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lunedì 10 settembre 2012

Su accanimento teraupetico ed eutanasia

Il rifiuto dell’accanimento terapeutico è legittimato dal magistero bioetico della Chiesa, come insegna il Catechismo: «L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire». La Chiesa è certamente per la vita, ma non per la vita a ogni costo. C’è un 'costo' clinico umanamente e teologicamente inaccettabile. Umanamente perché gravoso, non atto a curare, non dignitoso e rispettoso della persona. Teologicamente perché volto a contrastare il disegno di Dio su ognuno, che abbraccia anche il morire, da accogliere e vivere in naturale libertà. I mezzi teraupetici vanno distinti in proporzionati e sproporzionati rispetto ai loro effetti. I primi sono doverosi perché, anche se non guariscono, curano. Essi sono un valido sostegno al vivere della persona malata. Rinunciare a essi è atto soppressivo della vita: è eutanasia omissiva. Ai mezzi straordinari invece si può e, per non cadere nell’accanimento terapeutico, si deve rinunciare. Essi infatti danno luogo a un prolungamento forzoso e penoso della vita. L'accanimento teraupetico non consente alla vita di fare il suo decorso, fino al suo atto ultimo, il morire. L'eutanasia è invece interruzione della vita.
Per chiarire ancora meglio: l'eutanasia è "la morte ad ogni costo", l'accanimento terapeutico è "la vita ad ogni costo".
Perché equiparare il rifiuto dell’accanimento terapeutico a una scelta eutanasica? Perché far passare la delegittimazione dell’eutanasia come la privazione di un diritto? La morale cattolica, come ogni etica centrata sul valore indisponibile e inviolabile della persona, non può ammettere un diritto a morire. Ma un diritto a morire con dignità umana e cristiana sì. È quanto fa la Chiesa con la delegittimazione dell’eutanasia da una parte e dell’accanimento terapeutico dall’altra. Di questa dignità umana e cristiana del morire sono stati testimoni il cardinal Martini e il Beato Giovanni Paolo II, anche la sua morte assoggettata a una strumentalizzazione pro-eutanasica. Il modo come hanno affrontato la malattia e la loro rinuncia all’accanimento terapeutico sono un brano di quel Vangelo della vita che hanno insegnato e vissuto.

Liberamente adattato da "Quella cristiana testimonianza della dignità del morire" di Mauro Cozzoli (Avvenire del 4 settembre 2012)

mercoledì 5 settembre 2012

Eutanasia. I casi più noti

«Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. [...] Purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. »
(Piergiorgio Welby)

(Fonte: Wikipedia)
LUCA COSCIONI
Luca Coscioni (Orvieto, 16 luglio1967Orvieto, 20 febbraio2006) è stato un politicoitaliano, docente e ricercatore universitario di Economia Ambientale presso l'Università di Viterbo e, soprattutto, figura attiva nel sociale e nella politica con l'Associazione Luca Coscioni e i Radicali Italiani, di cui fu presidente tra il 2001 ed il 2006.
La sua vita è stata segnata dalla sclerosi laterale amiotrofica che lo ha portato alla morte nel 2006 a soli 38 anni. Nonostante il suo medico gli avesse consigliato la tracheotomia, Coscioni rifiutò per non dover vivere attaccato ad una macchina.
ELUANA ENGLARO
Eluana Englaro (Lecco, 25 novembre1970Udine, 9 febbraio2009) a seguito di un incidente stradale, ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni, fino alla morte naturale sopraggiunta a seguito dell'interruzione della nutrizione artificiale.
La richiesta della famiglia di interrompere l'alimentazione forzata, considerata un inutile accanimento terapeutico, ha scatenato in Italia un notevole dibattito. Dopo lungo iter giudiziario, l'istanza è stata accolta dalla magistratura per mancanza di possibilità di recupero della coscienza, ed in base alla volontà della ragazza, ricostruita tramite testimonianze. Diverse amiche intime della giovane riferirono che, avendo appreso di un gravissimo incidente stradale che aveva coinvolto un amico rimasto in coma, Eluana aveva dichiarato che sarebbe stato preferibile morire che sopravvivere privi di coscienza e volontà e completamente dipendenti dalle cure altrui, ammettendo anche di aver pregato perché l'amico si spegnesse senza ulteriori sofferenze ed umiliazioni. In un'altra occasione, commentando un analogo episodio che aveva coinvolto un compagno di scuola morto in un incidente di moto, Eluana aveva dichiarato: "è stato fortunato a morire subito". Ripetutamente, la giovane aveva dichiarato anche ai propri genitori che non avrebbe potuto tollerare che lo stesso capitasse a lei.
Il caso Englaro fu alimentato anche da notizie soggettive e divergenti riguardo alle sue reali condizioni fisiche. Il suo caso ha portato alla luce alcune gravi lacune del sistema giuridico italiano per quanto riguarda vicende bioetiche analoghe, riaprendo il dibattito su una eventuale legge che prenda in considerazione forme di testamento biologico.

lunedì 3 settembre 2012

Eutanasia (la difesa della vita morente)

