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giovedì 20 ottobre 2016

"Lui, che era lei, ma è lui…". Transessuali e Chiesa


L’affermazione, quasi un gioco di parole, è sempre di papa Francesco. Nel viaggio di ritorno dalla Giorgia, il 2 ottobre 2016, il papa veniva interpellato dai giornalisti per approfondire la questione spinosa del gender riesplosa durante il viaggio. Rispondendo, ha innanzitutto precisato che
Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”.
Poi racconta:
L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina, una ragazza, e ha sofferto tanto, perché si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. L’ha raccontato alla mamma, quando era già ventenne, 22 anni, e le ha detto che avrebbe voluto fare l’intervento chirurgico e tutte queste cose. E la mamma gli ha chiesto di non farlo finché lei era viva. Era anziana, ed è morta presto. Ha fatto l’intervento. È un impiegato di un ministero di una città della Spagna. È andato dal vescovo. Il vescovo lo ha accompagnato tanto, un bravo vescovo: “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato. Ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto la lettera che per lui sarebbe stata una consolazione venire con la sua sposa: lui, che era lei, ma è lui. E li ho ricevuti. Erano contenti.

venerdì 7 ottobre 2016

Lo Spirito Santo, "perfetto sconosciuto"

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.105, 10/05/2016)

Un perfetto sconosciuto se non addirittura «un prigioniero di lusso»: ecco cos’è lo Spirito Santo per i molti cristiani ignari che è lui a «muovere la Chiesa», portandoci a Gesù, e a renderci «reali» e «non virtuali». L’incoraggiamento a riflettere sul ruolo centrale che ha lo Spirito Santo nella vita dei credenti, proprio nella settimana che precede la Pentecoste, è stato al centro dell’omelia di Papa Francesco durante la messa di lunedì mattina 9 maggio nella cappella della Casa Santa Marta.
Per la sua riflessione, nell’omelia, il Papa ha preso le mosse dal passo tratto dagli Atti degli apostoli (19, 1-8). Paolo incontra a Efeso alcuni discepoli che credevano in Gesù e fa loro questa domanda: «Avete ricevuto lo Spirito Santo, quando siete venuti alla fede?». E loro, dopo essersi guardati un po’ stupiti, gli hanno risposto: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo!». Dunque, ha fatto notare il Papa, «credevano in Gesù, erano discepoli buoni, ma neppure avevano sentito che esistesse lo Spirito Santo».

lunedì 3 ottobre 2016

Giustizia e misericordia


“La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio”[1]
Nell’udienza del 3 febbraio 2016 papa Francesco si è soffermato ad analizzare il rapporto tra giustizia e misericordia, due realtà che appaiono in contrapposizione, ma che sono pienamente unite in Dio che è “giustizia perfetta e insieme misericordia infinita”. Ma – chiarisce il papa - la giustizia di Dio è diversa dalla giustizia umana che tende semplicemente ad arginare il male infliggendo una pena al colpevole. “Questa strada – prosegue il papa - non porta ancora alla vera giustizia perché in realtà non vince il male, ma semplicemente lo argina. È invece solo rispondendo ad esso con il bene che il male può essere veramente vinto”.
Dio Padre fa giustizia perdonando, incoraggiando, sostenendo… Non fa giustizia punendo, ma amandoci con misericordia. Commentando la nota parabola del Padre misericordioso e dei suoi due figli, papa Francesco nel 2013 affermava:
Se nel nostro cuore non c’è la misericordia, la gioia del perdono, non siamo in comunione con Dio, anche se osserviamo tutti i precetti. Perché è l’amore che salva, non la sola pratica dei precetti. E’ l’amore per Dio e per il prossimo che dà compimento a tutti i comandamenti. E questo è l’amore di Dio, la sua gioia: perdonare[2].

