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sabato 13 settembre 2014

Di Dio

giuduniv
Capitolo VI
In cui il lettore assiste alla nascita dell'idea di Dio nella mente degli uomini e alla sua gloria ineguagliabile.
Non oserò dire che anche Dio sta cambiando. Ma l'immagine che gli uomini si fanno di Dio si modifica profondamente. Occorre affrontare certe questioni con prudenza. Della fine dei viaggi, della contrazione dello spazio, dell'allungamento della vita, nel rigore della scienza che, nelle vesti della relatività generale - e perfino di quella ridotta - o della teoria dei quanti, passa oggi lontanissimo al di sopra delle nostre teste, è permesso parlare liberamente. La religione si confonde così strettamente con noi che la minima parola, il minimo oltraggio, il minimo scarto può aprire delle ferite che faticano a richiudersi.

venerdì 12 settembre 2014

Quali sono le caratteristiche del cattolicesimo?

Tre fattori distinguono la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica da tutte le altre religioni e sette


Parliamo spesso di come sono le cose. Sentiamo anche lodare la diversità come se fosse il valore massimo. Spesso, tuttavia, al giorno d'oggi la diversità è un'espressione del fatto di non trovare alcun accordo di base sui principi fondamentali. Diventa così una forma di scetticismo. Tutti gli uomini sono creati uguali, ma se li guardiamo uno ad uno, nessuno è esattamente uguale all'altro. Ciascuno, però, ha un corpo, mani e piedi, a meno che non li abbia persi in qualche incidente.

domenica 6 aprile 2014

Cultura e fede (dizionario)

Come la Chiesa ha alfabetizzato l’Europa

di Francesco Agnoli, scrittore e saggista

Si discute, in questi tempi, della scuole paritarie. Sembra che la scure dell’Imu debba calare anche su di loro, con effetti devastanti. L’argomentazione dei contrari è semplice: le scuole paritarie, che offrono un servizio pubblico, fanno risparmiare allo Stato sei miliardi di euro l’anno. E’ giusto ricordarlo, a tutti coloro che, mentendo, affermano che le scuole paritarie toglierebbero soldi all’istruzione pubblica. Giusto, dicevo, ma troppo poco. Se ormai non apparisse polemico sostenere che la neve è bianca, si dovrebbe ricordare una verità storica evidente: è la Chiesa, da cui ancora oggi originano la gran parte delle paritarie, che ha educato e alfabetizzato l’Europa. Negarle oggi il diritto di continuare a lavorare nel campo dell’educazione significa compiere un delitto, quantomeno di irriconoscenza, contro la propria storia.
Vediamo, brevemente, i fatti.

venerdì 5 luglio 2013

Come educare i bambini alla luce della fede, della speranza e dell'amore (A.Grun)

La spiritualità cristiana, un orientamento per la famiglia

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FEDE. Avere fede non significa soltanto credere in Dio, ma anche nell'uomo. La fede in Dio può rappresentare un sollievo nell'educazione. Faccio ciò che è in mio potere ma smetto di chiedermi continuamente se i miei metodi educativi siano perfetti o se non stia per caso nuocendo a mio figlio. Faccio ciò che posso e confido che il mio operato sia benedetto, anche se commetto degli errori. Che i metodi educativi che adottiamo siamo quelli giusti è impossibile dimostrarlo. C'è un'unica certezza: l'incertezza del risultato. Perciò l'educazione è innanzitutto e soprattutto rapporto. Dobbiamo instaurare un rapporto con i figli e fidarci dei nostri sentimenti.
[...]
Spiritualità nella famiglia significa credere che il mio bambino sia unico, cercare di immedesimarmi in lui per scoprire sempre più questa immagine originale. Corriamo continuamente il rischio di proiettare sui figli immagini nostre che però ne offuscano la singolarità e impediscono loro di crescere in quell'unicità che Dio gli ha destinato.

giovedì 4 luglio 2013

Margherita Hack: «la figura di Gesù è essenziale anche per me»

