lunedì 10 settembre 2012

IL PERDONO e il Sacramento della Riconciliazione

PER UNA GRAMMATICA DEL PERDONO
di Gianfranco Ravasi, L'Osservatore Romano 21.4.11
«Dio vi perdoni, io non posso»: così avrebbe dichiarato Elisabetta I (1533-1603) (…). Un concetto che sarebbe stato formalizzato in un assioma dal poeta inglese Alexander Pope: «Errare è umano, perdonare è divino». (…) Che la misura dell’autenticità del perdonare sia nel dimenticare fa parte di una convinzione popolare, espressa mediante proverbi e aneddoti anche ironici come questo attribuito allo scrittore statunitense Mark Twain: «Perché continui a parlare dei miei errori passati? - chiese il marito -. Ero convinto che tu ormai avessi perdonato e dimenticato! La moglie replicò: “Ho, sì, perdonato e dimenticato. Ma voglio essere sicura che tu non dimentichi che ho perdonato e dimenticato!”».

Il verbo ebraico slh, il termine più comune per designare il perdono, suppone proprio un cancellare il ricordo del male ricevuto. La memoria, liberata dalla reminiscenza del male, non è più un grembo gravido dell’offesa patita così da partorire la vendetta. L’invocazione del fedele peccatore è tutta in questa dialettica del ricordo: «I peccati della mia giovinezza e le mie ribellioni, non li ricordare! Ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore!» (Sal, 25, 7). E la risposta divina è: «Io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso, e non ricordo più i tuoi peccati!» (Is, 25, 7). (…) Nei suoi Aforismi sulla saggezza del vivere (1851) un pessimista Schopenhauer criticava la cancellazione della memoria: «Perdonare e dimenticare vuol dire gettare dalla finestra una preziosa esperienza già fatta». (...) In verità questo percorso mira a una liberazione da quei germi che, coltivati con un ricordo ossessivo, possono crescere in odio e vendetta.
Passiamo alla psicologia del perdono. (… Nella Bibbia) C’è una sorta di medicina della tenerezza che rinvigorisce il perdono. (…) La tenerezza compassionevole non è debolezza. Folgorante è Laurence Sterne (1759-1767): «Solo i coraggiosi sanno perdonare. Un vigliacco non perdona mai, non è nella sua natura». (…)
Perdonare è liberare una persona da un incubo che le stringe lo spirito, e per riflesso è liberare anche chi perdona dalla morsa dell’odio. Osservava Andrej Siniavskij (1925-1997): «Basta perdonare perché l’anima sia allegra, come se un nodo che nessuno sforzo riusciva a disfare si fosse sciolto». È noto l’asserto del teologo e predicatore francese Jean-Baptiste-Henri Lacordaire: «Volete essere felici per un attimo? Vendicatevi! Volete esserlo per sempre? Perdonate!». (…) Perdonare è come cauterizzare una ferita: perdonandoti, il Signore «guarisce tutte le tue infermità» (Sal, 103, 3). (…)
L’opera terapeutica (di Gesù) non è rivolta solo alla dimensione somatica, ma a tutta la persona. Per questo, talora, la guarigione si accompagna al perdono dei peccati. (…) Andando oltre, potremmo affermare che il perdono crea una nuova umanità. Ciò è simbolicamente rappresentato nella cristofania pasquale giovannea in cui il Risorto alita sui suoi discepoli, evocando lo Spirito di Dio che aleggiava sulle acque nella creazione (Gn, 1, 2). Questa nuova creazione è effettuata mediante il perdono dei peccati: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv, 20, 23). Il perdonare fa parte di un atto creativo e creatore che trasfigura l’intero essere, dando origine a una nuova umanità, più sana, libera e pacificata.
Se volessimo ricorrere alla simbolica numerica potremmo delineare una specie di matematica della giustizia, dell’amore e del perdono. È ovvio che l’equazione della giustizia è l’1 a 1, occhio per occhio, così come quella della violenza cieca e distruttiva è il 7 a 77: «Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamek settantasette» (Gn, 4, 24). In antitesi, si pone l’equazione del perdono così come è formulata da Gesù (Mt, 18, 23-35). Essa presuppone un 7 a 70 x 7: «Pietro domandò: Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte? Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (18, 21-22). (…)
Perdonare fa parte di quella particolare economia dell’amore che non calcola ma dona, moltiplicando così i suoi effetti. (…) Il perdono spezza la catena rigida del dare-avere, introducendo la logica della donazione libera e generosa. (…) Essa brilla nel Padre nostro: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori». Un’invocazione che è accompagnata da un commento: «Se infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche voi, ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt, 6, 12. 14-15).

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