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mercoledì 18 settembre 2013

ACCOGLIENZA degli STRANIERI (Dizionario)

ACCOGLIENZA degli STRANIERI (2° domenica del T.O.: giornata dei migranti)

La seconda domenica del tempo ordinario è dedicata ai migranti e ci invita a riflettere sul delicato tema dell’accoglienza degli stranieri. Ne ha parlato, fra gli altri, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e attuale ministro della cooperazione internazionale, in un bell’articolo dal titolo “Stranieri. Come andare d’accordo” (Avvenire 10.4.11). Ricorda il nostro passato di popolo emigrante, per secoli “bianco ed omogeneo” a differenza di quanto avveniva in Francia e in Gran Bretagna “cuore di imperi coloniali con una cultura coloniale che guardava a genti diverse. (…) l’Italia era fino al secondo dopoguerra un Paese di emigrati, che conosciuto il dolore dell’abbandono e la fatica dell’integrazione. Gian Antonio Stella, nel libro L’orda, quando gli albanesi eravamo noi, ce lo mostra in modo efficace. È un libro che aiuta ad essere meno smemorati. Siamo figli e nipoti di emigrati. Del resto, per ex emigrati è difficile accettare nuovi emigrati. Spesso si dà luogo alle guerre tra i poveri. (…)
Oggi l’Italia ha 60.387.000 cittadini e 4.500.000 (Istat nel 2008) emigrati, con uno dei più bassi tassi di natalità al mondo e con speranza di vita di 78,8 per gli uomini e di 84,1 per le donne. (…) Oggi il futuro sembra invaderci senza che possiamo guidarlo. Assume l’aspetto degli stranieri che sbarcano sulle nostre coste o in aree delle nostre città. Talvolta – ed è paradossale – assume il volto dei rom. Davvero paradossale, perché questi sono solo 180.000, di cui la metà italiani e, per metà, bambini. Eppure diventano un catalizzatore di insicurezza”

giovedì 30 agosto 2012

Libri sull'Accoglienza


IL LIBRO

Chi non è ospitale non è degno di vivere.
Suggestioni per una spiritualità dell’accoglienza

Di Alfio Mariano Pappalardo, EDB 2011,  p.254, 19.50 euro

Descrizione dell'opera

Quando si parla di ospitalità necessariamente viene chiamata in causa la propria visione di Dio, il modo di rapportarsi con lui, con se stessi e con gli altri.

«Non è spirituale solo il credente che sa ospitare Dio, lo è anche chi sa ospitare l'uomo. Anzi proprio partendo dalla capacità di ospitare quest'ultimo si ha la certezza di ospitare Dio (Mt 25,40). Per queste ragioni è bene riflettere sul tema dell'ospitalità, cercando di coglierne le dinamiche e le caratteristiche nella convinzione che la spiritualità cristiana si radica sull'ospitalità» (dall'Introduzione).

L'autore disegna la mappa di una spiritualità dell'accoglienza, ricavando dai testi biblici suggestioni ed evocazioni che aiutano a delineare il volto di un'autentica disposizione all'ospitalità.

In un tempo in cui spesso gli atteggiamenti di xenofobia tradiscono la paura del diverso, ripercorrere il vangelo dell'accoglienza significa dire una parola di umanità e di fede al cuore e alla mente dei cristiani.

Sommario

Introduzione. Testi e contesti di ospitalità: un pretesto per ripensare una spiritualità a partire dall'accoglienza. I. Ospitalità e ostilità: una scelta tra vita e morte. II. La relazione col simile e col diverso: una tensione sempre presente nell'Antico Testamento. III. Quando l'accoglienza inaugura una storia di salvezza. IV. Gesù straniero. V. Gesù e i diversi. VI. Betania: la casa dell'ospitalità. VII. Quando l'ospitalità sconvolge la vita. VIII. Il faticoso cammino della Chiesa nell'accogliere il diverso. IX. Le antiche querce di Mamre: testimoni di un'ospitalità che genera vita. X. Essere ospitali a rischio della vita: la vedova di Sarepta. XI. Maria icona dell'accoglienza. XII. L'accoglienza nella tradizione benedettina. XIII. Beati gli invitati alla mensa del Signore. Conclusione. Bibliografia.

Note sull'autore

ALFIO MARIANO PAPPALARDO (1958), entrato nel monastero benedettino di Pontida, compie gli studi filosofici e teologici presso il Pontificio Ateneo Sant'Anselmo a Roma (specializzazione in dogmatica-sacramentaria). Dopo lunga attività in parrocchia, nel 1997 inizia un'esperienza eremitica presso il tempio votivo San Francesco al Terminillo (RI); nel 2000 vi fonda la Fraternità monastica della Trasfigurazione, nella Regola di S. Benedetto e nella spiritualità del monte Tabor. Insegna teologia dogmatica per la Scuola di formazione teologica della diocesi di Rieti ed è parroco al Terminillo. Presso le EDB ha pubblicato Con olio di letizia. Itinerario catechistico per la preparazione alla cresima dei pre-adolescenti (122010) eL'eucaristia sorgente della Chiesa? Scrittura, liturgia, teologia: consenso e congedo (2009).

 

Accoglienza (degli stranieri)

ACCOGLIENZA degli STRANIERI (2° domenica del T.O.: giornata dei migranti)

La seconda domenica del tempo ordinario è dedicata ai migranti e ci invita a riflettere sul delicato tema dell’accoglienza degli stranieri. Ne ha parlato, fra gli altri, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e attuale ministro della cooperazione internazionale, in un bell’articolo dal titolo “Stranieri. Come andare d’accordo” (Avvenire 10.4.11). Ricorda il nostro passato di popolo emigrante, per secoli “bianco ed omogeneo” a differenza di quanto avveniva in Francia e in Gran Bretagna “cuore di imperi coloniali con una cultura coloniale che guardava a genti diverse. (…) l’Italia era fino al secondo dopoguerra un Paese di emigrati, che conosciuto il dolore dell’abbandono e la fatica dell’integrazione. Gian Antonio Stella, nel libro L’orda, quando gli albanesi eravamo noi, ce lo mostra in modo efficace. È un libro che aiuta ad essere meno smemorati. Siamo figli e nipoti di emigrati. Del resto, per ex emigrati è difficile accettare nuovi emigrati. Spesso si dà luogo alle guerre tra i poveri. (…)
Oggi l’Italia ha 60.387.000 cittadini e 4.500.000 (Istat nel 2008) emigrati, con uno dei più bassi tassi di natalità al mondo e con speranza di vita di 78,8 per gli uomini e di 84,1 per le donne. (…) Oggi il futuro sembra invaderci senza che possiamo guidarlo. Assume l’aspetto degli stranieri che sbarcano sulle nostre coste o in aree delle nostre città. Talvolta – ed è paradossale – assume il volto dei rom. Davvero paradossale, perché questi sono solo 180.000, di cui la metà italiani e, per metà, bambini. Eppure diventano un catalizzatore di insicurezza”.