lunedì 15 aprile 2013

CHIARA AMIRANTE e NUOVI ORIZZONTI


Ho fatto un patto con Dio
Intervista a Chiara Amirante a cura di Valerio Pece pubblicata in "Tempi" (ANNO 17, NUMERO 18, 11 maggio 2011,)
Aveva venticinque anni Chiara Amirante, classe ’66, quando iniziò la sua folle avventura tra gli ultimi della terra. Una laurea in Scienze politiche in tasca e il sogno del giornalismo. Ma aveva anche una terribile e progressiva malattia agli occhi, ‘Sindrome di Bechet’, la chiamano: gli anticorpi invece di difendere attaccano. «Sì –ricorda Chiara- avevo dolori atroci agli occhi: avevo già perso otto decimi di vista e per i medici la cecità totale m’avrebbe raggiunta di lì a poco”.
Oggi Nuovi Orizzonti, la realtà fondata da Chiara Amirante, rappresenta una delle realtà cattoliche più creative e più capaci di suscitare curiosità. Se i cardinali Rino Fisichella e Ersilio Tonini vanno annoverati di diritto tra i “fan” di Nuovi Orizzonti, e cantanti come Andrea Bocelli e Nek (entrambi Cavalieri della Luce, ennesima idea evangelizzatrice della vulcanica Chiara) farebbero per lei qualsiasi cosa, è stato proprio Giovanni Paolo II, nel 2004, a nominare Chiara Consultore del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli itineranti, incarico rinnovato poi da Papa Benedetto XVI. Fino ad arrivare a dicembre 2010, quando il Pontificio Consiglio per i Laici, inaspettatamente e bruciando le tappe, ha riconosciuto Nuovi Orizzonti come Associazione internazionale privata di fedeli di Diritto Pontificio.
Il sorriso di Chiara Amirante è contagioso. Sarà anche perché i consacrati di
Nuovi Orizzonti (dal nome bellissimo: Piccoli della Gioia) portano avanti non tre ma quattro “promesse”: oltre a castità, povertà e obbedienza abbracciano anche la “gioia”. «Ricordo benissimo quel Venerdì Santo –racconta Chiara-, giorno in cui decisi di consacrare la mia vita a Dio. Quella sera volli festeggiare. E dove andare, se non in quei sottopassi della Stazione Termini insieme a chi, siringa nel braccio e strazio stampato sul viso, era oramai diventato mio amico? E lì, quel giorno, sotto una pioggia scrosciante, vidi una ragazza corrermi incontro zuppa di pioggia e di lacrime. Mi abbracciava disperata: "Non ne posso più. Questa sera non ce la faccio a prostituirmi. Ti prego, portami via da quest’inferno". In quell'abbraccio ho sentito l'abbraccio del mio Cristo, quel Cristo crocifisso cui quel giorno avevo consacrato la mia vita, era lui che mi chiedeva di portarlo via da quell’inferno».
Da allora a Chiara non sono più bastate le notti passate a Termini. Non bastava più convincere gli sbandati vittime di prostituzione, alcolismo, criminalità, droga ad entrare in strutture già esistenti, oramai aveva in cuore di trovare loro una casa, un luogo dove vivere insieme a loro l’incontro con Cristo. Non solo un tetto per quei fratelli disperati, ma “una comunità di accoglienza dove proporre come regola di vita il Vangelo”.
 Chiara, dove hai trovato la spinta?
Da Maria, solo da Lei. Le strutture d’accoglienza mancavano, cosa che non avrei mai pensato, a Roma, poi, capitale d’Italia e centro della cristianità… Nel 1993 vado a Medjugorje per chiedere alla Madonna la strada da percorrere. E mentre in preghiera salgo la collina delle apparizioni sento forte e nitida una spinta a vivere il Vangelo alla lettera. Apro subito il vangelo e leggo: “Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. E una voce da dentro che mi diceva: ‘Fidati di me’. E’ così che ho aperto la prima piccola casa d’accoglienza a Trigoria.
