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martedì 29 marzo 2016

L'alba di Pasqua (G. Ravasi)

resurrezione-piero-della-francescaGiungiamo, così, sempre sulla filigrana del testo evangelico - che è imprescindibile a causa del suo valore testimoniale - a quell'alba del «primo giorno della settimana», cantata dal filosofo Maurice Blondel nel suo diario del 1892 come «il giorno dell'eternità, l'immagine della patria, l'aurora di una vita nuova, della vera vita». Il gesuita Xavier Tilliette, nella sua opera La Settimana Santa dei filosofi (1992), ritiene giusto che «la filosofia si arresti alla soglia delle apparizioni pasquali, al sabato santo. Essa non deve testimoniare la Gloria. Per sua natura essa è destinata a soggiornare al capezzale di un morto, a vegliare un giacente. Occorre mantenere castamente la frontiera, diceva il filosofo Schelling». È vero, la filosofia e la storiografia non possono appropriarsi delle vie della grazia e della fede. Tuttavia questo non impedisce loro di guardare oltre quella frontiera.
Alla frontiera fra storia e fede

sabato 4 aprile 2015

PASQUA, LE COSE DA SAPERE

01/04/2015,  http://www.famigliacristiana.it/articolo/pasqua-lo-sapevi-che.aspx

È la festa più importante per i cristiani e significa etimologicamente "passaggio". La data è mobile perché dipende dal plenilunio di primavera mentre l’origine è legata al mondo ebraico, in particolare alla festa di Pesach, durante la quale si celebrava il passaggio di Israele, attraverso il mar Rosso, dalla schiavitù d’Egitto alla libertà.


La Pasqua è il culmine del Triduo pasquale, centro e cuore di tutto l’anno liturgico. È la festa più solenne della religione cristiana che prosegue con l’Ottava di Pasqua e con il tempo liturgico di Pasqua che dura 50 giorni, inglobando la festività dell’Ascensione, fino alla solennità della Pentecoste.

COSA SIGNIFICA LA PAROLA “PASQUA”?

mercoledì 1 aprile 2015

Passione, morte e risurrezione di Gesù: fatti accertati anche dalla storia

Gesù in croceLa Pasqua è la festività più importante per i cristiani: senza risurrezione Gesù sarebbe stato soltanto uno dei tanti saggi profeti apparsi nella storia, forse il più ammirabile, forse ispirato dallo Spirito Santo, ma senza la capacità di sconvolgere l’umanità e la vita di miliardi di persone.
Risorgendo è restato nel mondo, si è reso incontrabile da chiunque, ha espresso la volontà del Padre di mischiarsi tra gli uomini, donando loro il senso ultimo della vita: l’attesa di infinito che ognuno di noi vive dentro di sé non è un inganno della natura, ma è una promessa che verrà certamente mantenuta. La vita è il percorso della libertà dell’uomo, chiamato a riconoscere questo, a testimoniarlo e ad attendere il mantenimento di tale promessa vivendo già un anticipo, qui e ora, di compimento.

martedì 22 aprile 2014

Le testimonianze sulla risurrezione sono storicamente attendibili?

Quali ragioni ci inducono a credere alla risurrezione di Cristo narrata dai primi apostoli come a un fatto storico concreto?

La scoperta della tomba vuota e le apparizioni di Gesù vennero annunciate in pubblico a meno di due mesi dalla sua morte, quando molti a Gerusalemme avrebbero sicuramente potuto smentire tutti i fatti. Come primi testimoni vennero indicate proprio delle donne, che per il diritto ebraico di allora non erano attendibili. E infine, solo un evento storico sconvolgente può motivare il “Big Bang” che spinse gli apostoli, dubbiosi, a volte increduli, ma comunque smarriti per la morte ignobile del loro maestro, a rischiare la vita pur di annunciarlo.

1) A giocare a favore dell'attendibilità storica dei racconti del sepolcro vuoto è sicuramente il ruolo centrale delle donne – in particolare di Maria Maddalena –, che per il diritto ebraico dell'epoca non avevano alcun valore come testimoni.

lunedì 21 aprile 2014

La Pasqua ebraica e quella cristiana

Oscar Battaglia
pesah-pasqua
L’etimologia del nome
Siamo talmente abituati ad usare certe parole di uso comune, che non ci domandiamo più che cosa significhino. Una di queste è la parola «Pasqua», che in ebraico suona «Pesah» (פםח), e in greco e in latino: «Pascha». Il termine ricorre la prima volta nel testo che racconta la sua istituzione nel Libro dell’Esodo al Cap. 12. Eccolo:

sabato 19 aprile 2014

Tre meditazioni sul Sabato santo di Joseph Ratzinger

L'angoscia di una assenza. Meditazioni sul Sabato Santo



In queste pagine, miniature tratte dall’evangeliario dell’inizio del XIII secolo conservato nell’abbazia benedettina di Groß Sankt Martin a Colonia: la deposizione.
In queste pagine, miniature tratte dall’evangeliario dell’inizio del XIII secolo conservato nell’abbazia benedettina di Groß Sankt Martin a Colonia: la deposizione.
PRIMA MEDITAZIONE 

Con sempre maggior insistenza si sente parlare nel nostro tempo della morte di Dio. Per la prima volta, in Jean Paul, si tratta solo di un sogno da incubo: Gesù morto annuncia ai morti, dal tetto del mondo, che nel suo viaggio nell’aldilà non ha trovato nulla, né cielo, né Dio misericordioso, ma solo il nulla infinito, il silenzio del vuoto spalancato. Si tratta ancora di un sogno orribile che viene messo da parte, gemendo nel risveglio, come un sogno appunto, anche se non si riuscirà mai a cancellare l’angoscia subita, che stava sempre in agguato, cupa, nel fondo dell’anima. Un secolo dopo, in Nietzsche, è una serietà mortale che si esprime in un grido stridulo di terrore: «Dio è morto! Dio rimane morto! E noi lo abbiamo ucciso!». Cinquant’anni dopo, se ne parla con distacco accademico e ci si prepara a una “teologia dopo la morte di Dio”, ci si guarda intorno per vedere come poter continuare e si incoraggiano gli uomini a prepararsi a prendere il posto di Dio. Il mistero terribile del Sabato santo, il suo abisso di silenzio, ha acquistato quindi nel nostro tempo una realtà schiacciante. Giacché questo è il Sabato santo: giorno del nascondimento di Dio, giorno di quel paradosso inaudito che noi esprimiamo nel Credo con le parole «disceso agli inferi», disceso dentro il mistero della morte. 

giovedì 17 aprile 2014

Pasqua e il suo ciclo

Originariamente la chiesa celebrava la propria festa di Pasqua in un solo giorno: nella notte tra il Sabato santo e la domenica di Pasqua

Testimonianze chiare si hanno solo nel sec. IX. Nella seconda metà di questo secolo assume una particolare importanza la controversia pasquale. Mentre i cristiani dell’Asia Minore e della Siria compivano la celebrazione annuale, indipendentemente da un determinato giorno della settimana, sempre il 14 di nisan, il plenilunio del primo mese di primavera (‘Quartodecimani’), la rimanente parte della cristianità si decise per la domenica dopo il 14 di nisan. Il concilio di Nicea del 325 pose termine a questa controversia interna della chiesa a motivo della data pasquale con la prescrizione di celebrare sempre la pasqua la domenica dopo il primo plenilunio di primavera. Con questo ordinamento dipendente dalle fasi lunari si accettò che questa data di pasqua, in un computo del tempo basato sul sole, avesse un’oscillazione di cinque settimane (22 marzo - 25 aprile) e che così una gran parte dell’anno liturgico fosse caratterizzata da feste mobili. Recenti sforzi per una fissazione (più stabile) della data di pasqua sono rimasti finora senza esito .

domenica 31 marzo 2013

Le testimonianze sulla risurrezione sono storicamente attendibili?

Quali ragioni ci inducono a credere alla risurrezione di Cristo narrata dai primi apostoli come a un fatto storico concreto?

Mirko Testa  Don Rinaldo Fabris
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La scoperta della tomba vuota e le apparizioni di Gesù vennero annunciate in pubblico a meno di due mesi dalla sua morte, quando molti a Gerusalemme avrebbero sicuramente potuto smentire tutti i fatti. Come primi testimoni vennero indicate proprio delle donne, che per il diritto ebraico di allora non erano attendibili. E infine, solo un evento storico sconvolgente può motivare il “Big Bang” che spinse gli apostoli, dubbiosi, a volte increduli, ma comunque smarriti per la morte ignobile del loro maestro, a rischiare la vita pur di annunciarlo.
1) A giocare a favore dell'attendibilità storica dei racconti del sepolcro vuoto è sicuramente il ruolo centrale delle donne – in particolare di Maria Maddalena –, che per il diritto ebraico dell'epoca non avevano alcun valore come testimoni.

