venerdì 11 gennaio 2013

Giovani e SESSUALITA'


CITAZIONI
“Mentre Dio perdona sempre e l’uomo perdona qualche volta, la natura non perdona mai; quando ci si oppone alla natura, la natura disapprova, ribatte, restituisce il colpo” (A.Terruwe)

 “Se l’amore non ha obbligatoriamente bisogno della sessualità per esprimersi, la sessualità umana ha invece sempre bisogno dell’amore per esprimersi in tutta la sua pienezza” (Bourgois)

 “Quando uno comincia una relazione si trova di fronte a un dono parziale. Quando si giunge alla relazione sessuale, il dono del corpo è totale, ma se il dono non prevede un impegno personale duraturo è come se accadesse un furto: uno dona il suo corpo per riprenderselo. La relazione sessuale comporta scelte impegnative” (Jean Bastaire). 

L'amore dei giovani al tempo dei Baci perugina
di Tommaso Scandroglio, 14.2.11
L’amore per i giovani è un Bacio perugina: lo scarti, lo mangi in un boccone, ne assapori la dolcezza, leggi il cartiglio e forse un po’ ti commuovi, e poi dopo cinque minuti te ne sei già scordato e aspetti un altro bacio.
 
Un amore dunque che manca di progettualità a due, caratteristica invece propria del matrimonio, un amore che vive del carpe diem e che infatti dura la breve vita di un’emozione. L’amore non è più associato a grandi desideri – i sociologi ci sconfortano dicendo che i ragazzi non sognano più – ma si consuma appariscente e fulminante come un fuoco di artificio. E’ dunque il primato del sentimento: amare è sentire, è provare la gratificante sensazione epidermica che qualcuno ti desidera e corrisponde al tuo affetto. (…) La convivenza è cosa buona perché è un po’ come quando desideri acquistare un’auto e vai a provarla dal concessionario per verificare se non ha difetti, se fa per te. E il giorno che esce un modello nuovo, beh basta rottamare il convivente, pardon l’auto.
Il matrimonio, si badi bene, è ancora apprezzato come istituzione ma è sempre più inteso come strada inevitabile dal sapore un po’ borghese: guscio vuoto da riempire con molto affetto. Se questo finisce anche il matrimonio deve finire. Ed infatti si è a favore del divorzio.
Amare quindi è come abbronzarsi: non dipende da te, dipende dal sole che c’è. Come è iniziato può finire, così come è comparso il sole questo, per un odioso temporale, può anche scomparire. Molti adolescenti e giovani, anche quelli di 54 anni a dire la verità, vivono allora senza saperlo la sindrome dello specchio: dicono “Ti amo”, ma in realtà stanno dicendo “Quanto è bello essere amati da te”. Riflettono cioè l’affetto dell’altro come se fossero uno specchio. Ma appena la dolce metà spegne la radiosa luce del proprio affetto anche loro di conserva smettono di amare, chiudono i rubinetti del cuore. (…) Ma l’amore, come già ricordava Aristotele 2400 anni fa, è volere il bene dell’altro, decidersi per il suo bene, al di là dei sentimenti, anche e soprattutto quando questi sono belli che defunti. Chi dice quindi: “Lo sposo perché mi fa stare bene” e nulla più ha buone probabilità di cinguettare “Sì, lo voglio” all’altare e poco dopo “No, non lo voglio più” davanti ad un avvocato divorzista.
Ancora molti credono che l’amore sia cieco. Questo pazzo Cupido scaglia le sue frecce a caso, dicono in molti, non siamo noi a scegliere. In realtà è quasi banale rammentare che la persona con cui condividere tutta un’esistenza va scelta perché prima è stata conosciuta molto in profondità. La chiave è quindi nel fidanzamento, il più delle volte vissuto in modo svagato come una piacevole vacanza a Sharm. Molti fidanzamenti sono una cronaca di una morte annunciata proprio perché si scopre che l’altra metà è diversa da come ce lo eravamo immaginata prima di convolare a nozze. La conoscenza profonda dell’altro invece porta ad una certezza sulla propria scelta futura che nella prospettiva di fede si rinsalda ancora di più perché si arriva a percepire nel proprio intimo queste parole: “Lei è la persona che Dio ha scelto per te dall’eternità”. Da questa certezza poi a sua volta scaturisce il più bel progetto a due che possa esserci, il progetto di santità: “Ti donerò il Paradiso: voglio portarti in Cielo”.
Un secondo motivo degli sbandamenti appena descritti è la mancanza di donazione gratuita e totale. Il rapporto a due si trasforma non di rado in una partita a poker. Si puntano le proprie fiches sul tavolo della vita di coppia nella speranza di vedere crescere il gruzzoletto di interessi e gratificazioni personali. E se la partita si mette male allora si passa la mano.