Margherita Hack«Gesù è stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente». (M. Hack, “Dove nascono le stelle”, Sperling & Kupfer, Milano 2004, pag. 198).
Ci piace ricordarla con questa frase, Margherita Hack, morta oggi a 91 anni, compiuti da poco. Ci sentiamo vicini ad Aldo, suo marito (sposati in chiesa) e agli amici che le hanno voluto bene. Studiosa di astrofisica, ha guidato l’osservatorio astronomico di Trieste e si è poi dedicata con successo alladivulgazione scientifica (commettendo talvolta anche errori grossolani, recentemente aderendo allo stato stazionario e all’universo senza inizio né fine), ma è divenuta nota al grande pubblico sopratutto per le sue idee in campo politico e religioso, accolte e rilanciate con incredibile spinta e diffusione da alcuni quotidiani. Lei stessa ha umilmente risposto a coloro che la hanno sempre portata in trionfo, chiaramente per intenti secondari, come Voce della scienza italiana: «ne sono onorata, ma come scienziata non ho scoperto nulla».

sabato 27 aprile 2013

Professione di fede. Il credo

Nell'anno della fede il Credo è sicuramente il tema centrale delle nostre catechesi. Può essere utile riproporre alcuni video e altri materiali:

Illustrazione del Credo 1 - L'uomo e Dio (prima di sette parti, tratte da "Introduzione al cristianesimo, del card.Ratzinger. Molto interessante)

Caricato in data 25/lug/2008 da fperseus·19 video

Altre catechesi interessanti sono quelle di don Fabio Rosini:
http://youtu.be/ceFybP8LXUE

martedì 29 gennaio 2013

FEDE e CALCIO: gli atleti di Cristo e il libro di Cavani


Libri, Cavani, "Quello che ho nel cuore - Vita, calcio e fede

"Considero un privilegio poter utilizzare la mia popolarità di calciatore per testimoniare della mia fede pubblicamente e con notevole risonanza mediatica".

Edinson Cavani, 24enne bomber del Napoli delle meraviglie, protagonista assoluto di una stagione esaltante e straordinaria per gol e prodezze, non nasconde le ragioni della sua maturazione personale e professionale.

Il mio segreto? Credere in Dio come guida della mia vita. Lui è la mia fede e la mia risorsa". Cavani fa parte da qualche anno del movimento di ispirazione evangelico pentecostale Atleti di Cristo, come Kakà, Nicola Legrottaglie e Felipe Melo, per citare solo alcuni dei calciatori che giocano o hanno giocato nel nostro campionato. Tante voci per un unico messaggio: aprite il cuore e seguite gli insegnamenti di Gesù Cristo, la vostra esistenza cambierà in meglio. L'attaccante uruguaiano lo ripete più volte nelle 86 pagine che danno forma al libro "Quello che ho nel cuore - Vita, calcio e fede",  un'autobiografia che racconta l'uomo prima del giocatore. 

lunedì 28 gennaio 2013

Magia, Paranormale e Spiritismo


Perché anche tra i cattolici c’è chi crede nella magia?
Anche tra quanti si dichiarano cattolici ci sono moltissime persone che leggono gli oroscopi, credono nel malocchio e negli amuleti, addirittura vanno da maghi o fanno sedute spiritiche per evocare i morti. Eppure il catechismo è chiaro su questi argomenti. Perché succedono queste cose? Forse le risposte che dà la chiesa non sono soddisfacenti?
Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia (Toscana Oggi, 8.7.2009)
Intanto distinguiamo due cose: un conto sono tutti quegli atteggiamenti riguardo al mondo dello spirito e del demoniaco; un altro conto è la superstizione tipo oroscopo, corna, gobbi, ferri di cavallo e quant’altro. Il primo atteggiamento la Bibbia lo contempla nell’episodio di Saul che va dalla negromante (I Sam 28,3ss). Anche Gesù ha avuto a che fare con demoni, possessioni demoniache, indemoniati. Infine la Chiesa da sempre proibisce queste pratiche: negromanzia, sedute spiritiche, satanismo, malefici.
Ora è difficile dire che il demonio non esista: Gesù sarebbe molto ridimensionato, oltre a dover risolvere il problema di Vangeli che raccontano fandonie, o storielle a mo’ di genere letterario.
Se poi la Chiesa «proibisce» queste cose, significa che le ritiene vere e reali: nel senso che è possibile evocare morti, è possibile lo spiritismo, è possibile tutto quanto è satanismo e maleficio. Infatti se queste cose fossero false, cioè non-possibili, sarebbe stupido che la Chiesa le proibisse, non avrebbe senso una legge che proibisse alle statue di muoversi dai loro piedistalli.

domenica 27 gennaio 2013

Credo (o almeno credo): c'è chi dice no (ateismo, agnosticismo...)


