di Francesco D'Ugo, 14 dicembre 2015
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mercoledì 16 dicembre 2015
Bufale sul Natale: Gesù è una copia di altre divinità
http://www.documentazione.info/bufale-sul-natale-gesu-e-una-copia-di-altre-divinita
mercoledì 1 aprile 2015
Passione, morte e risurrezione di Gesù: fatti accertati anche dalla storia
1 aprile 2015, http://www.uccronline.it/2015/04/01/passione-morte-e-risurrezione-di-gesu-fatti-accertati-anche-dalla-storia/
Risorgendo è restato nel mondo, si è reso incontrabile da chiunque, ha espresso la volontà del Padre di mischiarsi tra gli uomini, donando loro il senso ultimo della vita: l’attesa di infinito che ognuno di noi vive dentro di sé non è un inganno della natura, ma è una promessa che verrà certamente mantenuta. La vita è il percorso della libertà dell’uomo, chiamato a riconoscere questo, a testimoniarlo e ad attendere il mantenimento di tale promessa vivendo già un anticipo, qui e ora, di compimento.
mercoledì 25 marzo 2015
L’infanzia di Gesù di J. Ratzinger-Benedetto XVI. Appunti di Andrea Lonardo
http://www.gliscritti.it/blog/entry/3056

1/ «Di dove sei tu?» (Gv 19,9)
«Colpisce che Matteo e Luca concordino [nelle rispettive genealogie di Gesù] soltanto su pochi nomi, non abbiano in comune nemmeno quello del padre di Giuseppe. Come spiegare questo? A prescindere da elementi tratti dall’Antico Testamento, ambedue gli autori hanno lavorato con tradizioni le cui fonti non siamo in grado di ricostruire. Ritengo semplicemente inutile avanzare delle ipotesi al riguardo. Per entrambi gli evangelisti non contano i singoli nomi, bensì la struttura simbolica in cui appare la collocazione di Gesù nella storia: il suo essere intrecciato nelle vie storiche della promessa e il nuovo inizio che, paradossalmente, insieme con la continuità dell’agire storico di Dio, caratterizza l’origine di Gesù»[1].
Il III volume della trilogia su Gesù di Nazaret scritto da J. Ratzinger-Benedetto XVI[2] si apre subito utilizzando congiuntamente i diversi Vangeli e mettendone in rilievo i tratti comuni. Le genealogie di Matteo e Luca, pur molto diverse, vogliono entrambe sottolineare che Gesù viene “da molto lontano”.
Il primo capitolo del volume, infatti, si intitola «Di dove sei tu?» (Gv 19,9) e ricorda come i Vangeli segnalino sia i dati certi delle origini di Gesù, sia la consapevolezza dei suoi ascoltatori di essere alla presenza di un “mistero” ben più grande di una qualsivoglia esistenza nata nel tempo.
I Vangeli dell’Infanzia (Mt 1-2 e Lc 1-2) insegnano che di Gesù, infatti, si sanno tante cose. Si sa, ad esempio, che ha vissuto da bambino a Nazaret:
«Si sa, appunto, benissimo chi è Gesù e di dove viene: è uno tra gli altri. È uno come noi. La sua pretesa non può essere presunzione. Si aggiunge poi il fatto che Nazaret non era luogo per il quale esisteva una tale promessa»[3].
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martedì 10 marzo 2015
Nessuna similitudine tra Gesù, Mitra e altre divinità pagane
9 marzo 2015, http://www.uccronline.it/2015/03/09/nessuna-similitudine-tra-gesu-mitra-e-altre-divinita-pagane/
La tesi dei due autori è che «la vicenda di Gesù non è la biografia di un messia storico, ma un mito fondato sulleeterne favole pagane. Il cristianesimo non fu una rivelazione nuova e unica, ma un adattamento ebraico dell’antica religiose dei misteri pagani» (p. 2). Secondo loro al cuore dei tanti misteri pagani ci sarebbe il mito di un uomo-dio che sarebbe morto e risorto, a cui furono attribuiti diversi nomi: Osiride, Dioniso, Attis, Adone, Bacco, Mitra. E anche Apollonio. Ciò che accomunerebbe tutte queste divinità è la loro biografia: sarebbero figli di Dio e di una madre mortale vergine, nacquero il 25 dicembre in una grotta di fronte a tre pastori e uomini sapienti, come primo miracolo trasformarono l’acqua in vino, fecero il loro ingresso in città a dorso d’asino, furono crocifissi per Pasqua allo scopo di emendare i peccati del mondo, il terzo giorno resuscitarono. Avete già sentito questa storia, vero?
sabato 1 novembre 2014
Esiste una prova storica della resurrezione di Gesù?
1 novembre 2014 http://www.uccronline.it/2014/11/01/esiste-una-prova-storica-della-resurrezione-di-gesu/
La tesi del prof. Craig è che vi sia una certezza morale per la resurrezione di Gesù che si basa dall’esperienza personale (approccio esperienziale) dell’incontro con Lui tramite il dono della fede, ma che esista anche un sostegno storico che porta a guardare alla resurrezione di Gesù come la miglior spiegazione (dunque potremmo dire una “prova indiretta”) di quattro eventi ben definiti nella storia di Gesù, giudicati altamente attendibili storicamente dalla comunità scientifica. Ecco i quattro eventi:
venerdì 12 settembre 2014
Quali sono le caratteristiche del cattolicesimo?
Tre fattori distinguono la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica da tutte le altre religioni e sette
Parliamo spesso di come sono le cose. Sentiamo anche lodare la diversità come se fosse il valore massimo. Spesso, tuttavia, al giorno d'oggi la diversità è un'espressione del fatto di non trovare alcun accordo di base sui principi fondamentali. Diventa così una forma di scetticismo. Tutti gli uomini sono creati uguali, ma se li guardiamo uno ad uno, nessuno è esattamente uguale all'altro. Ciascuno, però, ha un corpo, mani e piedi, a meno che non li abbia persi in qualche incidente.
martedì 27 maggio 2014
L’inattendibilità storica degli apocrifi e del Vangelo di Tommaso
27 maggio 2014, http://www.uccronline.it/2014/05/27/linattendibilita-storica-degli-apocrifi-e-del-vangelo-di-tommaso/
Nascono così, con “legittimazione nelle Scritture” (cioè negli apocrifi) il Gesù femminista, il Gesù comunista, il Gesù omosessuale, il Gesù sobillatore politico, il Gesù sposato con Maria Maddalena ecc. Tutte caratteristiche che non trovano invece alcun sostegno nei Vangeli canonici. In altri casi alcuni dettagli dei racconti apocrifi sono diventati parte integrante della tradizione cristiana, come il bue e l’asino nella mangiatoia di Betlemme.
venerdì 7 marzo 2014
Gesù tra la sua gente / 1
La fede biblica afferma che «quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5); afferma, inoltre, che in Gesù Dio si è fatto uomo (Gv 1,14), ha assunto la nostra umanità creaturalmente fragile e la nostra storia complessa e complicata. Cercare di tracciare le coordinate sociali, religiose e culturali dell’ambiente in cui visse Gesù, a mio avviso non può non tener conto delle suddette affermazioni della fede biblica.
lunedì 17 febbraio 2014
Il Cristo di cui parla il New Age è il Gesù dei Vangeli?
Solo il cristianesimo parla di un Gesù Dio e uomo allo stesso tempo. Il New Age dice qualcosa di molto diverso
di Manuel Guerra Gómez
1. Cosa o chi è Gesù Cristo?
Questa domanda ha ricevuto innumerevoli risposte, ma tutte quelle che sono già state date e quelle che si possono ancora dare si riducono a tre:
1. Cosa o chi è Gesù Cristo?
Questa domanda ha ricevuto innumerevoli risposte, ma tutte quelle che sono già state date e quelle che si possono ancora dare si riducono a tre:
mercoledì 18 dicembre 2013
CHIESA e GESU’ (dizionario)
Gesù Cristo è il fondatore della Chiesa e la Chiesa è il Corpo di Cristo (che rimane suo CAPO) fedele al suo fondatore: non può fare scelte contrarie a ciò che espressamente Gesù ha indicato nei Vangeli.
- Gesù sceglie 12 apostoli (12 come le
tribù d’Israele = nuovo popolo di Dio), mentre tanti sono i discepoli che lo
seguono e prendono parte a questo nuovo popolo.