giovedì 19 novembre 2015

Vatileaks 2! Alcune riflessioni

vatileaks 2000 anni fa (colored)
Il mese di novembre non si è aperto solo con il ricordo dei Santi e dei defunti, ma quasi come contraltare, con lo scandalo dei documenti trafugati dal Vaticano (Vati-leaks) e dei due libri che, con quei documenti, sono stati scritti da due giornalisti, libri che pescano nel torbido mondo degli affari e degli affaristi che circolano (o vivono) in Vaticano[1].
Papa Francesco, con la sua peculiare parresia (= coraggio e chiarezza), ha voluto commentare l’episodio nell’angelus dell’8 novembre con queste parole:
Cari fratelli e sorelle, so che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati.
Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato. E’ un atto deplorevole che non aiuta. Io stesso avevo chiesto di fare quello studio, e quei documenti io e i miei collaboratori già li conoscevamo bene, e sono state prese delle misure che hanno incominciato a dare dei frutti, anche alcuni visibili.

sabato 20 giugno 2015

Laudato si’: una guida alla lettura

Un'Enciclica sull'ambiente e, ancora più in profondità, sul senso dell'esistenza e sui valori alla base della vita sociale. Si può definire così, in estrema sintesi, la seconda, attesissima Enciclica di papa Francesco, Laudato si'. Il documento prende il nome dalla nota invocazione di san Francesco d'Assisi, che nel Cantico delle creature ricorda che la terra, la nostra casa comune, «è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia» (1).

Questa terra, maltrattata e saccheggiata, oggi si lamenta; con essa, tanti dei suoi abitanti. Papa Francesco invita ad ascoltarli, sollecitando tutti e ciascuno a una «conversione ecologica», secondo l’espressione di san Giovanni Paolo II, cioè a «cambiare rotta», assumendo la bellezza e la responsabilità di un impegno per la «cura della casa comune».

Nel testo ci sono denunce molto dure, contro gli egoismi e la miopia alla base di una certa concezione dello sviluppo e contro i danni che ne derivano per l'essere umano e per l'ambiente, ma lo sguardo del Pontefice sembra illuminato anzitutto dalla speranza. «L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune» (13); «l’essere umano è ancora capace di intervenire positivamente» (58); «non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi» (205).

Un altro tratto distintivo dell'Enciclica è certamente la costante attenzione a entrare in dialogo con tutti, non solo con i fedeli cattolici. Il dialogo percorre tutto il testo, e nel capitolo 5 diventa lo strumento per affrontare e risolvere i problemi. Tanto che, in non pochi passaggi, il Papa assume esplicitamente il contributo sui temi ambientali offerto da cristiani non cattolici (in particolare il Patriarca ecumenico Bartolomeo I), da altre religioni e da scienziati, filosofi e associazioni che hanno «arricchito il pensiero della Chiesa su tali questioni» (7).

L’itinerario dell’Enciclica è tracciato nel n. 15 e si snoda in sei capitoli, di cui di seguito offriamo una sintesi. A dare unitarietà al tutto sono alcuni assi tematici che percorrono il documento papale, affrontati da una varietà di prospettive diverse: «l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita» (16)

giovedì 19 giugno 2014

Angeli e demoni secondo Papa Francesco

di Francesco Agnoli, Il Foglio, 19.6.14

Che senso hanno la parola “inferno” e la parola “diavolo” sotto il pontificato di Francesco