La parola “eutanasia” deriva dal greco e significa "buona o dolce morte" (eu= buona e thanatos = morte). Si intende l’uccisione di una persona umana gravemente invalidata dalla malattia da parte di un medico per mezzo di una azione o di una omissione che procuri la morte al fine di eliminargli ogni dolore.
Chiariamo: da una parte c’è una persona che richiede (o per cui è richiesta) di essere uccisa da un medico, non essendo in condizioni di farlo da sola, per porre fine alla sua sofferenza o ad una vita che ritiene indegna di essere vissuta.
Si parla di eutanasia volontaria o consensuale quando la richiesta di morte viene chiaramente espressa dal paziente (affetto in molti casi da emiparesi o dalla SLA, Sindrome Laterale Amiotrofica, causante una progressiva perdita delle funzionalità muscolari, fino al sopraggiungere della piena paralisi e del soffocamento). Si parla invece di eutanasia non volontaria quando la richiesta di morte è espressa dalle persone che hanno in cura il paziente (generalmente in coma vegetativo) in quanto presumono che, ove egli potesse esprimersi, la richiederebbe.
Il medico può procurare la morte richiesta o somministrando sostanze tossiche mortali o omettendo azioni mediche vitali come l’idratazione e la respirazione (e quindi togliendo o spengendo i macchinari che permettevano tali funzioni).
Sorprendentemente una voce che si è levata contro l’eutanasia è giunta da Marco Travaglio, graffiante giornalista fondatore de Il fatto quotidiano. Riporta le sue ragionevolissime opinioni un vaticanista Andrea Tornielli che scrive un articolo dal titolo eloquente: “Il medico salva, non uccide, parola di Travaglio”. Vale la pena seguirlo per intero.

Aborto (la difesa della vita nascente)

Perché la Chiesa è così intransigente verso qualunque forma di aborto? Qualche volta la vittima più sofferente è proprio la donna che chiede di abortire. Perché infierire ancora su di lei con una condanna?
E’ una domanda raccolta dal settimanale Famiglia Cristiana, una delle tante che vengono poste alla Chiesa criticata per la sua condanna così ferma e forte contro l’aborto tanto da scomunicare chi lo procura. La risposta è affidata al teologo Giordano Muraro che mette prima in chiaro il significato della parola:
Possiamo essere d’accordo che l’aborto è la soppressione di un essere vivente e vitale. Vivente, perché le cellule che formano lo zigote e l’embrione sono realtà vive, e vitale perché sono animate da una energia viva, aperta a un ulteriore sviluppo”.
La questione successiva è quella nodale: Ma si può affermare che appartiene all’umano?"

domenica 2 settembre 2012

Pena di morte

“Nessuno tocchi Caino”
La vita umana è sacra e solo Dio ne è il Signore; Egli prende sotto la sua protezione la vita dell'uomo e ne vieta l'uccisione (Gen 9,5 e ss; Es 20,13), anche quella di Caino (Gen 4,11-15); Gesù condanna e supera la legge del taglione ("Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente, ma io vi dico...", Mt 25,38-39) e si rifiuta di approvare la condanna a morte, legittima secondo la legge mosaica, della donna adultera (Gv 8,1-11). La Chiesa rimane tuttavia ambigua nel non rifiutare, in via teorica, la possibilità estrema che uno Stato ricorra alla pena di morte (CCC, n. 2266).
IL FILM: DEAD MAN WALKING– Condannato a morte (Usa, 1995)

Suicidio

Nel Cattolicesimo, il suicidio liberamente scelto è considerato un grave peccato mortale. La propria vita è proprietà di Dio, e distruggere tale vita vuol dire imporre il proprio dominio su ciò che è di Dio. (vedi il CCC, n.2281). Tuttavia lo stesso catechismo sostiene che la persona che commette suicidio può non essere pienamente sana di mente; e perciò non colpevole moralmente al 100%: "Gravi disturbi psicologici, angoscia, o una seria paura delle avversità, della sofferenza o della tortura possono diminuire la responsabilità di colui che commette il suicidio.” La Chiesa Cattolica prega per coloro che si sono suicidati, con la coscienza che Cristo (e non noi) giudicherà i defunti giustamente.
Aumentano, e sono sempre più giovani, i ragazzi (soprattutto maschi) che pensano al suicidio. Perché?

sabato 1 settembre 2012

Vita da difendere (e bioetica)

IL QUINTO COMANDAMENTO: “NON UCCIDERE”
E’ un comandamento centrale (per l’appunto il quinto), senza appelli, ma che condanna non solo dell’omicidio volontario, ma anche tutto ciò che rende precaria e difficile la vita: le condizioni di miseria, di sfruttamento, di malasanità, di violenza…
Non uccidere significa difendere la vita contro l’aborto e l’eutanasia (argomenti che meritano uno spazio proprio), ma anche contro il suicidio, contro la guerra e contro la pena di morte.
Discorso a parte è per l’omicidio involontario e la legittima difesa.
L'omicidio involontario non è moralmente imputabile, ma non si è scagionati da una colpa grave qualora, senza motivi proporzionati, si è agito in modo tale da causare la morte, anche senza l'intenzione di provocarla.
La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.
La tradizionecristiana indica infine la virtù della temperanza, che è quella virtù che dispone ad evitare ogni sorta di eccessi che favoriscono, fra l’altro, l’insorgere della morte. In particolare l'abuso dei cibi, dell'alcool, del tabacco dei medicinali e delle droghe.
BIOETICA