- diede a loro autorità e potere
mandandoli a battezzare tutte le genti.
- si definisce pastore di questo popolo e
offre la possibilità di averlo sempre con loro (Eucaristia, preghiera,
poveri…).
- come ad un popolo offre una legge
(morale, il nuovo comandamento), una preghiera nuova (il padre nostro), il
segno del Battesimo e i sacramenti come strumenti con cui continua ad operare.
- La sua morte e resurrezione anziché
rappresentare la fine segna un vero inizio: Gesù Risorto conferma i suoi
apostoli, li invia e dona il suo Spirito perché operi in loro al suo posto,
consapevoli che lui è VIVO e continua ad essere presente tra i suoi.
- A Pietro affida la GUIDA della sua
Chiesa (a te do le chiavi del regno dei cieli)
-
solennemente gli apostoli ricevono lo SPIRITO SANTO nel Cenacolo il giorno di
Pentecoste: il gruppo impaurito di apostoli diviene un gruppo eroico e
convincente di testimoni che annunciano al mondo il kerigma (Gesù Cristo Figlio
di Dio morto e Risorto per la nostra salvezza, vivo e operante in mezzo a
noi> ICTUS: pesce: Iesous Christos Theoù Uios Soter: G.C., Figlio di Dio
Salvatore).
“CRISTO
SI, CHIESA NO?”
sabato 23 novembre 2013
La dottrina politica del Cristo Re
di Stefano Fontana, 23-11-2013, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-dottrina-politica-del-cristo-re-7793.htm
L’anno liturgico si conclude con la Festa di Cristo Re, che quest’anno cade domenica 24 novembre 2013. In questa occasione la Festa di Cristo Re si carica di ulteriori significati, in quanto segna anche la conclusione dell’Anno della Fede, iniziato per volontà di Benedetto XVI l’11 ottobre 2012 e che si concluderà, appunto, domenica 24 novembre 2013. Sembra importante, allora, chiedersi cosa sia questa Festa.
La dottrina di Cristo Re nel Catechismo
È utile innanzitutto precisare che la signoria o regalità di Cristo è un insegnamento della Chiesa contenuto nel Catechismo. Si tratta di una verità della dottrina della fede, come scrisse Pio XI, il Papa che istituì la festa: «è dogma di fede che Gesù Cristo è stato dato agli uomini quale Redentore in cui debbono riporre la loro fiducia, ed allo stesso tempo come legislatore a cui debbono obbedire» (enciclica Quas Primas). Il paragrafo 2105 del Catechismo dice: «Il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l’uomo individualmente e socialmente. È “la dottrina cattolica tradizionale sul dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l’unica Chiesa di Cristo” (Dignitatis humanae, 1). Evangelizzando senza posa gli uomini, la Chiesa si adopera affinché essi possano “informare dello spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità” (Apostolicam actuositatem, 13) in cui vivono. Il dovere sociale dei cristiani è di rispettare e risvegliare in ogni uomo l’amore del vero e del bene. Richiede loro di far conoscere il culto dell’“unica vera religione che sussiste nella Chiesa cattolica ed apostolica” (Dignitatis humanae, 1). I cristiani sono chiamati ad essere la luce del mondo. La Chiesa in tal modo manifesta la regalità di Cristo su tutta la creazione e in particolare sulle società umane».
Il Regno di Dio è Cristo stesso e la sua regalità si è manifestata nella creazione (“per mezzo di lui tutte le cose sono state fatte” dice il Vangelo di San Giovanni) e nella resurrezione. Essa ha quindi un aspetto anche messianico ed escatologico: la regalità di Cristo si compirà definitivamente col suo Ritorno, quando ricapitolerà in sé tutte le cose.
domenica 31 marzo 2013
Le testimonianze sulla risurrezione sono storicamente attendibili?
Quali ragioni ci inducono a credere alla risurrezione di Cristo narrata dai primi apostoli come a un fatto storico concreto?
Mirko Testa Don Rinaldo Fabris
La scoperta della tomba vuota e le apparizioni di Gesù vennero annunciate in pubblico a meno di due mesi dalla sua morte, quando molti a Gerusalemme avrebbero sicuramente potuto smentire tutti i fatti. Come primi testimoni vennero indicate proprio delle donne, che per il diritto ebraico di allora non erano attendibili. E infine, solo un evento storico sconvolgente può motivare il “Big Bang” che spinse gli apostoli, dubbiosi, a volte increduli, ma comunque smarriti per la morte ignobile del loro maestro, a rischiare la vita pur di annunciarlo.
