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lunedì 7 aprile 2014

Gli occhi di Gesù (di fronte alla nostra morte…)

Una riflessione di Antonio Socci sulla nostra società fondata sull'ironia e il nichilismo

Certo, i poeti e i profeti lo dicono con ben altra potenza. Ma anche quei protagonisti della cultura pop di oggi che sono i cantautori – menestrelli del duemila – a volta azzeccano un verso (o una canzone) che, sia pure in un mare di nichilismo, è come un lampo di luce sulla condizione umana.
Penso all’ultimo successo di Vasco Rossi, “Dannate nuvole”, che parla della vita come “valle di lacrime” dove “tutto si deve abbandonare” perché “niente dura” e “questo lo sai, però non ti ci abitui mai. Chissà perché?”.
Questa fragilità dell’esistenza, che davvero dura un soffio di vento e – dice la Bibbia – è come l’erba del campo (“al mattino fiorisce e alla sera è falciata e dissecca”), è la vera grande domanda che grava su di noi. Più incombente di qualsiasi problema quotidiano. Perché è la domanda sul senso della vita.
 

sabato 28 settembre 2013

SCONFIGGERE LA MORTE. Alberto Maggi "Siamo tutti schiavi del più grande tabù"

La malattia, le cure, la guarigione quando sembrava non ci fosse speranza Il teologo "eretico" smonta attraverso l'esperienza personale la paura che l'uomo ha esorcizzato
Alberto Maggi "Siamo tutti schiavi  del più grande tabù"
La Repubblica, 27.9.13

MONTEFANO - Alberto Maggi ha visto la morte da vicino. Ma poiché, oltre che frate, raffinato teologo e religioso spesso accusato di "eresia", è un uomo spiritoso, il titolo del libro che dà conto di quell'esperienza, uscito da poco per Garzanti, suona: Chi non muore si rivede."Avevo appena ultimato un saggio sull'ultima beatitudine. La morte come pienezza di vita, ma sentivo che mancava qualcosa. Poi sono stato ricoverato d'urgenza per una dissezione dell'aorta: tre interventi devastanti, settantacinque giorni con un piede di qua e uno di là. È stato allora che ho capito cosa mi mancava: l'esperienza diretta e positiva del morire. E ho anche capito perché San Francesco la chiami sorella morte: perché la morte non è una nemica che ti toglie la vita, ma una sorella che ti introduce a quella nuova e definitiva.
Nei giorni in cui ero ricoverato nel reparto di terapia intensiva, con stupore mi sono accorto che le andavo incontro con curiosità, senza paura, con il sorriso sulle labbra. Oltretutto percepivo con nettezza la presenza fisica dei miei morti, di coloro che mi avevano preceduto e ora venivano a visitarmi... Chissà perché quando qualcuno muore gli si augura l'eterno riposo, come se si trattasse di una condanna all'ergastolo. Io penso invece che chi muore continua a essere parte attiva dell'azione creatrice del Padre".

Fatto sta che oggi si persegue tutt'altro sogno, quello di una tendenziale immortalità garantita dalle biotecnologie.

martedì 20 novembre 2012

La cremazione e la dispersione delle ceneri


Il nuovo Codice di Diritto Canonico dice così: «La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana». La cremazione dunque è possibile e lecita. Non altrettanto direi la dispersione delle ceneri, che dà l’impressione di non credere alla sopravvivenza e in ogni caso è anche regolata dalla legge italiana.

La cremazione e la dispersione delle ceneri
La Chiesa ammette la cremazione dei defunti? E cosa prevede circa la dispersione delle ceneri, come sta diventando di moda?
Risponde
Silvano Sirboni
La cremazione del corpo del defunto non è di per sé contraria alla fede cristiana né contrasta la verità della risurrezione.
Se i cristiani hanno progressivamente preferito l’inumazione (dal latino humus = terra), cioè la sepoltura nella terra, è in riferimento alla sepoltura di Cristo e ad alcune immagini bibliche che presentano la vita oltre la morte come quella che nasce da un seme nascosto nella terra.
L’esplicita condanna della cremazione da parte della Chiesa risale al 1886 poiché tale prassi era stata assunta dalla massoneria in funzione anticattolica.
Superata la polemica, tenendo
conto delle nuove esigenze sociali e nel rispetto delle diverse culture, pur mantenendo la preferenza per l’inumazione, nel 1963 l’autorità ecclesiastica tolse il veto nei confronti della cremazione.

lunedì 5 novembre 2012

Defunti (commemorazione del 2 novembre)


BENEDETTO XVI ha detto:

«Nel recarci ai cimiteri a pregare con affetto e con amore per i nostri defunti, siamo invitati a rinnovare con coraggio e con forza la nostra fede nella vita eterna, anzi a vivere con questa speranza e testimoniarla al mondo: dietro il presente non c’è il nulla».
  «Nonostante la morte sia spesso un tema quasi proibito nella nostra società, e vi sia il tentativo continuo di levare dalla nostra mente il solo pensiero della morte, essa riguarda ciascuno di noi, riguarda l’uomo di ogni tempo e di ogni spazio davanti a questo mistero tutti, anche inconsciamente, cerchiamo qualcosa che ci inviti a sperare, un segnale che ci dia consolazione, che si apra qualche orizzonte, che offra ancora un futuro».
In tale visione, «la strada della morte è una via della speranza e percorrere i nostri cimiteri, come pure leggere le scritte sulle tombe è compiere un cammino segnato dalla speranza di eternità».
 «Proprio la fede nella vita eterna  dà al cristiano il coraggio di amare ancora più intensamente questa nostra terra e di lavorare per costruirle un futuro, per darle una vera e sicura speranza
».

domenica 4 novembre 2012

Morte e vita (eterna)


Morte nella vita- vita nella morte

Da G.Greshake (Vivere nel mondo)

La nostra vita corre inevitabilmente verso la morte. Non c'è cosa per noi più certa e sicura. Eppure oggi questa verità viene in ampia misura rimossa. Si cerca di tenere più che si la morte lontano dalla vita, di farla dimenticare, di passarvi sopra, di mitigare la sua provocazione. (p.183)
Colui che crede in Cristo e che percorre la sua via, è in linea di principio liberato da una morte che è - come conseguenza del peccato - solo priva di senso e assurda. E perciò il credente, che come Cristo e con Cristo ha concepito la propria vita come dono di Dio e come compito da lui affidato, non cercherà, di fronte alla morte biologica, di aggrapparsi spasmodicamente e disperatamente all'esistenza, ma abbandonerà la propria vita con un ultimo atto di fiducia, per riaverla di nuovo e in maniera definitiva da Dio. Perciò il rapporto cristiano con la morte è in ultima analisi e propriamente caratterizzato dalla speranza. (p.200)

 
Se mi ami non piangere!Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli al confronto.
Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere
più, se veramente mi ami!
Padre G. Perico – Sant’Agostino