Nelle prediche di Papa Francesco, accanto a riferimenti costanti alla Misericordia di Dio, non mancano quelli al demonio e all'inferno. Anzi, non pochi osservatori si sono stupiti di quanto la figura di Satana compaia sovente nelle parole del Pontefice, non come se si parlasse di un simbolo, bensì di una forza personale operante nella storia. Ma chi è il demonio? Anzitutto è bene ricordare che si tratta di un angelo, cioè di una creatura di Dio, di grande bellezza, ribellatasi al suo Creatore. Gli angeli, sostiene san Tommaso nella Quaestio 50 della prima parte della Summa, sono creature del tutto immateriali, puri spiriti senza materia, che, a differenza di Dio, ricevono l'essere, non lo possiedono originariamente, da sé (Thomas Tyn, "Gli angeli in san Tommaso d' Aquino", Fede & Cultura, 2014). Dante li definisce "Creati / sì come sono, in loro essere intero": in essi la materia non limita lo spirito, oppure, utilizzando un grande logico matematico che credeva nell'esistenza di intelligenze senza corpo, Kurt Godel, il cervello non limita, con la sua debolezza, la potenza e il "desiderio" della mente. Proprio sugli angeli, sul loro ruolo nella storia della chiesa, dell' arte, della letteratura... è consigliabile un testo davvero completo e interessante, a cura di Saverio Gaeta e Marcello Stanzione, intitolato "Inchiesta sugli angeli" (Mondadori, 2014). Tra gli angeli, messaggeri di Dio, vi è dunque anche Lucifero, la cui colpa principale fu la superbia: quel peccato che oscura la capacità di vedere, di capire davvero. Anche tra gli uomini, le menti potenzialmente più brillanti e acute possono raggiungere una straordinaria incapacità di comprensione, quando siano accecate proprio dall'orgoglio. 

martedì 15 aprile 2014

CHE COSA C'È DI NUOVO NELLA "EVANGELII GAUDIUM"?

di Paul-Anthony McGavin, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350762

Papa Francesco ha attratto su di sé la grande attenzione dei media grazie a battute e interviste in stile colloquiale. La stampa popolare ha per lo più elogiato le sue dichiarazioni, ha ascoltato ciò che vuole ascoltare, ha diffuso ciò che vuole ascoltare, e ha omesso di ascoltare il suo motto ricorrente: "Io sono figlio della Chiesa".

"Evangelii gaudium" è la prima ampia e approfondita messa per iscritto di molto di ciò che il Santo Padre ha detto oralmente. Io qui mi propongo di mostrare che la novità della "Evangelii gaudium" si trova in quello che chiamo il metodo, la maniera di pensare e di ragionare.

giovedì 6 marzo 2014

Intervista al Corriere: «Vi racconto il mio primo anno da Papa»

http://www.corriere.it/cronache/14_marzo_04/vi-racconto-mio-primo-anno-papa-90f8a1c4-a3eb-11e3-b352-9ec6f8a34ecc.shtml

«Benedetto XVI non è una statua 
Partecipa alla vita della Chiesa»

Bergoglio e il primo anno da Papa: «Grande attenzione ai divorziati. Sulle unioni civili valutare i casi»

di Ferruccio de Bortoli
Un anno è trascorso da quel semplice «buonasera» che commosse il mondo. L’arco di dodici mesi così intensi — non solo per la vita della Chiesa — fatica a contenere la grande messe di novità e i tanti segni profondi dell’innovazione pastorale di Francesco. Siamo in una saletta di Santa Marta. Una sola finestra dà su un piccolo cortile interno che schiude un minuscolo angolo di cielo azzurro. La giornata è bellissima, primaverile, tiepida. Il Papa sbuca all’improvviso, quasi di scatto, da una porta e ha un viso disteso, sorridente. Guarda divertito i troppi registratori che l’ansia senile di un giornalista ha posto su un tavolino. «Funzionano? Sì? Bene». Il bilancio di un anno? No, i bilanci non gli piacciono. «Li faccio solo ogni quindici giorni, con il mio confessore».
Lei, Santo Padre, ogni tanto telefona a chi le chiede aiuto. E qualche volta non le credono. 

mercoledì 26 febbraio 2014

«Non abbiate paura dell'Estrema Unzione»

di Massimo Introvigne, 26-02-2014, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-non-abbiate-paura-dellestrema-unzione-8541.htm

Papa Francesco con gli ammalatiAll’udienza generale del 26 febbraio, proseguendo nel ciclo di catechesi sui sacramenti, Papa Francesco ha proposto una meditazione sull’Unzione degli infermi, chiamata anche – specie in passato – «Estrema unzione». Il nome che si preferisce oggi, Unzione degli infermi, ha detto il Papa, «ci aiuta ad allargare lo sguardo all’esperienza della malattia e della sofferenza, nell’orizzonte della misericordia di Dio».

