Visualizzazione post con etichetta Bibbia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bibbia. Mostra tutti i post

lunedì 7 dicembre 2015

MARIA Immacolata, PORTA della MISERICORDIA


Gesù – ci ha ricordato il Papa con la Bolla d’indizione del Giubileo che inaugurerà ufficialmente fra poche ore - è il VOLTO della misericordia, colui nel quale possiamo VEDERE e sperimentare la misericordia di Dio nei nostri confronti. Guardando a lui possiamo intuire quanto Dio ci ama, in che modo (smisurato) Dio ci ami: con tenerezza, pronto (infinite volte), al perdono gratuitamente, con tutta la propria vita (che mette a nostra disposizione) e con la generosità di chi non guarda a cosa fa l’altro, ma desidera solo dare, senza attendere di ricevere (e senza fare calcoli).

Se Gesù è il volto della misericordia, MARIA è la PORTA della misericordia:

-       colei che ha permesso a DIO misericordioso di entrare nella nostra storia, nella nostra vita, abbassandosi alla nostra condizione (perché Dio tutto può, ma nulla fa senza il nostro consenso);

-       colei che permette a NOI di accedere, di entrare nella misericordia del Figlio: passando attraverso Maria possiamo arrivare (in “via preferenziale”) al Figlio e ai doni che lui vuole offrirci.

Certo, è “UNA DELLE TANTE” Porte Sante” che possiamo attraversare per giungere a fare esperienza dell’amore di Dio (e non per niente il Papa ha voluto inserire, tra lwe porte sante, anche quella del Santuario mariano del Divino Amore, particolarmente caro a noi romani che, soprattutto negli anni di guerra, abbiamo potuto, attraverso Maria, ricevere tanti doni da parte di Dio Padre del Divino Amore). E’ una delle porta, ma forse la più vicina, amata, sentita ed utilizzata delle porte di accesso per sperimentare la misericordia di Dio: l’amore che spinge Dio a chinarsi sulla nostra miseria e nonostante (o a motivo de) la nostra miseria.

domenica 19 aprile 2015

Divorzio sì o no. Il biblista duella col monaco

angelico
L’interpretazione che il monaco camaldolese Guido Innocenzo Gargano, valente studioso della Sacra Scrittura e dei Padri, ha proposto delle parole di Gesù sul matrimonio nel Vangelo di Matteo, non cessa di sollevare discussioni, per la sua novità e originalità:
Questo blog ha già dato spazio a due repliche, una critica e una favorevole, e a una testimonianza:
Ma ora anche un biblista spagnolo reagisce alle tesi di padre Gargano.
È Luis Sánchez Navarro, professore ordinario di Nuovo Testamento presso l’Università San Dámaso di Madrid.

venerdì 3 aprile 2015

Giuda è purtroppo inutile

Noi leviamo il capo, però, all’amore che non è amato, quello del Cristo, di Andrea Lonardo


Bacio di Giuda, Sant'Angelo in Formis, Foto Bruno Brunelli

Giuda è inutile. Se Giuda non avesse tradito il suo Maestro, Gesù  sarebbe stato comunque catturato e ucciso, perché il Sinedrio così aveva già deciso. Giuda è servito solo per un lavoro appena un po’ più “pulito”: una cattura lontano dal clamore della folla, senza il rischio che qualcuno potesse creare problemi all’arresto: «non durante la festa» (Mc 14,2). Giuda è servito solo a trovare “il momento opportuno”, il momento tranquillo (Mc 14,11).
Perché allora tanto inchiostro e tante sequenze cinematografiche, tante speculazioni e dietrologie, per affermare che egli fosse predestinato, che egli avesse un motivo, che egli fosse inconsapevole e pur sempre amico e non vero traditore? La risposta è semplice, evidente. Perché giustificando Giuda ognuno cerca di giustificare se stesso. Se Giuda avesse avuto un motivo e delle attenuanti per essere scusato di ciò che ha fatto, ecco che si potrebbe e dovrebbe difendere colui che non ha onorato la parola data, ecco che sarebbe in fondo normale da parte di chi lavora non eseguire a regola d’arte ciò per cui si è pagati, ecco che si potrebbe in qualche modo giustificare il marito che ha tradito la moglie perché, in fondo, è lei che ha sbagliato. In Giuda è come uno specchio: riflette ciò che ognuno pensa del peccato. Giuda ci dice se pensiamo che il peccato debba essere evitato o, in fondo, abbia sempre una qualche scusante.  

martedì 27 maggio 2014

L’inattendibilità storica degli apocrifi e del Vangelo di Tommaso

Vangeli apocrifiVangeli apocrifi hanno sempre catturato l’attenzione di quanti, non soddisfatti del Gesù evangelico, hanno voluto sbizzarrirsi nel trasformare il profilo del Figlio di Dio a proprio piacimento, trovando spunto dalla moltitudine di informazioni bizzarre e storicamente infondate in essi contenuti.
Nascono così, con “legittimazione nelle Scritture” (cioè negli apocrifi) il Gesù femminista, il Gesù comunista, il Gesù omosessuale, il Gesù sobillatore politico, il Gesù sposato con Maria Maddalena ecc. Tutte caratteristiche che non trovano invece alcun sostegno nei Vangeli canonici. In altri casi alcuni dettagli dei racconti apocrifi sono diventati parte integrante della tradizione cristiana, come il bue e l’asino nella mangiatoia di Betlemme.

