Seguiamo le riflessioni di Michele Dolz che ci parla delle “fatiche di Giuseppe, modello del padre di oggi” (labussolaquotidiana.it, 19.3.11): “Molti hanno chiamato san Giuseppe «il santo del silenzio», perché i vangeli non ci riportano nemmeno una parola da lui pronunciata. (…) Lo si invoca come patrono della vita spirituale perché nessuno più di lui è stato in intimità con Gesù e con Maria. (…)
Pio IX (…) nel 1870 nominò san Giuseppe patrono della Chiesa. E Pio XII creò una nuova festa per ricordare san Giuseppe lavoratore, il 1° maggio 1955. (…) Non c’è da meravigliarsi di queste affermazioni «tardive» del culto a Giuseppe. La storia della teologia conosce molti di questi approfondimenti o «scoperte» di alcuni elementi della fede, dalla Madonna fino all’eucaristia. La figura di Giuseppe come «papà» di Gesù ci aiuta indirettamente a comprendere la necessità del padre in famiglia: Gesù ha voluto un padre. Non lo si può pensare solamente come custode della verginità di Maria e della sua stessa persona, come una specie di copertura sociale. Gesù è vero uomo come è vero Dio, e in quanto uomo ha attraversato tutte le tappe della crescita umana, dell’apprendimento, dell’inserimento nella comunità. È stato questo il compito di Giuseppe: crescere il Bambino come un figlio vero.