giovedì 30 gennaio 2014

Senza Cresima si è cristiani a metà

di Massimo Introvigne, 29-01-2014, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-senza-cresima-si-e-cristiani-a-meta-8312.htm

Papa FrancescoNell'udienza generale del 29 gennaio 2014 — in cui ha anche ricordato la prossima festa di san Giovanni Bosco (1815-1888), che cadrà il 31 gennaio, raccomandando a tutti i genitori cristiani il «metodo preventivo» del santo piemontese per l'educazione dei figli — Papa Francesco ha continuato il suo corso sui sacramenti, passando alla Cresima dopo le due udienze dedicate al Battesimo.
La Cresima, ha detto il Papa, «va intesa in continuità con il Battesimo, al quale è legata in modo inseparabile. Questi due Sacramenti, insieme con l’Eucaristia, formano un unico evento salvifico, — che si chiama l’“iniziazione cristiana” —, nel quale veniamo inseriti in Gesù Cristo morto e risorto e diventiamo nuove creature e membra della Chiesa». In effetti, ha spiegato il Pontefice, nei primi secoli Battesimo, Cresima e prima Comunione si celebravano in un unico momento, al termine del cammino dei catecumeni, normalmente a Pasqua, dopo una formazione che poteva durare anche alcuni anni. 

giovedì 5 dicembre 2013

Il Papa: "La risurrezione della carne è realtà"

di Massimo Introvigne, 04-12-2013, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-papa-la-risurrezione-della-carne-e-realta-7899.htm

Caravaggio, All'udienza generale del 4 dicembre 2013 Papa Francesco ha proposto una catechesi, nell'ambito della sua catechesi sul Credo, sull’affermazione «Credo la risurrezione della carne»: «una verità non semplice e tutt’altro che ovvia, perché, vivendo immersi in questo mondo, non è facile comprendere le realtà future». La catechesi del Papa ha avuto come centro «il rapporto tra la risurrezione di Cristo e la nostra risurrezione. Lui è risorto, e perché Lui è risorto anche noi risusciteremo». Se non crediamo che Gesù è veramente risorto - non si tratta solo di un simbolo - credere che anche noi resusciteremo non ha alcun senso. Se invece crediamo, non presteremo fede a quei teologi che negano la resurrezione della carne e la comprenderemo come un vero evento futuro, fattuale e storico.
Storicamente, la Sacra Scrittura «contiene un cammino verso la fede piena nella risurrezione dei morti», che ha una tappa importante nella visione del profeta Ezechiele su «ossa aride che tornano a vivere grazie all’infusione di uno spirito vivificante». Ma solo «Gesù, nel Nuovo Testamento, porta a compimento questa rivelazione, e lega la fede nella risurrezione alla sua stessa persona». Non ci resusciteremo da soli: «sarà Gesù Signore che risusciterà nell’ultimo giorno quanti avranno creduto in Lui». Venendo sulla Terra, Gesù «ci ha presi con sé nel suo cammino di ritorno al Padre». Questa verità  «è la fonte e la ragione della nostra speranza: una speranza che, se coltivata e custodita, – la nostra speranza, se noi la coltiviamo e la custodiamo – diventa luce per illuminare la nostra storia personale e anche la storia» delle nazioni.

mercoledì 27 novembre 2013

Le 4 tensioni interne della “Evangelii Gaudium" (Spadaro)

