La vita eterna. Si dice che S.Teresa sempre piangeva quando si cantava, e un professore di Teologia diceva: “Sì, sì, piangere è una bella cosa ma spiegare cosa significa, questo è il guaio”. Perché sono due termini: “Vita” e “eterna”. Che cosa è la vita? E che cosa è “eterna”? Non è tanto facile a dire. E poi si parla dell’”escatologismo orientale”. Nel tempo del Concilio c’era il vescovo ortodosso di Parigi, Cassiano, e gli hanno mostrato le università pontificie di Roma, il Vaticano, e lui diceva: “Voi aspettate ancora la venuta di Gesù Cristo o volete fare tutto qua?”. E difatti questa obiezione sulla mancanza dell’Escatologismo, ha spinto i padri del Concilio ad aggiungere nella messa: “Nell’attesa della beata speranza della venuta di nostro Signore Gesù Cristo”. Ma vale anche l’obiezione contraria. Solov’ev dice: “A causa del suo escatologismo la Chiesa orientale ha dimenticato di occuparsi delle cose necessarie, dei poveri e di tutte queste cose”.
martedì 27 gennaio 2015
venerdì 9 gennaio 2015
Omosessualità, alcuni punti da chiarire
di Massimo Introvigne e Riccardo Cascioli09-01-2015, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-omosessualitaalcuni-puntida-chiarire-11447.htm
Caro direttore,
l'improvvido attacco di Giuliano Ferrara contro un convegno sulla famiglia organizzato a Milano, accusato - falsamente - da Repubblica di volere propagandare la tesi secondo cui «l'omosessualità è una malattia da curare», ha suscitato, su queste colonne e altrove, diverse reazioni. Qualcuno ha avuto anche l'impressione che il fronte «pro family» si sia diviso al suo interno. Non ci sarebbe nulla di particolarmente scandaloso - soprattutto in Italia, che è il Paese delle sfumature - ma è importante distinguere le divergenze di opinione reali dai semplici equivoci. A me sembra che siano in corso tre battaglie diverse in tema di omosessualità, che sono ovviamente collegate ma che nello stesso tempo non coincidono. Se non le si distingue, la confusione è inevitabile.
mercoledì 31 dicembre 2014
Omosessuali non si nasce. E neanche lo si diventa
Intervista alla professoressa di bioetica Giorgia Brambilla
di Marina Maset

All’interno del Diploma di Perfezionamento in Bioetica, lo scorso novembre è stata aperta al pubblico la lezione sul tema " Teoria del Gender: storia e fondamenti". Di seguito presentiamo un’intervista fatta alla prof.ssa Giorgia Brambilla, in occasione del suo intervento durante la seconda parte della lezione dedicata agli aspetti scientifici e bioetici dell’omosessualità.
All’interno del Diploma di Perfezionamento in Bioetica, lo scorso novembre è stata aperta al pubblico la lezione sul tema " Teoria del Gender: storia e fondamenti". Di seguito presentiamo un’intervista fatta alla prof.ssa Giorgia Brambilla, in occasione del suo intervento durante la seconda parte della lezione dedicata agli aspetti scientifici e bioetici dell’omosessualità.
***
Dalla differenza all’indifferentismo sessuale: quali sono le origini di questo dibattito?
Chi sostiene che non esista una vera differenza tra uomini e donne crede che il corpo è sì sessuato, ma questo non è determinante. Ciò che conta è come la persona si sente. E la differenza maschile/femminile sarebbe una differenza esclusivamente culturale, cioè gli uomini e le donne sono tali perché da bambini siamo stati educati così. Storicamente, vi è stata l’influenza di varie correnti. Per citarne alcune: il permissivismo edonista e il suo slogan “al sesso non si comanda!”; il pansessualismo di Freud che riconduceva le nevrosi e le sofferenze della personalità alle repressioni della sessualità; il rapporto Kinsey, secondo cui il sesso è un mero meccanismo legato a certi stimoli e dunque non ha senso dire in ambito sessuale che una cosa è sbagliata o che non è normale; la rivoluzione sessuale che ha portato a ridurre il sesso alla mera istintualità. Il filo conduttore consiste nell’idea che l’uomo debba essere liberato e che questo si possa fare attraverso la liberalizzazione del sesso.
