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mercoledì 17 settembre 2014

La sofferenza. Un bene o un male per l'uomo?

Non è una fatalità; non è un castigo; ma viene dall'amore e porta all'amore


La sofferenza è compagna inseparabile di ogni esistenza umana. C'è la sofferenza fisica del corpo, con l'esperienza della malattia, del deperimento organico, della morte. C'è la sofferenza morale dell'anima, più dilaniante di quella fisica, causata dall'ingratitudine, dall'abbandono, dal tradimento, dall'emarginazione, dal disprezzo e ancor più dalle proprie colpe. C'è la sofferenza psicologica, che spesso fa da corollario al dolore fisico e al dolore morale e si manifesta sotto forma di tristezza, delusione, pessimismo, scoraggiamento, depressione. Talvolta, poi, queste diverse forme di sofferenza si sovrappongono una all'altra fino a trasformarsi in veri e propri flagelli sociali, come nel caso delle calamità naturali, delle epidemie, delle catastrofi, della fame e della guerra. Che dire dello sterminio di milioni di ebrei nei lager nazisti, delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, delle pulizie etniche, della sopraffazione di milioni di bambini innocenti? Tutte queste forme di sofferenza non sono altro che aspetti particolari del problema più generale del «male», che consiste nell'essere privati di un bene, del quale invece si dovrebbe disporre secondo l'ordine normale delle cose.
Di fronte a questi drammi, la ragione umana non può fare a meno d'interrogarsi: perché il male, perché la sofferenza? Se esiste un Dio buono e onnipotente, perché non interviene? Dov'era Dio ad Auschwitz?

mercoledì 2 luglio 2014

DOLORE INNOCENTE (Dizionario)

“Dio non ci salva dalla sofferenza, ma nella sofferenza.
Non ci protegge dal dolore, ma nel dolore,
non dalla croce, ma nella croce”
(Bonhoeffer)

Il Venerdì Santo del 2011 il Papa ha voluto, per la prima volta, rispondere in una trasmissione televisiva, (A Sua Immagine, Rai 1), ad alcune domande poste da alcuni bambini. La domanda di una bambina giapponese va dritta al cuore della grande questione del male innocente (cioè non causato dalla cattiveria umana) che affrontiamo su questa terra sotto forma di malattie, cataclismi naturali… Lo scandalo del dolore innocente è intollerabile e incomprensibile, specie quando ha come vittime dei bambini.
Elena, la bambina giapponese di sette anni che si è rivolta al Papa chiede: “Ho tanta paura perché la casa in cui mi sentivo sicura ha tremato tanto, e molti miei coetanei sono morti. Chiedo: perché devo avere tanta paura? Perché i bambini devono avere tanta tristezza? Chiedo al Papa, che parla con Dio, di spiegarmelo”.
Risponde il Papa:

martedì 11 febbraio 2014

Il cristianesimo e la sofferenza

Luciano Manicardi, Monaco di Bose

Le radici degli atteggiamenti cristiani verso la sofferenza si trovano nella Bibbia. Dico “atteggiamenti” al plurale perché in realtà il riferimento alla vita e alla persona di Cristo, e anche alla sua sofferenza e morte simboleggiate dalla “croce”, hanno dato vita nella storia a comportamenti e atteggiamenti diversi, talvolta contraddittori, di fronte a sofferenza e morte. Nel primo millennio cristiano ha prevalso nelle chiese il riferimento al Gesù medico, al Gesù che ha incontrato tanti malati e sofferenti nel corpo e nella psiche e che ha sempre lottato contro il dolore che disumanizza e stravolge la vita di una persona. Ha prevalso l’immagine del Gesù che, incontrando i malati, non predica mai rassegnazione, non ha atteggiamenti fatalistici, non afferma mai che la sofferenza avvicini maggiormente a Dio, non chiede mai di offrire la sofferenza a Dio, non nutre mai atteggiamenti doloristici, perché sa che non la sofferenza, ma l’amore salva. Per questo Gesù “si prende cura” di chi è nella sofferenza, mostra empatia nei suoi confronti, e a volte anche opera guarigioni. Nel secondo millennio si è venuto progressivamente accentuando un atteggiamento di imitazione o di identificazione nel Cristo sofferente e crocifisso che, sa da un lato ha potuto a volte consentire di rendere sopportabile la sofferenza che non passa, ha tuttavia dato origine a spiritualità doloristiche, a vere e proprie esaltazioni del soffrire come via di salvezza, che non avevano nulla in comune con lo spirito del Vangelo e con un atteggiamento semplicemente “umano”. Si tratta di quelle “ideologie” spirituali che qualcuno ha posto sotto il nome di “masochismo cristiano” (ma si potrebbe parlare anche di sadismo).

sabato 15 settembre 2012

Il dolore innocente (e il caso De Mattei)

Il Venerdì Santo del 2011 il Papa ha voluto, per la prima volta, rispondere in una trasmissione televisiva, (A Sua Immagine, Rai 1), ad alcune domande poste da alcuni bambini. La domanda di una bambina giapponese va dritta al cuore della grande questione del male innocente (cioè non causato dalla cattiveria umana) che affrontiamo su questa terra sotto forma di malattie, cataclismi naturali… Lo scandalo del dolore innocente è intollerabile e incomprensibile, specie quando ha come vittime dei bambini.
Elena, la bambina giapponese di sette anni che si è rivolta al Papa chiede: “Ho tanta paura perché la casa in cui mi sentivo sicura ha tremato tanto, e molti miei coetanei sono morti. Chiedo: perché devo avere tanta paura? Perché i bambini devono avere tanta tristezza? Chiedo al Papa, che parla con Dio, di spiegarmelo”.
Risponde il Papa: