Rientrano a pieno titolo in questo discorso anche il Carnevale e la Quaresima.
Il primo, per quel che ne rimane, a parte il folclore, la bellezza dei costumi e lo sfarzo dei festeggiamenti che caratterizza i principali Carnevali a livello internazionale, tra cui primeggiano senz’altro quelli italiani (si pensi al Carnevale di Venezia, di Viareggio o di Ivrea), è oggi essenzialmente un periodo di bagordi e festicciole, senza particolare significato se non quello di “divertirsi” (magari con droga ed alcool a fiumi) e di assistere a qualche gradevole spettacolo ed alle consuete sfilate in maschera per la gioia soprattutto dei bambini, ma nulla più. Del secondo, ormai, la maggior parte delle persone (eccezion fatta per i cattolici più tradizionalisti) ricorda a malapena l’esistenza, ignorandone comunque il valore intrinseco.
In origine, però, si trattava di due periodi che rivestivano un profondo significato spirituale per la tradizione cristiana, e che già nelle civiltà pre-cristiane avevano assunto un’altrettanto importante valenza simbolica e sacra, su cui si tornerà più avanti.