mercoledì 24 dicembre 2014
25 dicembre, una data storica
http://www.30giorni.it/articoli_id_12293_l1.htm

Non fu una scelta arbitraria per soppiantare antiche feste pagane. Quando la Chiesa celebra la nascita di Gesù nella terza decade di dicembre, attinge all’ininterrotta memoria delle prime comunità cristiane riguardo ai fatti evangelici e ai luoghi in cui accaddero. Tommaso Federici, professore emerito di teologia biblica, fa il punto su indizi e recenti scoperte che confermano la storicità della data del Natale
di Tommaso Federici
Un preambolo
In genere si assumeva e si assume senza discutere la notizia già antica secondo cui la celebrazione del Natale del Signore nella prima metà del secolo IV fu introdotta dalla Chiesa di Roma per motivi ideologici. Infatti sarebbe stata posta al 25 dicembre per contrastare una pericolosa festa pagana, il Natale Solis invicti (fosse Mitra, come è probabile, o fosse una titolatura di un imperatore romano). Tale festa era stata fissata al solstizio invernale (21-22 dicembre), quando il sole riprendeva il suo corso trionfale verso il suo sempre maggiore risplendere. Quindi in ambito cristiano, risalendo di 9 mesi, si era posta al 25 marzo la celebrazione dell’annuncio dell’Angelo a Maria Vergine di Nazareth, e la sua Immacolata Concezione del Figlio e Salvatore. In conseguenza, sei mesi prima della nascita del Signore si era posta anche la memoria della nascita del suo precursore e profeta e battezzatore Giovanni.

In genere si assumeva e si assume senza discutere la notizia già antica secondo cui la celebrazione del Natale del Signore nella prima metà del secolo IV fu introdotta dalla Chiesa di Roma per motivi ideologici. Infatti sarebbe stata posta al 25 dicembre per contrastare una pericolosa festa pagana, il Natale Solis invicti (fosse Mitra, come è probabile, o fosse una titolatura di un imperatore romano). Tale festa era stata fissata al solstizio invernale (21-22 dicembre), quando il sole riprendeva il suo corso trionfale verso il suo sempre maggiore risplendere. Quindi in ambito cristiano, risalendo di 9 mesi, si era posta al 25 marzo la celebrazione dell’annuncio dell’Angelo a Maria Vergine di Nazareth, e la sua Immacolata Concezione del Figlio e Salvatore. In conseguenza, sei mesi prima della nascita del Signore si era posta anche la memoria della nascita del suo precursore e profeta e battezzatore Giovanni.
L’abside centrale della chiesa di Sancta Maria Foris Portas a Castelserpio, in provincia di Varese (VII-VIII secolo). Conserva i resti di un affresco, ispirato ai Vangeli apocrifi
giovedì 18 dicembre 2014
«Imporre il gender è un crimine contro l'umanità»
di Robert Sarah*18-12-2014, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-imporre-il-gender-e-un-crimine-contro-lumanita-11262.htm
Pubblichiamo ampi stralci della prefazione al saggio di Marguerite A. Peeters - Il Gender, Una questione politica e culturale, edito da San Paolo - scritta dal cardinale Robert Sarah, nominato lo scorso 24 novembre prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Se il libro è importante, lo sono anche le parole del cardinale Sarah, che riescono con la loro chiarezza a squarciare il velo di ambiguità e ipocrisia che avvolge, purtroppo, anche settori del mondo cattolico. Proprio per questo meritano di essere riportate.
(...) Secondo l’ideologia gender non esiste una differenza ontologica tra uomo e donna. L’identità maschile o femminile non sarebbe insita nella natura, nella realtà, ma sarebbe unicamente da attribuire alla cultura: sarebbe il risultato di una costruzione sociale, un ruolo che gli individui interpretano mediante doveri e funzioni sociali. Secondo i suoi teorici, il gender è performativo e le differenze uomo-donna sono soltanto oppressioni normative, stereotipi culturali e costruzioni sociali che bisogna decostruire per raggiungere la parità tra uomo e donna.