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Con l’uscita della prima Esortazione apostolica di Papa Francesco posso dire esattamente che cosa ho vissuto intervistando Papa Francesco a partire dal 19 agosto scorsoHo incontrato il Papa a pochi giorni dal suo rientro dal Brasile e mentre ormai ultimava l’Evangelii Gaudium. Era un periodo vulcanico, di grande grazia ed energia. Mi rendo conto adesso di questo ulteriore aspetto dell’esperienza vissuta con lui: vedere il pensiero del Papa prendere forma e diventare dialogo vivo nella nostra conversazione per poi seguire i suoi sentieri e condensarsi un una Esortazione apostolica.
La Evangelii Gaudium richiede una lettura attenta. Una lettura immediata e rapida è possibile e anche opportuna. Tuttavia per entrare nei nodi del testo occorre fare una seconda lettura perché si tratta di un testo che contiene un disegno ed è frutto di una maturazione durata anni, se non decenni, non solo di riflessione, ma anche (e soprattutto) di esperienza pastorale. Su La Civiltà Cattolica proverò a compiere una mia prima lettura di secondo livello, diciamo così, su radici, struttura e significato dell’Esortazione.
Qui vorrei solamente mettere in evidenza in maniera estremamente schematica alcune tensioni interne positive al testo che lo rendono dinamico e ne “agitano” lo sviluppo.
1) La tensione tra spirito e istituzione

giovedì 14 novembre 2013

PAPA FRANCESCO AI RELIGIOSI


L’attenzione che il nostro Papa Francesco sta riscuotendo ad ogni livello ci stimola a meditare quanto, in questi primi mesi di pontificato, ha già potuto comunicare ai religiosi. Proviamo ad offrire una carrellata di interventi che, riteniamo, possono risultare comunque interessanti per tutti

6 luglio, INCONTRO CON I SEMINARISTI
Il 6 luglio, nell’Aula Paolo VI, Papa Francesco ha incontrato 6.000 seminaristi, novizi e novizie e giovani in cammino vocazionale, che hanno celebrato una vera festa in occasione dell’Anno della Fede. Fra sentite testimonianze, musica, e una atmosfera gioiosa, i giovani hanno atteso l’arrivo del Santo Padre che è stato accolto da uno scroscio di applausi.
Cultura del provvisorio
“Voi adesso applaudite, fate festa, perché è tempo di nozze… Ma quando finisce la luna di miele, che cosa succede? (…) Tutti noi, anche noi più vecchi,  siamo sotto la pressione di questa cultura del provvisorio; e questo è pericoloso, perché uno non gioca la vita una volta per sempre. Io mi sposo fino a che dura l’amore; io mi faccio suora, ma per  ‘un po’ di tempo’, e poi vedrò; io mi faccio seminarista per farmi prete, ma non so come finirà la storia. Questo non va con Gesù! (…) Una scelta definitiva oggi è molto difficile. Ai miei tempi era più facile, perché la cultura favoriva una scelta definitiva sia per la vita matrimoniale, sia per la vita consacrata o la vita sacerdotale. Ma in questa epoca non è facile una scelta definitiva. Noi siamo vittime di questa cultura del provvisorio”.
La gioia

domenica 13 ottobre 2013

«Maria scioglie i nodi dolorosi della vita»

di Papa Francesco, 13-10-2013

La Madonna di FatimaCentomila persone hanno partecipato ieri alla veglia mariana in Piazza San Pietro dove, per l'occasione, è stata fatta arrivare la statua originale della Madonna di Fatima. Come stabilito da Papa Francesco, la statua della Madonna di Fatima, appena arrivata in Vaticano, è stata portata nel monastero Mater Ecclesiae dove il Papa Emerito Benedetto XVI ha potuto pregare in raccoglimento al suo cospetto. Si è trattato di una sorta di restituzione della visita compiuta da Papa Ratzinger a Fatima 4 anni fa. Poi la statua è stata portata alla Casa Santa Marta, dove era ad attenderla il Pontefice regnante. Infine, portata in piazza San Pietro è stata fatta sostare nel punto preciso in cui il 13 maggio del 1981, Giovanni Paolo II fu colpito dai proiettili di Alì Agca. Oggi, 13 ottobre, il Papa presiede la messa in cui verrà rinnovata la consacrazione del mondo a Maria. 
Il Papa ha presieduto la veglia, pronunciando un discorso che qui riportiamo integralmente:

Cari fratelli e sorelle,
questo incontro dell’Anno della fede dedicato a Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, Madre nostra. La sua statua, venuta da Fatima, ci aiuta a sentire la sua presenza in mezzo a noi. C’è una realtà: Maria sempre ci porta a Gesù. E’ una donna di fede, una vera credente. Possiamo domandarci: come è stata la fede di Maria?
1. Il primo elemento della sua fede è questo: la fede di Maria scioglie il nodo del peccato (cfr Con Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56). Che cosa significa? I Padri conciliari [del Vaticano II] hanno ripreso un’espressione di sant’Ireneo che dice: «Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede» (Adversus Haereses III, 22, 4).

venerdì 11 ottobre 2013

Sintesi della visita di Papa Francesco ad Assisi

Ecco alcuni brani tratti dai discorsi di Papa Francesco ad Assisi.
Le piaghe di Gesù
Gesù, quando è Risorto era bellissimo. Non aveva nel suo corpo dei lividi, le ferite… niente! Era più bello! Soltanto ha voluto conservare le piaghe e se le è portate in Cielo. Le piaghe di Gesù sono qui e sono in Cielo davanti al Padre.  (Incontro con i bambini disabili e ammalati) Testo completo  
Spogliarsi dalla mondanità 
Ma non possiamo fare un cristianesimo un po’ più "umano” – dicono – senza croce, senza Gesù, senza spogliazione? In questo modo diventeremo cristiani di pasticceria, come belle torte, come belle cose dolci! Bellissimo, ma non cristiani davvero! Qualcuno dirà: “Ma di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?”. Deve spogliarsi oggi di un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti: il pericolo della mondanità. (Incontro con i poveri della Caritas)  Testo completo   
La vera pace

domenica 30 giugno 2013

Il nuovo lessico cattolico di Papa Francesco

di Christian Albini | 28 giugno 2013 http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1340

Il linguaggio di Bergoglio corrisponde a un vero e proprio stile, a un modo di vivere la fede e di vedere la Chiesa

Riproponiamo dal suo blog Sperare per tutti questa lettura del primo scorcio di Pontificato proposta da Christian Albini. Si tratta di un intervento tenuto sabato scorso, a Parma, all'assemblea dell'associazione Viandanti.
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A partire dall'elezione di papa Francesco, ciascun gesto e ciascuna parola di Bergoglio sono stati soppesati quasi ossessivamente da più parti per rispondere a una stessa domanda: è un conservatore o un progressista? Questo schematismo, di cui anch'io mi accorgo di risentire, è indice di una frattura profonda che divide da decenni la chiesa cattolica al suo interno, provocando scontri e contrapposizioni che smentiscono la fraternità cristiana. Di fronte al nuovo papa ci si chiede perciò se sta dalla propria parte. Ecco allora che c'è chi si affretta ad arruolarlo nel proprio schieramento perché parla del diavolo e della Madonna, così come altri si appellano ad aspetti diversi della sua predicazione.
A questo modo di pensare è correlata l'ossessione della continuità, per cui di tutto ciò che il papa fa o dice bisogna affermare che non cambia niente rispetto al passato, come se l'esperienza cristiana non fosse cammino e conversione, ma solo conservazione. Per non parlare di chi sostiene che i papi sì cambiano, con le loro personalità, ma tutto fa parte dell'unico disegno dello Spirito, come se la libertà personale non esistesse e i pastori fossero solo dei burattini.
Da parte mia, ritengo che in papa Francesco ci sia una novità positiva, anche se per la sua storia e provenienza Bergoglio non è inquadrabile nella dicotomia di cui sopra. E questo è positivo, perché è uno schema che finisce con il paralizzare la chiesa. Per la sua storia personale e provenienza, Francesco porta in sé elementi più tradizionali assieme ad altri che sono una rottura rispetto a certi aspetti del cattolicesimo ormai irrigiditi e che oggi non esprimono più la novità evangelica.

giovedì 6 giugno 2013

Le parole di Papa Francesco: il meglio di maggio 2013 (II parte: 15-31 maggio)


Papa FrancescoGio.16 maggio, MESSA (S.Marta): Cristiani che "danno fastidio", pur di annunciare Gesù Cristo

 

Gio. 16 maggio, UDIENZA agli ambasciatori : Governati dall'etica e dalla solidarietà, non dall'idolatria del denaro!