1) A giocare a favore dell'attendibilità storica dei racconti del sepolcro vuoto è sicuramente il ruolo centrale delle donne – in particolare di Maria Maddalena –, che per il diritto ebraico dell'epoca non avevano alcun valore come testimoni.
1) A giocare a favore dell'attendibilità storica dei racconti del sepolcro vuoto è sicuramente il ruolo centrale delle donne – in particolare di Maria Maddalena –, che per il diritto ebraico dell'epoca non avevano alcun valore come testimoni.
sabato 30 marzo 2013
Perché Gesù è stato condannato a morte?
http://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Risponde-il-teologo/Perche-Gesu-e-stato-condannato-a-morte
20/03/2013
Affrontare il problema delle ragioni storiche per la condanna a morte di Gesù richiederebbe molto spazio, come dimostrano recenti interventi e dibattuti di vario tipo. Ogni ipotesi o lettura dipende in parte dalla precomprensione dell’autore, sia essa inclinata verso motivazioni puramente politico-sociali, sia più religiose. Di fatto, come vedremo, le motivazioni storiche per la condanna di Gesù appartengono ad entrambe le sfere. Dobbiamo accettare che non abbiamo un resoconto degli avvenimenti di stampo giornalistico, ma una narrazione di fede, che, sia pure in tempi quasi contemporanei agli avvenimenti, nasce dalla fede in Gesù e si rivolge a credenti.
Il racconto della passione e resurrezione di Cristo è il primo nucleo della narrazione evangelica che affiora dalla memoria degli apostoli, testimoni oculari della vita di Gesù, dal giorno del suo battesimo nel Giordano. La morte di Gesù, quindi, si presenta come la conclusione di un’esistenza dedicata alla proclamazione del Regno di Dio in una modalità inattesa e sconvolgente per quell’epoca. Ma non solo per quell’epoca: lo «scandalo» della proposta di Gesù continua ancora oggi.
Il racconto della passione e resurrezione di Cristo è il primo nucleo della narrazione evangelica che affiora dalla memoria degli apostoli, testimoni oculari della vita di Gesù, dal giorno del suo battesimo nel Giordano. La morte di Gesù, quindi, si presenta come la conclusione di un’esistenza dedicata alla proclamazione del Regno di Dio in una modalità inattesa e sconvolgente per quell’epoca. Ma non solo per quell’epoca: lo «scandalo» della proposta di Gesù continua ancora oggi.
sabato 5 gennaio 2013
Gesù e i miracoli. Il tocco di Dio che cambia la vita
di ENZO BIANCHI,
Avvenire, 11 dicembre 2011
I vangeli sottolineano il fatto che Gesù cura i malati (il verbo greco therapeúein, «curare», ricorre 36 volte, mentre il verbo iâsthai, «guarire», 19 volte), e curare significa innanzitutto servire e onorare una persona, averne sollecitudine. Gesù vede nel malato una persona, ne fa emergere l’unicità e vi si relaziona con la totalità del suo essere, cogliendone la ricerca di senso, vedendolo come una creatura disposta all’apertura di fede-fiducia, desiderosa non solo di guarigione, ma di ciò che può dare pienezza alla sua vita. Al cuore degli episodi in cui Gesù è alle prese con persone malate non vi sono le tecniche di guarigione e l’attività taumaturgica o esorcistica, ma l’attitudine umana all’ascolto e all’accoglienza delle persone, vi è l’umanissima realtà dell’incontro: non vi è dunque la malattia, ma la persona umana.