mercoledì 17 dicembre 2014
La donna nel Cristianesimo
http://www.anapscuola.it/visualizza__rubrica.php?id=56&aut=Stefano%20Biavaschi
Fin dall’antichità l’umanità si trascina il fardello di una visione “maschio-centrica” del mondo. In quasi tutte le antiche culture la prospettiva patriarcale prevaleva di gran lunga su quella matriarcale, ed era quasi sempre l’uomo, e non la donna, a tenere le redini del potere politico, dell’arte, della cultura, delle decisioni militari o di quelle familiari. Alla donna restava solamente il ruolo di madre e moglie, ed anche questi due ruoli non erano intesi nel significato pieno che intendiamo oggi, ma la madre era ridotta quasi solo alla funzione procreativa, con poca influenza su quella educativa; e la moglie, anche quando amata, non era certo vista come una compagna sullo stesso piano del marito. Perfino nel popolo ebraico, pur educato dai comandamenti, emergevano spesso atteggiamenti “maschilisti”, ed usiamo le virgolette solo perché il termine “maschilismo” allora non esisteva e non ci si accorgeva nemmeno di quella che ai nostri occhi oggi appare un’ingiustizia; sembrava anzi naturale che le cose andassero così, e nemmeno le donne avvertivano la loro condizione come una discriminazione.
Fin dall’antichità l’umanità si trascina il fardello di una visione “maschio-centrica” del mondo. In quasi tutte le antiche culture la prospettiva patriarcale prevaleva di gran lunga su quella matriarcale, ed era quasi sempre l’uomo, e non la donna, a tenere le redini del potere politico, dell’arte, della cultura, delle decisioni militari o di quelle familiari. Alla donna restava solamente il ruolo di madre e moglie, ed anche questi due ruoli non erano intesi nel significato pieno che intendiamo oggi, ma la madre era ridotta quasi solo alla funzione procreativa, con poca influenza su quella educativa; e la moglie, anche quando amata, non era certo vista come una compagna sullo stesso piano del marito. Perfino nel popolo ebraico, pur educato dai comandamenti, emergevano spesso atteggiamenti “maschilisti”, ed usiamo le virgolette solo perché il termine “maschilismo” allora non esisteva e non ci si accorgeva nemmeno di quella che ai nostri occhi oggi appare un’ingiustizia; sembrava anzi naturale che le cose andassero così, e nemmeno le donne avvertivano la loro condizione come una discriminazione.
lunedì 15 dicembre 2014
Famiglia (dizionario)
“Preghiera
semplice” della famiglia
Signore,
fa’ della nostra famiglia uno strumento della tua pace:
dove prevale l’egoismo, che portiamo amore,
dove domina la violenza,
dove prevale l’egoismo, che portiamo amore,
dove domina la violenza,
che
portiamo tolleranza,
dove scoppia la vendetta,
dove scoppia la vendetta,
che
portiamo riconciliazione,
dove serpeggia la discordia,
dove serpeggia la discordia,
che
portiamo comunione,
dove regna l’idolo del denaro,
dove regna l’idolo del denaro,
che
portiamo libertà dalle cose,
dove c’è scoraggiamento, che portiamo fiducia,
dove c’è sofferenza, che portiamo consolazione,
dove c’è solitudine, che portiamo compagnia,
dove c’è tristezza, che portiamo gioia,
dove c’è disperazione, che portiamo speranza.
dove c’è scoraggiamento, che portiamo fiducia,
dove c’è sofferenza, che portiamo consolazione,
dove c’è solitudine, che portiamo compagnia,
dove c’è tristezza, che portiamo gioia,
dove c’è disperazione, che portiamo speranza.
venerdì 5 dicembre 2014
Semplicità del Natale
di Carlo Maria Martini
Il presepio è qualcosa di molto semplice, che tutti i bambini capiscono. E’ composto magari di molte figurine disparate, di diversa grandezza e misura: ma l'essenziale è che tutti in qualche modo tendono e guardano allo stesso punto, alla capanna dove Maria e Giuseppe, con il bue e l'asino, attendono la nascita di Gesù o lo adorano nei primi momenti dopo la sua nascita.
Come il presepio, tutto il mistero del Natale, della nascita di Gesù a Betlemme, è estremamente semplice, e per questo è accompagnato dalla povertà e dalla gioia.