domenica 17 febbraio 2013

Fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture. L'immortalità

Dal libro:  
Credo... il simbolo della fede. 
di Alexander Shmemann pagine 92-106, Ediz. LIPA 
 
11. Fu sepolto

Immediatamente dopo aver confessato che Cristo patì e fu crocifisso, il Credo afferma anche: “fu sepolto”. Di nuovo, istintivamente ci chiediamo: perché impiegare questa espressione e non che “è morto”? La sepoltura ovviamente presuppone la morte: eppure non a caso la Chiesa non ricorda la morte di Cristo, ma la sua sepoltura, nell’enumerare quegli eventi della vita di Cristo e del suo ministero nei quali e attraverso i quali essa crede che si sia compiuta e si compia eternamente la salvezza del mondo e dell’uomo. Perciò, rispondendo a questa domanda sul senso della parola “sepolto”, tocchiamo qualcosa di estrema importanza, che è al cuore stesso della fede cristiana.

martedì 25 settembre 2012

Divina Misericordia (II domenica dopo Pasqua)

Il disegno essenziale di questo quadro è stato mostrato a suor Faustina nel 1931. "La sera, stando nella mia cella - scrive suor Faustina - vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire mentre l'altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l'uno e l'altro pallido (...) Dopo un istante, Gesù mi disse, Dipingi un'immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te" (Q. I, p. 26). Tre anni dopo a Vilnius Gesù ha spiegato il significato dei raggi: "I due raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua" (Q. I, p. 132). Non si tratta qui di un qualche effetto artistico, ma di una simbologia del quadro estremamente profonda.
Agli elementi essenziali del quadro appartengono le parole poste in basso: "Gesù, confido in Te". Gesù parlava di ciò già durante la prima apparizione a P*ock e poi a Vilnius: "Gesù mi ricordò (...) che queste tre parole dovevano essere messe in evidenza" (Q. I, p. 138). Non si tratta qui del numero delle parole, ma del loro senso integralmente legato al disegno e al contenuto del quadro.

lunedì 24 settembre 2012

Pasqua (citazioni e preghiere)

La resurrezione
(Da Il Vangelo secondo Jonathan)
Signore, Dio della vita,
rimuovi le pietre dei nostri egoismi,
la pietra che soffoca la speranza,
la pietra che schiaccia gli entusiasmi,
la pietra che chiude il cuore al perdono.

Risuscita in noi la gioia
la voglia di vivere,
il desiderio di sognare.
Facci persone di resurrezione
che non si lasciano fiaccare
dalla morte, ma riservano sempre
un germe di vita in cui credere.

La relazione dei Sacramenti con il TRIDUO PASQUALE

Il giovedì santo Gesù nell’ultima cena, istituisce l’EUCARISTIA come MEMORIALE della sua imminente morte e Resurrezione (la vita donata come alimento spirituale).
Affida questo sacramento agli APOSTOLI rendendoli SACERDOTI (fate questo in memoria di me).
Secondo Giovanni l’ultima cena è anticipata dal gesto della LAVANDA dei PIEDI che permette di ricevere il suo corpo (dobbiamo lasciarci purificare).
Alla sua morte emise lo Spirito. Dal suo corpo crocifisso e aperto da una lancia scaturiscono SANGUE e ACQUA, segni del dono che il Crocifisso fa dell’Eucaristia (comunione, sacrificio e alleanza) e del Battesimo come ingresso alla nuova vita.
La sua morte accettata e offerta diventa il passaggio doloroso verso la Resurrezione: Gesù dà la forza di seguire con fede questo passaggio (Unzione degli Infermi).
Il BATTESIMO ci fa morire e vivere con Cristo Crocifisso e Risorto rendendoci nuove creature (“c’è un Battesimo che devo ricevere…”) e inserendoci nella realtà divina trinitaria.
- Il Risorto dona il suo SPIRITO (Cresima) e lo Spirito dona forza di testimonianza.
- Tutta la vita di Cristo può essere letta come atto d’amore verso l’umanità, consumato nel talamo della Croce (Gesù sposo della Chiesa e matrimonio come segno e strumento di tale amore: S.Paolo: “questo mistero è grande, lo dico in riferimento di Cristo e della sua Chiesa”).