 E la malattia agli occhi?
Fortunatamente ho sempre avuto un dialogo forte con il Signore. E anche per la mia malattia galoppante avevo dettato le mie regole: “se sei tu, Gesù, che mi metti in cuore questo desiderio folle di andare di notte da questi nostri fratelli, ti dono i mio sì ma mettimi nelle condizioni di realizzarlo". Il giorno dopo ero in ospedale per fare un'iniezione agli occhi, come da terapia, e a un cero punto sento uno strano brusìo tra i medici. Dopo non poca agitazione mi si avvicinano: "Guarda, non sappiamo spiegare cosa sia successo ma la tua malattia è scomparsa".  E così ho riacquistato una vista perfetta, e, insieme, anche la conferma di ciò che avevo sentito nel cuore, l'avventura nel mondo della strada.
 Così ti sei trovata a gestire una casa d’accoglienza, tra tossicodipendenti e prostitute. Immaginiamo le difficoltà, ma vogliamo chiederti la cosa più banale: come  hai fatto con le spese, con le bollette?
La prima bolletta la ricordo benissimo ancora oggi: 583 mila lire. Oramai non lavoravo più per cui andai in cappellina a fare un patto con Gesù, l’ennesimo, che dura ancora oggi: “Signore mio, facciamo così, io mi occupo di loro e tu ti occupi della bolletta”.
 E “Il titolare” è stato ai patti?
Direi proprio di sì. Ero ancora in cappella quando una signora bussa alla porta della casa di accoglienza e visibilmente imbarazzata mi dice: “Ti offendi Chiara se ti lascio un’offerta?”. Figuriamoci. Apro la busta e non c’erano esattamente 573 mila lire? Dì episodi come questi ce ne sono capitati tantissimi. Un giorno arriva da noi una ragazza di colore nel giro della prostituzione. Chiede subito una giacca. Si cerca di spiegarle di credere, di aver fede e confidare nella Provvidenza... La ragazza prende assolutamente tutto alla lettera e aggiunge: “che sia bianca”, la giacca. Corro in cappella: “Signore Gesù fai qualcosa, grazie’. Dopo poche ore un signore viene a portarci una giacca bianca, e proprio della misura delle ragazza! Tra parentesi, oggi la ragazza è battezzata e cresimata. Un’altra volta era il compleanno di una delle ragazze che amava follemente i gelati. Be’, suonano alla porta ed era un camion di gelati in arrivo..
 Da quella piccola Casa d’accoglienza di Trigoria l’Opera ha letteralmente preso il volo: 2000 persone solo tra i collaboratori, 161 Centri d’accoglienza tra Italia, Brasile, Bosnia, fino al recente Decreto di Approvazione degli Statuti.
L’approvazione da parte della Santa Sede è stata una grazia inaspettata, enorme, non ci aspettavamo minimamente questo regalo in tempi così brevi, anche perché non avevo chiesto questo tipo di riconoscimento, Nuovi Orizzonti mi sembrava ancora in evoluzione. E invece quello che riconoscere essere un dono materno, visto che è arrivato l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, ci riempie di gioia, commozione, gratitudine e responsabilità. Ma ci ha fatto pensare anche ad un’altra cosa.
Che cosa?
Che quest’approvazione è il segno che in Cielo c’è “fretta di salvezza”. Il carisma di Nuovi Orizzonti è portare la gioia della Risurrezione a tutti i fratelli che vivono nell’inferno del distacco Dio, immersi nella società dei consumi, in cui il grande male oramai è la depressione, la tristezza, la solitudine. E ci siamo resi conto che questo carisma non è solo per i ragazzi di strada, come all’inizio dell’esperienza dell’Opera, ma per tutti, perché c’è un vuoto profondissimo in giro; sono in tanti, in troppi a vivere un senso di morte interiore. Ma visto che “Il salario del peccato è la morte”, come dice il Vangelo, ciò non deve stupire, semmai convincerci che solo aprendoci davvero all’amore di Dio possiamo tornare a gustare la pienezza della vita.