Non è facile spiegare razionalmente come le tre cose stiano insieme. Ma cerchiamo di provarci.
lunedì 24 novembre 2014
Proteggere il matrimonio
I sostenitori del matrimonio omosessuale si appellano a più di una intenzione positiva: combattere l’emarginazione, promuovere la cultura dell’uguaglianza, favorire i legami umani. Se permettere di sposarsi solo a un uomo e a una donna fosse una forma di discriminazione, che sulla base di un pregiudizio irrazionale esclude quanti non sono conformi alla maggioranza sociale, allora non c’è dubbio che ci troveremmo davanti a una proibizione sbagliata. Parimenti, se lo scopo del matrimonio fosse soltanto quello di promuovere e di incoraggiare i legami tra le persone, allora anche il matrimonio omosessuale assolverebbe questo compito e non ci sarebbe nessun motivo di escludere né gli omosessuali né altre categorie di adulti che conducano una relazione seria. Se l’intenzione che sta dietro alla richiesta di introdurre il matrimonio omosessuale fosse di incoraggiare questo tipo di rapporto amorevole, devoto, duraturo, è chiaro che si tratterebbe di un’intenzione positiva. Il punto è che ci sono altri, più importanti, aspetti da tenere in considerazione.
sabato 22 novembre 2014
EVANGELIZZARE (dizionario)
EVANGELIZZARE. Nuovi
stili di evangelizzazione
Cf. E.Bianchi, Nuovi stili di evangelizzazione, San
Paolo, 2012
“Evangelizzare vuol dire insegnare
l’arte di vivere…
(lasciare che Gesù ci dica:)
io vi mostro la strada della vita, la strada
alla felicità, anzi:
io sono questa strada…”
(J.Ratzinger)
Nuova evangelizzazione: Giovanni Paolo II ne inizia a
parlare nel 1979 e da allora diventa motivo ricorrente dei suoi interventi e
parola d’ordine dell’intera Chiesa.
Paolo VI, nell’Esortazione apostolica Evangelii
nuntiandi così scriveva:
Evangelizzatrice, la Chiesa comincia con
l'evangelizzare se stessa. Comunità di credenti, comunità di speranza vissuta e
partecipata, comunità d'amore fraterno, essa ha bisogno di ascoltare di
continuo ciò che deve credere, le ragioni della sua speranza, il comandamento
nuovo dell'amore…
Ciò vuol dire, in una parola, che essa ha sempre
bisogno d'essere evangelizzata, se vuol conservare freschezza, slancio e forza
per annunziare il Vangelo.
lunedì 17 novembre 2014
Matrimonio, la lezione di san Giovanni Paolo II
18-11-2014, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-matrimonio-la-lezione-di-san-giovanni-paolo-ii-10972.htm
Pur senza sminuire il valore naturale del matrimonio, la comprensione vera dell’amore tra un uomo e una donna è possibile solo alla luce del mistero divino. È quanto ha spiegato ieri il vescovo e teologo francese Jean Laffitte (segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia) intervenendo al Colloquio internazionale interreligioso sulla complementarietà tra uomo e donna. Nel Colloquio, aperto ieri mattina da papa Francesco (di cui riferiamo a parte), monsignor Laffitte ha presentato la posizione cattolica, ripercorrendo l’insegnamento di san Giovanni Paolo II sulla “Sacramentalità dell’amore umano”.
«Anche se è necessario approfondire la dimensione naturale del matrimonio – ha detto Laffitte – la Chiesa è chiamata anzitutto a svolgere la sua missione che è specificatamente di natura teologica, e si riferisce alla salvezza dell’uomo». Il mistero sacramentale dell’unione degli sposi, infatti, trova la sua sorgente nell’amore che unisce Cristo alla Chiesa. Per questo, ha ricordato monsignor Laffitte, il matrimonio è stato descritto da San Giovanni Paolo II come un «sacramento primordiale» nel quale tutti i sacramenti trovano il loro «prototipo».
martedì 11 novembre 2014
EUTANASIA (dizionario)
Eutanasia (la difesa della vita
morente)
La
parola “eutanasia” deriva dal greco e significa "buona o dolce
morte" (eu= buona e thanatos = morte). Si intende l’uccisione di
una persona umana gravemente invalidata dalla malattia da parte di un medico
per mezzo di una azione o di una omissione che procuri la morte al fine di
eliminargli ogni dolore.