Il Papa ha  lanciato un campanello d’allarme al mondo, parlando di una finanza “deforme” che indebolisce i poveri e arricchisce i ricchi; di “corruzione tentacolare” e di una “volontà di potenza e di possesso” che ha superato ogni limite.

“La gioia di vivere va diminuendo – osserva - l’indecenza e la violenza sono in aumento; la povertà diventa più evidente. Si deve lottare per vivere, e spesso per vivere in modo non dignitoso”.
Una delle cause, per il Pontefice, è il rapporto malato con il denaro, l’aver accettato “il suo dominio su di noi e sulle nostre società”. È questa l’origine della crisi finanziaria che, “situata in una profonda crisi antropologica”, afferma la “negazione del primato dell’uomo”.
“Abbiamo creato nuovi idoli” afferma duramente Papa Francesco. Come un moderno vitello d’oro, il “feticismo del denaro” e la “dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano” hanno deformato la finanza e ridotto l’uomo “a una sola delle sue esigenze: il consumo”.
Peggio ancora, insiste il Santo Padre, “oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare”. Una “cultura dello scarto”, dunque, che porta ad una “deriva” individuale e sociale, che – constata tristemente il Papa – “viene favorita!”.
In tale contesto, “la solidarietà, che è il tesoro dei poveri, è spesso considerata controproducente”, “troppo umana”, quasi una “minaccia”, perché “relativizza il denaro e il potere” e “rifiuta la manipolazione e la sottomissione della persona”.
“Dietro questo atteggiamento - afferma Francesco - si nasconde il rifiuto dell’etica, il rifiuto di Dio”. Come la solidarietà, infatti, “l’etica dà fastidio”. Essa “conduce a Dio”, il quale “si pone al di fuori delle categorie del mercato” ed è quindi “considerato da finanzieri, economisti e politici, come non gestibile” o addirittura “pericoloso”, perché “chiama l’uomo alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da ogni genere di schiavitù”.
Il Papa incoraggia pertanto gli esperti di finanza e i governanti dei Paesi a considerare le parole di san Giovanni Crisostomo: «Non condividere con i poveri i propri beni è derubarli e togliere loro la vita. Non sono i nostri beni che noi possediamo, ma i loro» (Omelia su Lazzaro, 1, 6). Sulla scia dell’arcivescovo, Papa Francesco esclama: “Il denaro deve servire e non governare!”. Un’affermazione cruciale che si accompagna all’auspicio che si possa realizzare “una riforma finanziaria che sia etica e che produca a sua volta una riforma economica salutare per tutti”.

mercoledì 5 giugno 2013

Le parole di Papa Francesco: il meglio di maggio 2013 (I parte: 1-15 maggio)


Mer 1 maggio, UDIENZA:  "Il lavoro fa parte del piano di amore di Dio"

...vorrei rivolgermi in particolare a voi ragazzi e ragazze a voi giovani: impegnatevi nel vostro dovere quotidiano, nello studio, nel lavoro, nei rapporti di amicizia, nell’aiuto verso gli altri; il vostro avvenire dipende anche da come sapete vivere questi preziosi anni della vita. Non abbiate paura dell’impegno, del sacrificio e non guardate con paura al futuro; mantenete viva la speranza: c’è sempre una luce all’orizzonte.


La preghiera fatta assieme è un momento prezioso per rendere ancora più salda la vita familiare, l’amicizia! Impariamo a pregare di più in famiglia e come famiglia!