All’arrivo della lettera di approvazione degli Statuti di Nuovi Orizzonti da parte del Pontificio Consiglio dei Laici è legata una chicca: due enormi arcobaleni sono apparsi proprio su due vostre case: l’erigenda Centro di accoglienza a Frosinone e la Cittadella Orizzonti di Pace a Medjugorje.
Vero, è stata una cosa davvero insolita. Ci arriva una telefonata dal geologo che sta lavorando alla nuova Cittadella a Frosinone, e sottolineo che è un non credente, il quale tutto trafelato ci dice: «Guardate che qui c’è una cosa stranissima, un arcobaleno perfetto che cade esattamente al centro, proprio nel cuore della costruzione, non ho mai visto nulla di simile». Tra l’altro ci sono delle belle foto a testimoniarlo. Ma al di là di tutto, ci è sembrata una bellissima carezza del Cielo, anche perché l’arcobaleno è proprio il simbolo di Nuovi Orizzonti!
La presenza del Centro Orizzonti di Pace, la tua storia personale, sono molte le cose che legano Nuovi Orizzonti a Medjugorje. Che idea ti sei fatta di quel posto?
Di Medjugorje non posso non pensare tutto il bene possibile, pur nella prudenza che Madre Chiesa ci richiede. Sono molto felice che il Papa abbia voluto una Commissione di vescovi, teologi ed esperti presieduta dal cardinal Ruini per lo studio di quel luogo di grazia. Una cosa è certa, il metro di giudizio che Gesù stesso ha lasciato è uno e uno solo: “dai frutti li riconoscerete”. E personalmente i frutti di conversione che ho visto a Medjugorje, straordinari e abbondantissimi,  non li ho visti in nessuna parte del mondo. In tempi così esplosivi come quelli che viviamo, queste apparizioni e i dieci segreti ad esse legati, sono da guardare con molta serietà.
 Pensi che i media dovrebbero prendere in maggior considerazione quel che accade in quel paesino della Bosnia Erzegovina?
Di fronte a un caso di fondamentale importanza come quello di Medjugorje è chiaro che è sempre poco lo spazio concesso dai Media, concentrati, purtroppo, su ben altre tematiche. E’ pur vero però che si sta creando una nuova attenzione, c’è un passaparola fortissimo che suscita nuovo interesse: settimanali che allegano i messaggi della Madonna, interviste a esperti, trasmissioni, speciali, io stessa sono spesso invitata a parlare di quel che accade lì. Insomma qualcosa si muove. E poi ci sarebbe l’aspetto “laico” della faccenda, che a rigor di logica dovrebbe interessare tutti: quelle di Medjugorje sono le apparizioni in assoluto più studiate della storia. I sei veggenti sono stati visitati da decine di équipe mediche che hanno utilizzato gli strumenti più sofisticati, anche durante le estasi: ebbene, la scienza lì ha finito per arrendersi totalmente al Mistero.
Nuovi Orizzonti ha riscoperto l’Evangelizzazione di strada, tanto che molte Diocesi vi invitano per realizzare esperienze simili. Grazie a voi le missioni di strada sono diventate delle nuove, apprezzate e vincenti metodologie pastorali. Il “vostro” don Davide Banzato dice in proposito una cosa molto bella: “Il Vangelo è nato in strada. Gesù ha predicato, ascoltato, sanato, esorcizzato, fatto miracoli di ogni tipo, camminando per le strade della Galilea. Quello è il luogo dove dobbiamo tornare”.
E’ quello che abbiamo fatto. Io ho iniziato ad andare in strada per raccogliere le ferite di tanti fratellini soli. Ragazzi tatuati, segnati dalla strada che mi dicevano: ma a te chi te lo fa fare a rischiare la vita per noi? In realtà in tanti di loro c’era e c’è un grandissimo desiderio di Gesù, nessuno aveva mai detto loro che Lui è la soluzione.

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