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giovedì 19 giugno 2014

Angeli e demoni secondo Papa Francesco

di Francesco Agnoli, Il Foglio, 19.6.14

Che senso hanno la parola “inferno” e la parola “diavolo” sotto il pontificato di Francesco

Nelle prediche di Papa Francesco, accanto a riferimenti costanti alla Misericordia di Dio, non mancano quelli al demonio e all'inferno. Anzi, non pochi osservatori si sono stupiti di quanto la figura di Satana compaia sovente nelle parole del Pontefice, non come se si parlasse di un simbolo, bensì di una forza personale operante nella storia. Ma chi è il demonio? Anzitutto è bene ricordare che si tratta di un angelo, cioè di una creatura di Dio, di grande bellezza, ribellatasi al suo Creatore. Gli angeli, sostiene san Tommaso nella Quaestio 50 della prima parte della Summa, sono creature del tutto immateriali, puri spiriti senza materia, che, a differenza di Dio, ricevono l'essere, non lo possiedono originariamente, da sé (Thomas Tyn, "Gli angeli in san Tommaso d' Aquino", Fede & Cultura, 2014). Dante li definisce "Creati / sì come sono, in loro essere intero": in essi la materia non limita lo spirito, oppure, utilizzando un grande logico matematico che credeva nell'esistenza di intelligenze senza corpo, Kurt Godel, il cervello non limita, con la sua debolezza, la potenza e il "desiderio" della mente. Proprio sugli angeli, sul loro ruolo nella storia della chiesa, dell' arte, della letteratura... è consigliabile un testo davvero completo e interessante, a cura di Saverio Gaeta e Marcello Stanzione, intitolato "Inchiesta sugli angeli" (Mondadori, 2014). Tra gli angeli, messaggeri di Dio, vi è dunque anche Lucifero, la cui colpa principale fu la superbia: quel peccato che oscura la capacità di vedere, di capire davvero. Anche tra gli uomini, le menti potenzialmente più brillanti e acute possono raggiungere una straordinaria incapacità di comprensione, quando siano accecate proprio dall'orgoglio. 

venerdì 16 maggio 2014

DIAVOLO o SATANA (Dizionario)

Ci sono due errori uguali ed opposti nei quali la nostra razza può cadere a riguardo dei diavoli. Uno è non credere alla loro esistenza. L'altro è crederci, e nutrire un eccessivo e insano interesse in essi. Loro stessi sono ugualmente compiaciuti da ambedue gli errori e salutano un materialista o un mago con lo stesso piacere. 
da "Le lettere di Berlicche" di C.S. Lewis

COME LE SCRITTURE PARLANO DEL DEMONIO

di Inos Biffi, "L'Osservatore Romano" del 4 maggio

Dopo che è apparso l’uomo, opera del sesto giorno della creazione, si avverte la presenza di qualcosa di misterioso e di inquietante, quella del serpente. Quello che intraprende presso i progenitori e che si ripromette di ottenere da loro stupisce e sconcerta: si propone di insinuare in essi il sospetto nei confronti di Dio, di persuaderli cioè che i divieti da lui posti provengono da una sua gelosia, da un suo timore di essere equiparato da loro. Il serpente incarna, proprio all’inizio del mondo e della sua storia, la presenza di un essere invidioso: "Per invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo" (Sapienza, 2, 24).


martedì 8 aprile 2014

Demonio dimenticato ma sempre presente

I Vangeli illustrano chiaramente la continua lotta tra Cristo e il tentatore. Le indicazioni del Catechismo in merito al fenomeno delle possessioni demoniache 

di Aldo Buonaiuto, http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=12362

Negli ultimi decenni il cristianesimo è osteggiato su diversi fronti, sia culturali che socio-politici. Un esempio eclatante di come una certa formazione laicista e razionalista sia ormai efficacemente penetrata tra le maglie religiose è la caduta di interesse nei confronti del demonio e di tutte le sue azioni, dirette o indirette che siano.