PER CAPIRE MEGLIO
Ogni persona non può esprimersi altrimenti che come maschio o femmina. Sin dal momento del concepimento le notizie genetiche inscritte nelle cellule dello zigote - che darà origine a tutte le altre cellule portano impressa la realtà maschile e femminile.
Parlare dello sviluppo della persona e della sua educazione senza tener conto della sessualità non sarebbe quindi possibile: esistono solo persone di sesso maschile e persone di sesso femminile e per questo educare significa permettere alla persona di portare a pieno compimento le doti della sua femminilità o della sua virilità per giungere alla completa realizzazione dell'essere in quanto maschio o in quanto femmina.
La sessualità è dunque una caratteristica costitutiva di ogni essere umano.
 Qual è la differenza tra sessualità e genitalità?
Spesso gli aggettivi "sessuale" e "genitale" vengono usati come se avessero lo stesso significato.
In realtà, mentre con il termine "sessuale" si deve intendere la persona nel suo essere maschio o femmina, nei suoi comportamenti maschili o femminili, nel suo modo maschile o femminile di amare, con il termine "genitale" si intende ciò che si riferisce agli apparati genitali, alla loro anatomia e fisiologia unitiva e riproduttiva.
La realtà genitale è quindi compresa in quella sessuale la quale è più ampia, completa e tipicamente umana.

 Il linguaggio della sessualità
 La sessualità, avendo in sé inscritta la domanda originale ed unica di ogni uomo: "Chi sono?, Qual è la felicità a cui tendo?", è da considerarsi comunicazione, linguaggio di ogni persona. Il linguaggio della sessualità ha come principale caratteristica che l'uomo nel suo essere personale è strutturalmente fatto per una comunione interpersonale fino alla donazione totale di sé: la conoscenza dell'altro si esprime e si comunica attraverso l'essere corporeo e relazionale, l'atto coniugale è espressione dell'amore e dell'unità tra i coniugi. Questa struttura profonda può dirsi il significato, anche se a volte solo intuito nell'esperienza, dell'essere umano ed indica il destino a cui ciascuno è chiamato e di cui si può avere tanto maggiore consapevolezza quanto più la persona coglie la propria identità in questo "ritrovarsi attraverso il dono totale di sé" e si assume il compito di realizzarlo. La sessualità non è quindi un essere "con qualcuno", ma un essere "per l'altro" nella sua alterità e diversità, e l'uomo e la donna sono fatti uno per l'altra. Il prendere coscienza del significato dell' "esistere per l'altro" e non in funzione dell'altro, determina che l'Io possa concepirsi solo attraverso il criterio, l'etica del donarsi.
In caso contrario dominerà la ricerca dell' impossessarsi, del consumare l'altro per acquistare o confermare l'illusorio valore di sé.
 Questo essere per l'altro, che nella relazione coniugale è manifestazione della donazione reciproca, è condizione perché la coppia diventi capace di generatività nei confronti di se stessa e dei figli cui daranno la vita. Quindi, nella dimensione ontologica del linguaggio del corpo è naturalmente inscindibile il significato unitivo da quello procreativo dell'atto coniugale che rende l'unione tra un uomo e una donna che si amano destinata alla procreazione di cui il figlio diventa simbolo e segno.




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