Gio 2 maggio: MESSA (S.Marta): La "Chiesa del sì", la "Chiesa del no" e il bel lavoro d'armonia dello Spirito Santo

Ven 3 maggio: MESSA (S.Marta) Cristiani coraggiosi che trasmettono la fede e "sfidano" Gesù nella preghiera

...è come una “sfida” che Gesù ci lancia, quando dice: “Qualunque cosa chiederete nel mio nome la farò perché il Padre sia glorificato nel Figlio”.
“È forte questo!” ha commentato il Santo Padre. Il problema è se noi abbiamo realmente il coraggio di affrontare questa ‘sfida’: “Abbiamo il coraggio di andare da Gesù e chiedergli: ‘Ma tu hai detto questo, fallo! Fa che la fede vada avanti, fa che l’evangelizzazione vada avanti, fa che questo problema che ho venga risolto…’. Abbiamo questo coraggio nella preghiera? O preghiamo un po’ così, come si può, spendendo un po’ di tempo nella preghiera?”.
“I cristiani tiepidi, senza coraggio” – ha aggiunto – “fanno tanto male alla Chiesa”.

sabato 1 giugno 2013

Le catechesi di Papa Francesco sul vero e buon cristiano. (Parte II)


(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla) Da quanto ha precisato il direttore della Sala stampa della Santa Sede p. Federico Lombardi lo scorso 30 maggio, si può dedurre che Papa Francesco continuerà a concelebrare la Messa, ogni mattina a Santa Marta, per gruppi diversi e quindi continueranno le sue riflessioni sul Vangelo del giorno. E' una buona notizia anche perché, per il "come" sono nati questi appuntamenti eucaristici, si poteva pensare ad un possibile cambiamento da un giorno all'altro. Per ora "si va avanti", come piace dire al Papa.
E come sono nati questi appuntamenti? Così, semplicemente, senza pretese né organizzazione. Nessuno ha pianificato nulla a tavolino. Nessuno ebbe un progetto da sottoporre al Santo Padre. Il tutto è nato dal Pontefice in modo spontaneo e molto pastorale. Papa Francesco un giorno ha comunicato che desiderava che alla sua Messa del mattino, per la precisione quella del 22 marzo, potessero prendere parte alcuni fedeli dipendenti della Santa Sede. Ovviamente non fu difficile preparare il piccolo evento anche perché la cappella di Santa Marta offriva buone condizioni per piccoli gruppi. L'Osservatore Romano ricorda la prima Messa così: "Una celebrazione semplice, alla quale il Pontefice ha invitato  gli addetti del servizio giardini e nettezza urbana del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, offrendo loro una breve omelia a braccio, incentrata in particolare sul brano del Vangelo di Giovanni che narra l’episodio dei giudei che volevano lapidare Gesù".

venerdì 31 maggio 2013

Le catechesi di Papa Francesco sul vero e buon cristiano (Parte I)

<br>Cuori aperti e capacità di perdono perché amici di Gesù
(a cura Redazione "Il sismografo")

(Luis Badilla)  E' certo che nelle molto amplificate omelie di Papa Francesco, ogni mattina nella Messa che concelebra a Santa Marta, e che ormai sono 50, il tema più ricorrente riguarda il vero e buon cristiano, ossia i comportamenti concreti che fanno dell'ordinarietà della vita quotidiana un fatto straordinario perché vissuta alla luce del Vangelo. Le riflessioni del Papa su questo argomento si succedono da un giorno all'altro e sembrano configurare già un ciclo catechetico molto profondo e più che pertinente. L'interesse mediatico evidenzia che si tratta di questioni che oltre a svegliare interesse, toccano direttamente il cuore di moltissimi lettori in tutte le lingue. Si conferma inoltre che Papa Francesco ha già "solidificato" una caratteristica del suo pontificato: suscitare ascolto.
Spesso la cosiddetta crisi del cattolicesimo o della Chiesa è un'espressione che serve anche per nascondere la crisi dei cristiani, in particolare di coloro che sono "di salotto" o di "cartapesta". Proprio ieri, il Papa è tornato sulla questione parlando dei cristiani che sono tali "culturalmente", ma nulla o poco hanno a che fare con la "sequela di Cristo" che è una cosa molto diversa dal sentirsi o chiamarsi cristiani semplicemente perché si è nato in società con una cultura cristiana dominante. "Cristo non è una proposta culturale", ha sentenziato il Papa.