domenica 23 settembre 2012

PASQUA

Il nome "Pasqua" deriva dal latino pascha e dall'ebraico pesah e significa passaggio.
E' la massima festività della liturgia cristiana, perché celebra la resurrezione di Gesù Cristo.
La datazione della Pasqua
Il Nuovo Testamento narra che Gesù fu crocifisso alla vigilia della Pasqua ebraica.
Nei primissimi tempi del cristianesimo, i cristiani di origine ebraica celebravano la Resurrezione di Cristo subito dopo la Pasqua ebraica, che veniva calcolata in base al calendario lunare babilonese e cadeva ogni anno in un diverso giorno.
I cristiani di origine pagana celebravano la Pasqua ogni domenica.
Nacquero così gravi controversie all'interno del mondo cristiano, che si risolsero nel 325 con il concilio di Nicea in cui si stabilì definitivamente che la Pasqua doveva essere celebrata da tutta la cristianità la prima domenica dopo la luna piena seguente l'equinozio di primavera. Inoltre nel 525 si stabilì che la data doveva trovarsi fra il 22 marzo e il 25 aprile.
Seguiamo ancora alcuni passi di quanto scrive Enzo Bianchi, questa volta in un articolo pubblicato su La Stampa (Pasqua: bisogna credere l’incredibile, 24.4.11) per cogliere il significato spirituale di questa grande festa:

sabato 22 settembre 2012

LA DOMENICA, giorno del Risorto

Il primo giorno della settimana”, raccontano i Vangeli, Gesù è Resuscitato e più volte, nello stesso giorno (“l’ottavo giorno”), è apparso ai suoi.
Da allora non è più il sabato il giorno della festa, il giorno del Signore, ma la domenica, giorno del Risorto che si fa presente nell’Eucarestia celebrata dai suoi riuniti in assemblea. La domenica, primo giorno della settimana, diventa il primo giorno della nuova era.
“Giorno del Signore” e “signore dei giorni” (come lo definisce un sermone del secolo V), la domenica è il giorno in cui la Chiesa, per una tradizione che “trae origine dallo stesso giorno della risurrezione” (Sacrosanctum Concilium 106) celebra attraverso i secoli il mistero pasquale di Cristo, sorgente e causa di salvezza per l'uomo. (Nota Pastorale CEI 1984)
Dire Domenica significa pronunciare Giorno del Signore (dies Domini). "Questo è il giorno fatto dal Signore". C'è un'unione profonda tra la Pasqua e la domenica. La Domenica è, infatti, la "Pasqua settimanale" secondo la definizione che risale ai primi secoli, molto amata dai Padri della Chiesa e fortemente professata specialmente nelle Chiese d'Oriente.

IL SABATO SANTO

(…) I vangeli tacciono su questo “grande sabato”: il racconto della passione di Gesù si arresta alla sera del venerdì, all’apparire delle prime luci del sabato e riprende solo con l’alba del primo giorno della settimana, il terzo giorno, appunto. Giorno vuoto, dunque? Nella tradizione cristiana occidentale, il sabato santo è l’unico giorno senza celebrazione eucaristica, l’unico “aliturgico”, senza celebrazioni particolari: tacciono le campane, non ci sono fiammelle accese nelle chiese spoglie, né canti… Anche la preghiera dei cristiani si fa silenziosa ed è carica soprattutto di attesa. Sappiamo bene che la Pasqua è un evento avvenuto ephápax , “una volta per tutte” (…). E tuttavia siamo chiamati a vivere questo giorno cogliendone il messaggio proprio: (…) Sabato santo, giorno dopo la morte, tempo in cui davanti ai discepoli c’era solo la fine della speranza, l’insopportabile dolore, la lacerazione di una separazione definitiva, di una ferita mortale: Dov’è Dio? E’ questa la muta domanda del sabato santo. (…) Nell’ora della croce Dio non è intervenuto, a tal punto che Gesù si è sentito abbandonato da lui e glielo ha gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Un giorno intero passa e non c’è intervento di Dio… Eppure Dio non ha abbandonato Gesù: se l’abbandono appare l’amara verità per i discepoli, Dio in realtà ha già chiamato a sé Gesù, anzi, lo ha già risuscitato nel suo Spirito santo e Gesù vivente è agli inferi ad annunciare anche là la liberazione. “Discese agli inferi” confessiamo nel Credo. Ecco ciò che nel nascondimento avviene al sabato santo: giorno in cui il Padre attraverso di lui porta negli inferi la salvezza. (…) Enzo Bianchi (Dare senso al tempo, Quiqajon, 2003)

mercoledì 19 settembre 2012

Giovedì Santo (l'Eucaristia e la lavanda dei piedi)