venerdì 2 maggio 2014

Con Maria… Come Maria… – Per iniziare il mese dedicato alla Madre di Dio

Madonna_del_Latte_Solario
Introduzione
La presentazione che il vangelo ci consegna di Maria ha qualcosa di simile a un dipinto con queste caratteristiche: poche pennellate, molto spazio bianco, colori tenui, contorni non totalmente definiti, soggetti semplici e senza pretesa, atmosfera di sacro silenzio. Le poche pennellate cadono armoniosamente in posti appropriati; grazie ad esse anche lo spazio bianco diventa denso di significato. Il tutto invita a spiare il mistero e riconoscerlo operante nella trama dei giorni di Maria.
Dal «quomodo fiet» al «fiat»
Il primo momento: l’annuncio dell’angelo.
Il turbamento

martedì 8 aprile 2014

Demonio dimenticato ma sempre presente

I Vangeli illustrano chiaramente la continua lotta tra Cristo e il tentatore. Le indicazioni del Catechismo in merito al fenomeno delle possessioni demoniache 

di Aldo Buonaiuto, http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=12362

Negli ultimi decenni il cristianesimo è osteggiato su diversi fronti, sia culturali che socio-politici. Un esempio eclatante di come una certa formazione laicista e razionalista sia ormai efficacemente penetrata tra le maglie religiose è la caduta di interesse nei confronti del demonio e di tutte le sue azioni, dirette o indirette che siano.

Al diavolo non crede più quasi nessuno nonostante il contraddittorio interesse sul tema a volta anche morboso e spesso questa miscredenza c'è anche nelle persone dell’ambiente ecclesiastico; è ormai stato ridotto, principalmente dalla psicologia e dalla sociologia, a “pulsioni subconscie” o a “male sociale”. Dell’antico tentatore, puro spirito creato libero e buono da Dio, ma poi pervertitosi e dannato eternamente, non rimane quasi più traccia. La nostra società, oberata da consumi e materialismo, sembrerebbe averlo dimenticato.

lunedì 31 marzo 2014

I quattro Vangeli: perché sono il cuore della Fede cristiana

CHE COSA SIGNIFICA LA PAROLA VANGELO?
3“Vangelo” è una parola d’origine greca, εÚαγγέλιον (evangelion), che arriva all’italiano attraverso il latino evangelium e significa letteralmente lieto annuncio, buona notizia. Tale lieto annuncio riguarda la vita e la predicazione di Gesù Cristo, il Figlio Unigenito di Dio fatto uomo.
“Il termine ‘vangelo’, ai tempi di Gesù, era usato dagli imperatori romani per i loro proclami. Indipendentemente dal contenuto, essi erano definiti ‘buone novelle’, cioè annunci di salvezza, perché l’imperatore era considerato come il signore del mondo ed ogni suo editto come foriero di bene. Applicare questa parola alla predicazione di Gesù ebbe dunque un senso fortemente critico, come dire: Dio, non l’imperatore, è il Signore del mondo, e il vero Vangelo è quello di Gesù Cristo” (Benedetto XVIAngelus, 27-1-08). 

 QUANTI E QUALI SONO I VANGELI?
Sono 4: vangelo di Matteo (Mt), Marco (Mc), Luca (Lc), Giovanni (Gv). Essi fanno parte della Sacra Scrittura, e in particolare del Nuovo Testamento. Appartengono pertanto al cànone delle Scritture, che “è l’elenco completo degli scritti sacri, che la Tradizione Apostolica ha fatto discernere alla Chiesa. Tale cànone comprende 46 scritti dell’ Antico Testamento e 27 del Nuovo” (Compendio del CCC, 20).

martedì 11 febbraio 2014

Il cristianesimo e la sofferenza

Luciano Manicardi, Monaco di Bose

Le radici degli atteggiamenti cristiani verso la sofferenza si trovano nella Bibbia. Dico “atteggiamenti” al plurale perché in realtà il riferimento alla vita e alla persona di Cristo, e anche alla sua sofferenza e morte simboleggiate dalla “croce”, hanno dato vita nella storia a comportamenti e atteggiamenti diversi, talvolta contraddittori, di fronte a sofferenza e morte. Nel primo millennio cristiano ha prevalso nelle chiese il riferimento al Gesù medico, al Gesù che ha incontrato tanti malati e sofferenti nel corpo e nella psiche e che ha sempre lottato contro il dolore che disumanizza e stravolge la vita di una persona. Ha prevalso l’immagine del Gesù che, incontrando i malati, non predica mai rassegnazione, non ha atteggiamenti fatalistici, non afferma mai che la sofferenza avvicini maggiormente a Dio, non chiede mai di offrire la sofferenza a Dio, non nutre mai atteggiamenti doloristici, perché sa che non la sofferenza, ma l’amore salva. Per questo Gesù “si prende cura” di chi è nella sofferenza, mostra empatia nei suoi confronti, e a volte anche opera guarigioni. Nel secondo millennio si è venuto progressivamente accentuando un atteggiamento di imitazione o di identificazione nel Cristo sofferente e crocifisso che, sa da un lato ha potuto a volte consentire di rendere sopportabile la sofferenza che non passa, ha tuttavia dato origine a spiritualità doloristiche, a vere e proprie esaltazioni del soffrire come via di salvezza, che non avevano nulla in comune con lo spirito del Vangelo e con un atteggiamento semplicemente “umano”. Si tratta di quelle “ideologie” spirituali che qualcuno ha posto sotto il nome di “masochismo cristiano” (ma si potrebbe parlare anche di sadismo).