Gesù non incontrava il malato in quanto malato: ciò avrebbe significato porsi in una condizione in cui l’altro veniva rinchiuso in una categoria, avrebbe significato ridurre l’altro a ciò che era solo un aspetto della sua persona. No, Gesù incontrava l’altro in quanto uomo come lui, membro dell’umanità, uguale in dignità a ogni altro uomo. E nell’incontrare e ascoltare un uomo Gesù sapeva coglierlo, questo sì, anche come una persona segnata da una particolare forma di malattia. In breve, con la sua pratica di umanità Gesù insegna che curare è in primo luogo incontrare ed entrare in relazione con un uomo o una donna. (…)
Gesù non predica rassegnazione
giovedì 3 gennaio 2013
GESU’ di NAZARET secondo Benedetto XVI
La Parola spezzata per tutti
La Stampa, 2 aprile 2011
di Enzo Bianchi
“E voi, chi dite che io sia?”. A questa domanda di Gesù, è Pietro, voce unificante del gruppo degli apostoli, a rispondere,: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,15-16). Se ci pensiamo bene, è proprio innanzitutto a questo interrogativo essenziale che il successore di Pietro è chiamato in ogni tempo e ancora oggi a rispondere, facendosi interprete della fede della chiesa tutta. Ed è quanto papa Benedetto XVI fa anche con la seconda parte della sua opera su Gesù di Nazaret, affrontando la vicenda di Gesù e della fede dei discepoli “dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione”. Come già per la prima parte di quest’opera di ampio respiro, l’approccio mira a far emergere quel consenso ecclesiale, quel sensus fidei nel leggere la figura di Gesù che ha attraversato la storia della chiesa e che, nel corso dei secoli e fino ai decenni più recenti, ha saputo far tesoro di studi, commenti, interpretazioni, metodologie anche assai diverse tra loro. Qualcuno si è chiesto se vale la pena che un papa metta tante energie nello scrivere libri, magari sottraendo tempo al suo “governo”, pensato secondo i criteri politici di tutti i governi del mondo. Ma Benedetto XVI fa ciò che gli compete ed è decisivo per il suo ministero petrino: confermare la fede in Gesù Cristo. Questo è l’insegnamento determinante per un papa: perciò un atto deliberatamente non magisteriale come il libro, è tuttavia una confessione di fede fatta dalla chiesa oggi, in sinfonia con la grande tradizione cattolica.
mercoledì 2 gennaio 2013
GESU’ è SCOMODO
Per chi già lo conosce, perché il suo messaggio è esigente. Perché coloro che lo conoscono vengono additati: "E poi dite di essere cristiani!".
Per chi non lo conosce, perché essi avvertono di andare cercando quello che lui ha detto.
Gesù è scomodo per i grandi, perché si accorgono di essere arrivati a 40, 50, 80 anni e di non aver capito ancora quasi niente di lui.
È scomodo per i bambini, perché appena capiscono, si sentono dire: "Lui vuole così. Lui non vuole così".
È scomodo per i ragazzi e le ragazze, che, nel momento della crescita, vorrebbero liberarsi di lui come di tutti gli altri personaggi delle favole e della fantasia: Babbo Natale, la Befana, Pinocchio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Mandrake, Superman. E invece lui rispunta fuori sempre, dappertutto".
Eh sì! Lui rispunta sempre, anche nel vuoto lasciato dalla sua assenza. Ho detto vuoto, ragazzi, e non a caso. Perchè se eliminiamo Gesù dalla Storia, a essere coerenti fino in fondo, dovremmo sbarazzarci di valori quali l'uguaglianza, la solidarietà, il riconoscimento della dignità umana.... Continuate voi con l'elenco?
don Tonino Lasconi, dal suo libro Fortissimo Gesù
Storicamente modificato
sabato 29 dicembre 2012
GESU' LUCE DEL MONDO
di Alberto Grosso, www.donboscoland.it
Nuova stella
Gesù nasce oltre duemila anni fa, a Betlemme, in Palestina. Giuseppe, si reca in questa cittadina insieme alla sua sposa Maria, incinta, per il censimento ordinato dai romani. Trovano riparo per la notte in una stalla, in cui Maria dà alla luce suo figlio. Lontano di là, tre magi vedono una nuova stella brillare in cielo. È un segno: è appena nato un nuovo re. Quella stella li conduce da Gesù. Secondo i Vangeli di Matteo e di Luca, quella notte si verificano altri avvenimenti sorprendenti (sogni, apparizione di angeli).