Al diavolo non crede più quasi nessuno nonostante il contraddittorio interesse sul tema a volta anche morboso e spesso questa miscredenza c'è anche nelle persone dell’ambiente ecclesiastico; è ormai stato ridotto, principalmente dalla psicologia e dalla sociologia, a “pulsioni subconscie” o a “male sociale”. Dell’antico tentatore, puro spirito creato libero e buono da Dio, ma poi pervertitosi e dannato eternamente, non rimane quasi più traccia. La nostra società, oberata da consumi e materialismo, sembrerebbe averlo dimenticato.

lunedì 2 dicembre 2013

I nuovi esorcisti

di Paolo Rodari, La Repubblica, 1/12/13

Aumentano i sacerdoti che praticano riti contro il diavolo: “In tanti ci chiedono aiuto. Noi facciamo quello che molti non fanno più: ascoltiamo”

Roma - Nell’attesa c’è chi sgrana il rosario. Chi, in ginocchio, tiene le mani sul viso dialogando in solitudine con Dio. E chi, invece, parla sottovoce col vicino: «Gesù, Gesù…», sussurra ogni tanto. Se le due file di panche di legno duro al lato sinistro dell’altare potessero parlare, chissà quali segreti svelerebbero. Quanti dolori saprebbero raccontare. Nell’“ospedale da campo” che è la Chiesa di papa Francesco, la parrocchia della Traspontina in via della Conciliazione a Roma, a un passo dal Vaticano, sembra esserne il pronto soccorso. Ogni mattina cinquanta, sessanta persone attendono il proprio turno sedute compostamente. Hanno ferite spirituali che – ne sono convinte – soltanto padre Vincenzo può curare. «In verità non sono io la medicina – spiega Vincenzo Taraborelli, 76 anni, prete carmelitano – è Cristo il guaritore. Io sono solo un sacerdote, a cui il cardinale Camillo Ruini affidò anni fa il ministero di esorcista». Come padre Vincenzo ce ne sono altri. Un numero in discreta ma costante ascesa. Da non molto la diocesi di Milano ha nominato sette nuovi esorcisti, uno per ogni settore. E in curia è stato creato un centralino dedicato. Nel 2010 toccò alla diocesi di Napoli nominarne tre nuovi. Mentre, appena la scorsa estate, è stato il cardinale Antonio Maria RoucoVarela, arcivescovo di Madrid, a sceglierne otto nuovi fra il proprio clero «al fine di soddisfare le numerose richieste ricevute perché si dia maggiore attenzione alle presunte azioni demoniache». Ci sono casi «che vanno oltre gli psichiatri, che appaiono impotenti, e che suppongono una perturbazione nella vita delle persone», ha detto il cardinale. E ancora: «Questi casi si verificano e succedono con una frequenza appariscente». E così in altre diocesi. Per esempio a Cagliari dove, secondo quanto ha scritto recentemente L’Unione sarda, tre sacerdoti sono stati mandati a scuola di esorcismo a Roma: perché in città, ha scritto il quotidiano, è in aumento il numero delle persone possedute dal demonio. 

venerdì 21 giugno 2013

LA POSSESSIONE DIABOLICA

Dialoghi sull'aldila - Don Gabriele Amorth

LA POSSESSIONE DIABOLICA

DON AMORTH, COS' È LA POSSESIONE DIABOLICA?
Una donna posseduta in trance
AZIONE STRAORDINARIA - Una donna posseduta, in stato di trance, durante un esorcismo in una chiesa di Mexico City (Foto Ian Sochor / Zuma Press / Corbis).
Esistono diverse modalità in cui il demonio può influire in modo straordinario su una persona: la prima è la vera e propria possessione, che è il caso più raro e grave. Esistono poi casi di vessazione, di ossessione e di infestazione diabolica.
Venendo alla possessione, si tratta di un’influenza così forte del demonio su una persona, che questi arriva a utilizzarne il corpo per manifestarsi all’esterno. Insisto sul termine “influenza”: il demonio mai – e ripeto mai – può prendere possesso dell’anima dell’uomo, ma solo del suo corpo. In questo caso l’indemoniato solitamente va in trance e perde coscienza; lo spirito malvagio, da parte sua, usa la bocca della persona per parlare e le sue membra per mostrare una forza sovrumana o compiere gesti eclatanti come, ad esempio, vomitare chiodi, vetri o cose del genere. In questi casi non è la persona impossessata ad agire ma il demonio stesso.
Vorrei anche sottolineare il fatto che questi non “entra” dentro una persona, ma agisce su di essa attraverso l’influsso della sua forza spirituale, che gli deriva dalla sua natura angelica. Durante la crisi il manifestarsi di fenomeni anomali avviene a tratti, senza continuità. Il soggetto perde coscienza all’improvviso. Negli altri momenti della giornata appare invece assolutamente normale. Le crisi possono essere provocate da motivi esterni, come la preghiera o l’esorcismo, ma più spesso dal demonio stesso, che agisce quando, come e dove vuole: di giorno, di notte o magari quando la persona è in compagnia di amici, perché tutti vedano.