giovedì 9 gennaio 2014

La pace e la libertà nei testi biblici

La pace e la libertà nei testi biblici (Bruno Maggioni)Il discorso biblico è sempre un discorso a monte e i discorsi a monte hanno una loro importanza; per il credente, poi, la Bibbia è anche un punto di riferimento, in un certo senso l'ultimo punto di riferimento.
LA PACE E LA LIBERTÀ NEI TESTI BIBLICI

Il discorso biblico è sempre un discorso a monte e i discorsi a monte hanno una loro importanza; per il credente, poi, la Bibbia è anche un punto di riferimento, in un certo senso l'ultimo punto di riferimento. Mi pare di poter dire che il discorso biblico sulla pace e sulla libertà, anche dopo 2000 anni di cristianesimo, non è un discorso scontato, non è diventato il discorso di senso comune; ma comunque, quando si fa il discorso biblico sulla pace e sulla libertà, generalmente si è tutti d'accordo; il disaccordo nasce quando dall'ideale biblico si passa al concreto. Allora immediatamente anche fra cristiani scoppia il disaccordo, quando si scende al concreto. A me pare che, a proposito della pace e della libertà, ma si potrebbe dire la stessa cosa anche di altre cose, sia ancora tutto di attualità il dialogo tra Gesù e Pietro, che troviamo al cap. 8 del Vangelo di Marco 8-33, nel quale il Cristo parla della sua prassi messianica, che è la prassi della Croce; noi potremmo anche dire che parla della sua Pace, del suo modo di realizzarla, del suo modo di impostare la esistenza ed ecco che Pietro fa resistenza e Gesù gli dice: «Va' via da me Satana perché ragioni non secondo Dio ma secondo gli uomini».
Per noi questo è un episodio attuale, applicabilissimo al nostro discorso sulla pace e sulla libertà. E osservate, portavoce di Satana è il discepolo, non chi non è discepolo! E diventa portavoce di Satana non perché il suo discorso sia particolarmente satanico, tutt'altro! E portavoce di Satana perché ragiona secondo il buon senso degli uomini. Mi sembra una cosa, questa, molto chiara e applicabilissima al nostro discorso biblico sulla pace e sulla libertà. Ma ve diamo di elencare gli elementi principali della concezione biblica della pace e della libertà. Che le due concezioni siano in rapporto direi è ovvio, sarà facilissimo capirlo; il mio compito si limita a chiarire quale pace e quale libertà.
La pace nella Bibbia

venerdì 8 novembre 2013

BIBBIA (Dizionario)

Guida essenziale alla lettura e comprensione della Bibbia

Primo Gironi - biblista
Il nome "Bibbia" - con cui siamo abituati a chiamare la raccolta dell'Antico e del Nuovo Testamento - è l'adattamento del plurale greco biblia, che significa "i libri". Infatti, la Bibbia si presenta al lettore come una grande biblioteca, i cui 73 volumi (46 contenenti l'Antico Testamento e 27 il Nuovo) sono venuti man mano allineandosi in un ampio arco di tempo che va dal X secolo a.C. a più di 50 anni dopo la resurrezione di Gesù.
Le due grandi raccolte dei libri biblici hanno una storia e un significato particolari per gli ebrei e per i cristiani. Per entrambi la Bibbia si differenzia da tutte le altre creazioni letterarie perché costituisce il libro per eccellenza, la "scrittura sacra" che contiene la rivelazione di Dio all'uomo e che è principio e norma di vita. Gli ebrei accolgono come loro "scrittura sacra" il solo Antico Testamento, perché ritengono che le promesse racchiuse in esso non si siano ancora realizzate visibilmente nel tempo. Per i cristiani la Bibbia è completa solo se si accolgono ambedue le parti che la compongono come momenti inseparabili di un'unica realtà.
Il termine "testamento" è la traduzione dell'ebraico berit, che significa "alleanza". Il richiamo dei profeti Geremia ed Ezechiele a una "nuova" alleanza, capace di realizzare nel futuro quella salvezza completa che non era stata possibile nel passato, ha favorito, in ambito cristiano, la distinzione tra "antica” e "nuova” alleanza. Gesù stesso ha presentato il suo messaggio e la sua opera nella cornice di una "nuova alleanza", che ha origine nel dono di sé per la salvezza di tutti.
Tre grandi parti