L’infanzia
Abbiamo però a disposizione pochi dati sull’infanzia di Gesù. Cresce a Nazaret, un villaggio della Galilea. Frequenta la scuola della sinagoga, dove studia la storia e la religione della sua gente, il popolo ebraico. Giuseppe gli insegna un mestiere. Secondo il Vangelo di Luca, la vocazione di Gesù comincia molto presto. A 12 anni, nel tempio di Gerusalemme interroga a lungo i maestri della Legge, che hanno il compito di insegnare la Bibbia.
Abbiamo però a disposizione pochi dati sull’infanzia di Gesù. Cresce a Nazaret, un villaggio della Galilea. Frequenta la scuola della sinagoga, dove studia la storia e la religione della sua gente, il popolo ebraico. Giuseppe gli insegna un mestiere. Secondo il Vangelo di Luca, la vocazione di Gesù comincia molto presto. A 12 anni, nel tempio di Gerusalemme interroga a lungo i maestri della Legge, che hanno il compito di insegnare la Bibbia.
lunedì 19 novembre 2012
Come Gesù educa alla fede
Guardare a come Gesù educa alla fede è il modo migliore per evitare ansie, posizioni difensive, chiudendoci in una cittadella che si sente assediata e minacciata, o confidare nei metodi, in strategie astute.
In Gesù troviamo l’arte dell’incontrare l’altro, del comunicare con l’altro, del tessere con l’altro una relazione, appunto, di fiducia. E’ questo il metodo la lui usato per suscitare e stimolare la fede. Un metodo che è stile di vita di cui possiamo riscontrare le seguenti caratteristiche:
- Gesù, uomo credibile e affidabile: essere autorevole
La prima necessità di colui che inizia alla fede o ad essa vuole generare è quella che riscontriamo, al massimo grado, in Gesù: essere credibile, affidabile[2]. Lo vediamo in particolare nella sua coerenza tra ciò che pensava e diceva e ciò che viveva e operava. Incontrandolo, tutti percepivano che non c’era frattura tra le sue parole e i suoi gesti, i suoi sentimenti, il suo comportamento. E’ da questa sua integrità che nasce la sua autorevolezza (exousìa: Mc 1,27): non lo fa per mestiere, come chi ha solo una competenza tecnica, ma “bastava vederlo” per credere in lui.
- Gesù, uomo che si è “spogliato” per entrare in dialogo (si abbassa alla situazione concreata della persona che incontra): essere sullo stesso piano dell’altro
martedì 25 settembre 2012
Divina Misericordia (II domenica dopo Pasqua)
Il disegno essenziale di questo quadro è stato mostrato a suor Faustina nel 1931. "La sera, stando nella mia cella - scrive suor Faustina - vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire mentre l'altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l'uno e l'altro pallido (...) Dopo un istante, Gesù mi disse, Dipingi un'immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te" (Q. I, p. 26). Tre anni dopo a Vilnius Gesù ha spiegato il significato dei raggi: "I due raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua" (Q. I, p. 132). Non si tratta qui di un qualche effetto artistico, ma di una simbologia del quadro estremamente profonda.
Agli elementi essenziali del quadro appartengono le parole poste in basso: "Gesù, confido in Te". Gesù parlava di ciò già durante la prima apparizione a P*ock e poi a Vilnius: "Gesù mi ricordò (...) che queste tre parole dovevano essere messe in evidenza" (Q. I, p. 138). Non si tratta qui del numero delle parole, ma del loro senso integralmente legato al disegno e al contenuto del quadro.
venerdì 21 settembre 2012
Il segno della CROCE
Strumento di morte, la croce abbracciata dal Cristo, diventa strumento di salvezza: l’amore trasforma il male in bene, la morte in vita eterna.
“Prendere la propria croce” diventa l’invito a vivere ogni difficoltà, ogni umiliazione, continuando ad amare, a perdonare, a sperare che l’amore ha l’ultima parola e vince la morte e il male.
La croce diventa per il Crocifisso il suo trono da dove regna sovrano: la festa di Cristo Re dell’universo ci invita a contemplarlo sulla croce, come colui che è innalzato e che attira a sé ogni persona (“volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”).
E’ dal Crocifisso infine che scaturisce lo Spirito, dono ultimo dell’atto del morire, e il sangue e l’acqua dal costato trafitto (cf. Gv. 19,34), simboli dei sacramenti che dal suo amore, dalla sua vita scaturiscono.
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