lunedì 13 maggio 2013

COME LE SCRITTURE PARLANO DEL DEMONIO

di Inos Biffi, "L'Osservatore Romano" del 4 maggio

Dopo che è apparso l’uomo, opera del sesto giorno della creazione, si avverte la presenza di qualcosa di misterioso e di inquietante, quella del serpente. Quello che intraprende presso i progenitori e che si ripromette di ottenere da loro stupisce e sconcerta: si propone di insinuare in essi il sospetto nei confronti di Dio, di persuaderli cioè che i divieti da lui posti provengono da una sua gelosia, da un suo timore di essere equiparato da loro. Il serpente incarna, proprio all’inizio del mondo e della sua storia, la presenza di un essere invidioso: "Per invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo" (Sapienza, 2, 24).

Nel Nuovo Testamento si torna spesso su quel serpente. Gesù vi si riferisce dichiarando che il diavolo è "omicida fin da principio"; in lui "non c’è verità"; "quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna" (Giovanni, 8, 44). E ancora Gesù lo definisce "Principe di questo mondo" (Giovanni, 12, 31; 16, 11).

Paolo afferma che "con la sua astuzia il serpente sedusse Eva" (2 Corinzi, 11, 3): e accenna a chi si perde "dietro a Satana" (1 Timoteo, 5, 14). Lo stesso apostolo parla del vivere mondano con cui si segue "il principe delle potenze dell’aria, quello spirito che opera negli uomini ribelli" (Efesini, 2, 2); fa menzione delle "insidie del diavolo" e della nostra battaglia "contro i principati e le potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male" (Efesini, 6, 12). 

La prima lettera di Pietro nomina il "nemico", "il diavolo", o l’"accusatore", che "come un leone ruggente va in giro cercando chi divorare" (5, 8). E nelle lettere di Giovanni è ricordato "l’anticristo" che deve venire (1 Giovanni, 2, 18); il "bugiardo" che nega che Gesù è il Cristo; l’"anticristo" che "nega il Padre e il Figlio" (2, 22). Nell’Apocalisse è scritto: "Scoppiò una grande guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu posto per loro in cielo. E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli" (12, 7-9).

sabato 2 febbraio 2013

La fede di Satana


Ci sono due errori uguali ed opposti nei quali la nostra razza può cadere a riguardo dei diavoli. Uno è non credere alla loro esistenza. L'altro è crederci, e nutrire un eccessivo e insano interesse in essi. Loro stessi sono ugualmente compiaciuti da ambedue gli errori e salutano un materialista o un mago con lo stesso piacere. da "Le lettere di Berlicche" di C.S. Lewis

Satana è molto spirituale. La sua natura è la stessa di un puro spirito. In lui non vi è neppure un'oncia di materia. Non ha propensione per il materialismo banale. E quindi – ci si può scommettere – la spiritualità è il suo stratagemma.

Ci si potrà sorprendere, ma è difficile contestare queste righe del libro La fede dei demoni (Marietti, 2010) del filosofo francese Fabrice Hadjadj, nato nel 1971, di origine ebraica, convertito dall'ateismo al cattolicesimo. Satana, come insegna la dottrina tradizionale, è «puro spirito»; perciò, non è così ingenuo da affidarsi al materialismo greve per convertire a sé le persone più avvedute. No, sceglie spesso un'altra via, quella dello spiritualismo etereo, magico, esoterico che colma ormai intere biblioteche specializzate e si vende persino su eBay. Egli, allora, propone una sua fede, lasciando da parte gli attrezzi arrugginiti di un certo ateismo alla Unione Atei Agnostici Razionalistici che sa tanto di vecchia congrega miscredente e gaudente («Dio non c'è: goditi la vita!»). Satana predilige, invece, una spiritualità individualistica, egoistica, snob e detesta la "carnalità" cristiana che costringe a sporcarsi le mani nel curare malati, a varcare soglie di carcere rovinandosi la reputazione interessandosi ai colpevoli, a impantanarsi negli spazi fangosi riservati ai nomadi, a curare vecchi bavosi, servendo a mensa brutti ceffi affamati. Eppure, il Dio cristiano del Natale si nasconde proprio lì, nella carne degli ultimi della terra, lui che ha scelto di finire sull'equivalente di allora della sedia elettrica. Aveva ragione un altro filosofo più celebre, l'austriaco Ludwig Wittgenstein: «Il cristianesimo non è una dottrina, né una teoria sull'anima umana. È la descrizione di un evento reale nella vita dell'uomo».

Da Il Mattutino di Gianfranco Ravasi (Avvenire, 13.12.11)

SATANA