Il Papa Benedetto XVI ha dedicato diverse udienze a parlare della settimana santa. Nel 2011 (20 aprile) si sofferma in particolare sul Giovedì santo e ricorda:
Nel pomeriggio del Giovedì Santo inizia effettivamente il Triduo pasquale, con la memoria dell’Ultima Cena, nella quale Gesù istituì il Memoriale della sua Pasqua, dando compimento al rito pasquale ebraico. Secondo la tradizione, ogni famiglia ebrea, radunata a mensa nella festa di Pasqua, mangia l’agnello arrostito, facendo memoria della liberazione degli Israeliti dalla schiavitù d’Egitto; così nel cenacolo, consapevole della sua morte imminente, Gesù, vero Agnello pasquale, offre sé stesso per la nostra salvezza (cfr. 1 Cor 5, 7). (…) Sotto le specie del pane e del vino, Egli si rende presente in modo reale col suo corpo donato e col suo sangue versato. Durante l’Ultima Cena, gli Apostoli vengono costituiti ministri di questo Sacramento di salvezza; ad essi Gesù lava i piedi (cfr Gv 13,1-25), invitandoli ad amarsi gli uni gli altri come Lui li ha amati, dando la vita per loro.
Il Giovedì Santo, infine, si chiude con l’Adorazione eucaristica, nel ricordo dell’agonia del Signore nell’orto del Getsemani. Lasciato il cenacolo, Egli si ritirò a pregare, da solo, al cospetto del Padre. In quel momento di comunione profonda, i Vangeli raccontano che Gesù sperimentò una grande angoscia, una sofferenza tale da fargli sudare sangue (cfr. Mt 26, 38). (…)

TRIDUO PASQUALE

Con il tramonto del giovedì santo ha inizio il triduo pasquale, giorni “santi”, distinti dagli altri, in cui meditiamo, celebriamo, riviviamo il mistero centrale della nostra fede: Gesù entra nella sua passione, conosce la morte e la sepoltura e il terzo giorno è risuscitato dal Padre nella forza di vita che è lo Spirito santo.
Nella Messa nella Cena del Signore si ricorda l'Ultima Cena di Gesù, l’istituzione dell'Eucarestia e del Sacerdozio ministeriale, e si ripete il gesto simbolico della Lavanda dei piedi effettuato da Cristo nell'Ultima Cena. Al termine l'Eucaristia viene riposta nell'Altare della Reposizione, davanti al quale i fedeli permangono in adorazione.
Il Venerdì Santo è il giorno della morte di Gesù sulla Croce. La Chiesa celebra la solenne celebrazione della Passione, divisa in tre parti:
2. L'Adorazione della Croce.
3. La santa Comunione con i presantificati (cioè con l’eucarestia consacrata la sera precedente).

martedì 18 settembre 2012

Settimana Santa

La Settimana santa è quella che precede la Pasqua ed è così chiamata perché è il cuore di tutto l’anno liturgico, il tempo in cui riviviamo il kerigma di Gesù Cristo, cioè il messaggio fondamentale che siamo chiamati ad annunciare: “Gesù è il Cristo, morto e risorto”.
La settimana comincia con la Domenica delle Palme, o meglio, della Passione e culmina nella celebrazione della Pasqua.
Nella Domenica delle Palme, o Domenica di Passione si celebra l'entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, acclamato dalla folla (con le Palme, simbolo del trionfo e della regalità) come Messia e figlio di Davide. Viene letto il racconto della Passione secondo l'Evangelista corrispondente all'Anno Liturgico che si sta vivendo (A, B o C). Per motivi pastorali le palme sono in Italia solitamente sostituite dai rami di ulivo che vengono benedetti all’inizio della celebrazione in un luogo a parte dove inizia la processione di ingresso. L’ulivo benedetto, simbolo di pace (vedi il racconto di Noè e del diluvio), viene poi conservato nelle case e quello avanzato viene bruciato e le ceneri utilizzate all’inizio della successiva Quaresima (nel mercoledì delle ceneri).