per questo che la questione della natura umana e dell’uso della sessualità governata dalla retta ragione, è di interesse per chiunque e che la sollecitudine, l’attenzione e la cura della Chiesa si estendono a tutta l’umanità.
Che consigli dà ai sacerdoti che svolgono il vostro apostolato?
Padre Check: Incoraggio i miei fratelli sacerdoti a studiare attentamente la questione dell’omosessualità, così come la studia la Chiesa, poiché tutti i sacerdoti vogliono alleviare la sofferenza ed in particolare la sofferenza causata dal peccato. Tanto la Chiesa dice “no” alle leggi e alle sentenze contrarie al bene comune, quanto essa stessa dice “sì” alle singole persone, senza per questo approvare i comportamenti che siano in disaccordo con il bene comune. Come ci dice papa Francesco, dobbiamo conoscere le persone, camminare con loro, essere parte del loro viaggio verso Cristo ed aiutarle innanzitutto a formare relazioni umane. Questo “camminare con” è certamente la missione di Courage e la vocazione di tutti i sacerdoti.
C’è spesso riluttanza ad approfondire la complessità dell’omosessualità, essendo un argomento controverso nella nostra società. Nessuno, tantomeno un sacerdote, vorrà essere scambiato per qualcuno che odia determinate persone e nella nostra società, quando qualcuno parla contro uno stile di vita omosessuale attivo, questa persona viene accusata di parlare contro uno specifico gruppo di persone, piuttosto che contro le loro azioni. Oggi i sacerdoti hanno una speciale opportunità di rappresentare l’amore di Cristo e della Chiesa a gruppi di persone che si sentono come ai margini, inconsapevoli di dove siano, forse in attesa di qualcuno che tenda loro la mano e, soprattutto, di rassicurarli sull’amore e sulla misericordia di Dio.
Una cosa di cui sono sicuro è che tutti condividiamo un desiderio di alleviare le sofferenze e portare la pace nei cuori. Le persone che hanno attrazione per lo stesso sesso, spesso soffrono molto e in tanti modi. Portano una pesante e persistente croce. So che la Chiesa ha un grande cuore per loro, comprende le loro sofferenze e desidera fare qualcosa per alleviarle. Ormai amo il mio lavoro con i membri di Courage, che sono un notevole e nobile gruppo di anime. Ho imparato che coloro che si confrontano con l’omosessualità sono individui con un’ampia varietà di storie e di esperienze. Ma hanno in comune il desiderio di amare ed essere amati. Couragecomprende questo bisogno umano e può offrire l’aiuto, la speranza e la carità di Gesù Cristo.
[Traduzione dall’inglese a cura di Luca Marcolivio]

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