ATEISMO (a-Teo)
Gli atei sono persone che credono che Dio o gli dèi (o altri esseri soprannaturali) siano costruzioni umane, miti e leggende. L’ateismo, tranne casi isolati nella Grecia classica (IV-III sec. A.C.) nasce durante l’
illuminismo. Nel caso di Gesù Cristo nega la sua divinità.
> ATEISMO PRATICO: vivere “come se” non vi fosse Dio, senza riferirsi ad
alcuna divinità.
> MATERIALISMO: crede che l'unica realtà esistente sia quella visibile, materiale.> TEISMO: credere nella dimensione soprannaturale, in maniera impersonale;
Gesù Cristo è una espressione della divinità presente nel mondo.
> PANTEISMO: credere che Dio sia in tutte le cose (animate o inanimate); Gesù
Cristo è una delle persone o delle cose attraverso cui incontrare la divinità
(impersonale). Non crede che Gesù sia figlio di Dio.
AGNOSTICISMO: agnostico (dal greco a-gnothein non sapere) indica un atteggiamento con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poiché  non se ne ha (o non se ne può avere) sufficiente conoscenza. In senso stretto è  l'astensione sul problema della realtà del divino e dunque anche della divinità di Gesù Cristo.
Ha affermato Einstein: «Io non sono ateo e non penso di potermi definire panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in una immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il  bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Ma non sa come. E non
conosce le lingue in cui sono stati scritti quei libri. Il bambino oscuramente sospetta che vi sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa mi sembra essere la situazione dell’essere umano, anche il più intelligente, di fronte a Dio. Noi vediamo l’universo meravigliosamente disposto
e regolato da certe leggi. La nostra mente limitata (tuttavia) è in grado di intuire che una misteriosa forza muove le costellazioni».

sabato 26 gennaio 2013

FEDE: IL CREDO


Il Catechismo della Chiesa Cattolica presenta il Credo con queste affermazioni contenute nei punti 185-197:
Fin dalle origini, la Chiesa apostolica ha espresso e trasmesso la propria fede in formule brevi e normative per tutti. Ma molto presto la Chiesa ha anche voluto riunire l'essenziale della sua fede in compendi organici e articolati, destinati in particolare ai candidati al Battesimo.
« Il simbolo della fede non fu composto secondo opinioni umane, ma consiste nella raccolta dei punti salienti, scelti da tutta la Scrittura, così da dare una dottrina completa della fede. E come il seme della senape racchiude in un granellino molti rami, così questo compendio della fede racchiude tutta la conoscenza della vera pietà contenuta nell'Antico e nel Nuovo Testamento ». (S.Cirillo di Gerusalemme)       
Tali sintesi della fede vengono chiamate «professioni di fede», perché riassumono la fede professata dai cristiani. Vengono chiamate «Credo» a motivo di quella che normalmente ne è la prima parola: «Io credo». Sono anche dette «Simboli della fede». La parola greca Symbolum indicava la metà di un oggetto spezzato (per esempio un sigillo) che veniva presentato come un segno di riconoscimento. Le parti rotte venivano ricomposte per verificare l'identità di chi le portava. Il «Simbolo della fede» è quindi un segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti.
Papa Benedetto XVI nel suo viaggio in Germania del 2006 ha detto: ”La Chiesa ci offre una piccolissima “Somma”, nella quale tutto l’essenziale è espresso: è il cosiddetto “Credo degli Apostoli”. Nella sua concezione di fondo, il Credo è composto solo di tre parti principali, e, secondo la sua storia, non è nient’altro che un’amplificazione della formula battesimale, che lo stesso Signore risorto consegnò ai discepoli per tutti i tempi quando disse loro: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19).