Chiariamo:
da una parte c’è una persona che richiede (o per cui è richiesta) di essere
uccisa da un medico, non essendo in condizioni di farlo da sola, per porre fine
alla sua sofferenza o ad una vita che ritiene indegna di essere vissuta.
Si parla di eutanasia
volontaria o consensuale quando
la richiesta di morte viene chiaramente espressa dal paziente (affetto in molti
casi da emiparesi o dalla SLA, Sindrome
Laterale Amiotrofica, causante
una progressiva perdita delle funzionalità muscolari, fino al sopraggiungere
della piena paralisi e del soffocamento). Si
parla invece di eutanasia non
volontaria quando la
richiesta di morte è espressa dalle persone che hanno in cura il paziente
(generalmente in coma vegetativo) in quanto presumono che, ove egli potesse
esprimersi, la richiederebbe.
sabato 1 novembre 2014
Esiste una prova storica della resurrezione di Gesù?
1 novembre 2014 http://www.uccronline.it/2014/11/01/esiste-una-prova-storica-della-resurrezione-di-gesu/
La tesi del prof. Craig è che vi sia una certezza morale per la resurrezione di Gesù che si basa dall’esperienza personale (approccio esperienziale) dell’incontro con Lui tramite il dono della fede, ma che esista anche un sostegno storico che porta a guardare alla resurrezione di Gesù come la miglior spiegazione (dunque potremmo dire una “prova indiretta”) di quattro eventi ben definiti nella storia di Gesù, giudicati altamente attendibili storicamente dalla comunità scientifica. Ecco i quattro eventi:
domenica 26 ottobre 2014
Eucaristia (dizionario)
Eucaristia e liturgia
“Io sono con voi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo”. Come mantiene Gesù questa promessa? Come è possibile
per lui rendersi presente sempre e ovunque?
La risposta l’abbiamo proprio dalla
solennità del Ss. Corpo e Sangue di Cristo presente nel pane e nel vino offerti
e celebrati in ogni Eucaristia (e dunque in ogni tempo e in ogni luogo).
Gesù con l’ultima cena inventa qualcosa di
geniale: trasforma il rito della Pasqua e prende gli elementi più semplici e
comuni di questa, il pane e il vino, per rendersi perennemente presente.
L’Eucaristia ha molteplici significati e
aspetti che possono essere messi in rilievo e che sono tra loro strettamente
intrecciati:
sabato 25 ottobre 2014
Desiderio (dizionario)
La forza del desiderio
Una lettura psicanalista dei suoi paradossi
Di Robert Cheaib
ROMA, 25 Ottobre 2014 (Zenit.org) - Non solo come etimologia, ma anche come esperienza, il desiderio è una parola carica, evocativa e provocativa. Nell’opuscolo La forza del desiderio, Massimo Recalcati, noto psicanalista milanese, esamina alcune note e sfumature del desiderio sul crocevia tra vita mondana e vita spirituale. È proprio grazie a questo intreccio psico-spirituale che il discorso di Recalcati, nutrito anche di cultura lacaniana, risulta affascinante e accattivante.
Il termine desiderio – come spiega Giulio Cesare nel suo De bello gallico - viene da desiderantes. Questi erano i soldati che, sopravvissuti al campo di battaglia, sotto un cielo stellato attendevano i loro compagni di battaglia, a rischio di morire. L’etimologia lessicale è ulteriormente suggestiva: de-sidera indica la manca di una stella, la mancanza di un buon auspicio. «Il desiderio – dice Recalcati – non ha una stella che funzioni come bussola sicura che ci garantisca di non smarrirci».
Il termine desiderio – come spiega Giulio Cesare nel suo De bello gallico - viene da desiderantes. Questi erano i soldati che, sopravvissuti al campo di battaglia, sotto un cielo stellato attendevano i loro compagni di battaglia, a rischio di morire. L’etimologia lessicale è ulteriormente suggestiva: de-sidera indica la manca di una stella, la mancanza di un buon auspicio. «Il desiderio – dice Recalcati – non ha una stella che funzioni come bussola sicura che ci garantisca di non smarrirci».
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