Il mese di novembre non si
è aperto solo con il ricordo dei Santi e dei defunti, ma quasi come
contraltare, con lo scandalo dei documenti trafugati dal Vaticano (Vati-leaks)
e dei due libri che, con quei documenti, sono stati scritti da due giornalisti,
libri che pescano nel torbido mondo degli affari e degli affaristi che
circolano (o vivono) in Vaticano[1].
Papa Francesco, con la sua
peculiare parresia (= coraggio e chiarezza), ha voluto commentare l’episodio
nell’angelus dell’8 novembre con queste parole:
Cari fratelli e sorelle, so che molti di voi sono
stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di
documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati.
Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei
documenti è un reato. E’ un atto deplorevole che non aiuta. Io stesso avevo
chiesto di fare quello studio, e quei documenti io e i miei collaboratori già
li conoscevamo bene, e sono state prese delle misure che hanno incominciato a
dare dei frutti, anche alcuni visibili.