CREDO o SIMBOLO degli APOSTOLI

giovedì 24 gennaio 2013

Scienza e fede


Per secoli ci hanno fatto credere che la scienza e la fede sono in contraddizione, che non sono conciliabili. La verità è che la fede e la scienza sono due modi fondamentali per conoscere il mondo: la scienza cerca di capire come funziona il mondo, mentre la fede cerca di capire perchè c'è il mondo.
La scienza ci fa conoscere le leggi che governano l'universo in cui viviamo, mentre la fede cerca di dare una interpretazione all'esperienza umana che chiamiamo vita. Scienza e fede non possono essere in contraddizione perchè cercano risposte in ambiti differenti.
Ragione e fede sono dunque due fonti di conoscenza, non identiche né concorrenti: l'una è l'esercizio della nostra intelligenza, l'altra è l'accoglienza della luce che viene dall'alto nel dono della rivelazione. Queste due fonti non si elidono, ma si incontrano, e questo incontro dell'esodo umano e dell'avvento è il pensiero della fede, che fa suo il bagaglio dell'interrogazione filosofica e lo feconda con la parola ascoltata dalla rivelazione.
 
FIGLI DEL CASO o FIGLI DI DIO ?
Fonte: Antonio Socci, Indagine su Gesù, Rizzoli 2008, p.9-20

lunedì 21 gennaio 2013

GIOVANI E FEDE (un libro e una ricerca)


IL LIBRO: Armando Matteo, La prima generazione incredula, 2010, Rubettino, p.102, 10 euro

Gli attuali ventenni e trentenni sono la prima generazione incredula dell’Occidente: una generazione che non vive contro il Dio e la Chiesa di Gesù, ma senza il Dio e la Chiesa di Gesù e vive addirittura la propria ricerca di spiritualità senza questo Dio e senza questa Chiesa. 
I genitori hanno continuato a chiedere per i loro figli i sacramenti della fede ma senza fede nei sacramenti, hanno portato i figli in Chiesa ma non hanno portato la Chiesa ai loro figli, hanno favorito l’ora di religione ma hanno ridotto la religione a una questione di ora. Hanno imposto una divergenza netta tra le istruzioni per vivere e quelle per credere, per cui la frequentazione della vita in parrocchia, dell’oratorio e della scuola di religione risultano un semplice passo obbligato per l’ingresso nella società degli adulti. In sostanza non hanno più dato spazio alla cura della fede dei propri figli.

Se facciamo riferimento ai dati delle indagini più recenti, bisogna riconoscere che nei giovani tra i 20 e i 30 anni esiste, in generale, un atteggiamento di estraneità alla fede cristiana. Ciò non esclude, tuttavia – come si può riscontrare nelle nostre associazioni ecclesiali – che ci sia una percentuale significativa di giovani con un forte slancio verso la fede cristiana, vissuta all’insegna della centralità del Vangelo e della preghiera, anche se si tratta di un numero che tende a diminuire. Ciò che accomuna, comunque, tutti i giovani è il fatto che in loro sia presente un’inquietudine molto profonda per come è strutturata la società di oggi, in cui c’è poca speranza, manca il futuro: in questo, c’è una certa contemporaneità con Gesù, preoccupato di rivolgere uno sguardo di maggiore attenzione soprattutto a chi è povero e sfortunato. E tra i ‘nuovi poveri’, oggi, sicuramente bisogna aggiungere i giovani”.

lunedì 19 novembre 2012

Come Gesù educa alla fede

Come Gesù educa alla fede[1]

Guardare a come Gesù educa alla fede è il modo migliore per evitare ansie, posizioni difensive, chiudendoci in una cittadella che si sente assediata e minacciata, o confidare nei metodi, in strategie astute.
In Gesù troviamo l’arte dell’incontrare l’altro, del comunicare con l’altro, del tessere con l’altro una relazione, appunto, di fiducia. E’ questo il metodo la lui usato per suscitare e stimolare la fede. Un metodo che è stile di vita di cui possiamo riscontrare le seguenti caratteristiche:

  1. Gesù, uomo credibile e affidabile: essere autorevole

La prima necessità di colui che inizia alla fede o ad essa vuole generare è quella che riscontriamo, al massimo grado, in Gesù: essere credibile, affidabile[2]. Lo vediamo in particolare nella sua coerenza tra ciò che pensava e diceva e ciò che viveva e operava. Incontrandolo, tutti percepivano che non c’era frattura tra le sue parole e i suoi gesti, i suoi sentimenti, il suo comportamento. E’ da questa sua integrità che nasce la sua autorevolezza (exousìa: Mc 1,27): non lo fa per mestiere, come chi ha solo una competenza tecnica, ma “bastava vederlo” per credere in lui.

  1. Gesù, uomo che si è “spogliato” per entrare in dialogo (si abbassa alla situazione concreata della persona che incontra): essere sullo stesso piano dell’altro

martedì 23 ottobre 2012

Fede: citazioni e lavoro di gruppo


«L’espressione “perdere la fede”, come se fosse una borsa o un mazzo di chiavi, mi sembra sciocca - diceva il grande Georges Bernanos -, perché non siamo noi che perdiamo la fede, ma è la fede che smette di informare la nostra vita».

Chi crede, si dice, smette di ragionare; e chi ragiona perciò stesso smette di credere. Questa posizione si chiama “razionalismo”, ma non ha niente a che vedere con la ragione. Confondere ragione e razionalismo è come confondere i polmoni con la polmonite.
E’ vero invece il contrario: fede e ragione si richiamano reciprocamente. Certo la fede è oltrepassare le capacità conoscitive naturali; ma è un salto che è ragionevole fare (…). Se sto dormendo al secondo piano di un palazzo e si sviluppa dal basso un incendio che ha già distrutto le scale, è ragionevole che mi butti dalla finestra dopo essermi accertato che sotto ci sia un telone dei pompieri. Non è la discesa che di istinto preferirei, ma è l’unica che può salvarmi.
(G.Biffi, L’ABC della fede, p.10)

domenica 7 ottobre 2012

Fede

Situazione attuale

La fede sembra sempre più incapace di interessare gli uomini e le donne di oggi. Anche in coloro che si dicono credenti, la fede appare spesso debole, a corto respiro, incapace di manifestare quella forza che cambia la vita, il modo di pensare, sentire e agire.

Cos’è la fede

-         La fede è innanzitutto dono di Dio[1].
-         Nasce dall’ascolto (fides ex audito: Rm 10,17) e dunque occorre che la parola di Dio giunga al cuore dell’uomo e vi desti la fede.

-         Il credere è tuttavia un atto umano: è l’accoglienza del dono. E’ l’uomo a credere, a rispondere (a Dio): “Amen, è così; io aderisco, mi fido”.
-         Prima di essere fede in dogmi, in contenuti (fides quae), è un dare fiducia a qualcuno[2] o, come afferma la Bibbia, mettere il piede sul sicuro, è affidarsi come un bambino nelle braccia della madre (fides qua)[3].

-         La fede è, più in generale, una necessità umana[4]: come si può vivere senza fidarsi di qualcuno? Come iniziare una storia d’amore senza avere fede nell’amore dell’altro?
  • Un tempo prima ci si fidanzava: si dichiarava così il dono reciproco della fiducia nell’amore per e dell’altro (dono che veniva sancito, nel matrimonio, con un anello dell’alleanza chiamato, non a caso, fede).
  • L’attuale crisi di fede incomincia dalla crisi dell’atto umano del credere: siamo poco disposti a fidarci dell’altro[5]. Lo costatiamo ogni giorno: perché si preferisce la convivenza al matrimonio? Perché è diventato così difficile perseverare nell’amore? Di fronte ad ogni scelta definitiva la paura che subentra è: “Fino a quando durerà?”.
  • Non crediamo facilmente all’amore. E allora come è possibile credere in Dio che non si vede se non sappiamo credere all’altro, al fratello che si vede? Per molti uomini è diventato infatti difficile credere a qualcuno a causa delle contraddizioni patite nella vita e per la generale sfiducia che la società comunica nei confronti degli altri[6].