martedì 27 ottobre 2015

Che cos’è una famiglia?, di Fabrice Hadjadj

Riprendiamo dal web una traduzione dal francese a cura di Silvio Brachetta (che abbiamo radicalmente rivisto) dell’intervento tenuto da Fabriche Hadjadj nel corso del primo Grenelle tenutosi a Parigi, presso il Palais de la Mutualité, l’8/3/2015. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, vedi le sotto-sezioni Famiglia, affettività e sessualità, omosessualità e gender e, per la maternità surrogata, Le nuove schiavitù nella sezione Carità, giustizia e annunzio.
Il Centro culturale Gli scritti (27/10/2015), http://www.gliscritti.it/blog/entry/3418
1. Cos’è una famiglia? Qualcuno si potrebbe stupire che noi siamo qui, insieme, per porre tale questione e alcuni non mancheranno di pensare che il nostro approccio non potrà che condurre o alla ripetizione di cose banali, o alla complicazione delle cose semplici. Noi non avremmo, secondo alcuni, altre possibilità, dopo una simile domanda, se non sfondare porte aperte o tagliare un capello in quattro.
Allo stesso tempo - lo si intuisce -, le evidenze primarie si nascondono sempre nella loro stessa luminosità. La famiglia non è simile solo al naso sulla mia faccia, troppo vicino per essere visto, o al paesaggio cento volte attraversato, così ben noto che svanisce. È, soprattutto, come una sorgente che rischiara e fonda le altre cose, ma che non può, d’altro canto, essere fondata e chiarita da se stessa. Dinanzi a questa sorgente siamo come degli uccelli notturni che volessero guardare il sole in faccia.
Noi tutti proveniamo da una famiglia, siamo tutti riconosciuti da un cognome, abbiamo tutti una certa famiglia d’origine. La famiglia è un fondamento. Ora, se essa è un fondamento, non sapremo come «fondare la famiglia». Se essa si pone al principio delle nostre vite concrete, diviene impossibile giustificarla o esplicarla,perché bisognerebbe richiamare un principio anteriore - e la famiglia non sarebbe più che una realtà secondaria e derivata, non una matrice.

martedì 20 ottobre 2015

Polemica: gli omosessuali non hanno diritto di essere sacerdoti?

La risposta è tassativa: no. E neanche gli eterosessuali. Essere sacerdote non è un diritto. E c'è altro da sapere.
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Di tanto in tanto, emerge nei media qualche caso di un sacerdote omosessuale che innalza la bandiera dei cosiddetti “diritti gay”, tra i quali il “diritto al sacerdozio”.
In primo luogo, bisogna chiarire che il sacerdozio cattolico non è un “diritto” per nessuno: né per gli omosessuali né per gli eterosessuali. Il sacerdozio cattolico è una vocazione, una chiamata personale e intrasferibile, fatta da Cristo a chi vuole.

sabato 10 ottobre 2015

Vi racconto com’era la Chiesa prima del Concilio Vaticano II

E poi l’11 ottobre del 1962 cominciò la grande svolta

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Era la fine degli anni Ottanta, al Sinodo i vescovi discutevano dei “christifideles laici”, e forse per questo il parroco mi aveva chiesto di parlare a un gruppo di giovani-adulti che si preparavano alla Cresima. A un certo punto, per sottolineare la responsabilità che essi si sarebbero assunti ricevendo quel sacramento, mi riferii al nuovo modo di partecipazione alla Messa: una partecipazione più attiva, piena, comunitaria. “Vedete? Ora voi pregate in italiano, ascoltate brani della S. Scrittura. Il sacerdote celebra di fronte a voi, e di fronte a voi consacra il pane e il vino…”.
Mi guardavano come se fossi un alieno, e con un’aria quasi divertita. Non capivo, e non capiva neanche l’amico parroco. Ci mettemmo un bel po’ a scoprirlo. Quei giovani non sapevano nulla del Concilio, della riforma liturgica. La prima volta che erano entrati in chiesa, la Messa era già così. Non avevano mai visto quella di prima. Quando il prete, protagonista assoluto, celebrava in latino con le spalle all’assemblea. E l’assemblea restava muta, passiva, salvo rispondere con un Amen alle preghiere che il sacerdote rivolgeva a un Dio, con il quale lui soltanto sembrava essere in confidenza. E intanto le vecchiette, noncuranti di tutto, recitavano per conto loro il rosario.
Ma non era solo questa, la Chiesa, prima del Concilio Vaticano II. Era una Chiesa che si portava ancora dietro i “residui” di un passato difficile, tormentato. La Chiesa della cosiddetta “epoca costantiniana”, e cioè di quando i Pontefici erano diventati detentori di un potere temporale. La Chiesa che, della Controriforma, aveva finito con l’accentuarne un certo spirito negativo, difensivo, e soprattutto gli aspetti giuridici, clericali. La Chiesa che dall’inizio del XX secolo, in reazione alle minacce da fuori e ai pericoli interni, si era caratterizzata per una eccessiva uniformità sul piano del governo, su quello liturgico e pastorale.

venerdì 25 settembre 2015

Falso dire che Gesù non ha condannato l’omosessualità. I Vangeli dimostrano il contrario

 
L’assordante propaganda omosessualista e omofila, sostenuta da tutti i grandi mezzi d’informazione, in crescendo nell'imminenza del Sinodo sulla Famiglia del 5 ottobre p.v., continua a ripetere a beneficio dei cattolici un vieto ritornello e cioè che Gesù Cristo non avrebbe mai parlato dell’omosessualità, ragion per cui la sua condanna non si potrebbe reperire nei Vangeli ma solo nelle Lettere apostoliche, segnatamente in quelle di san Paolo. Come se questo, annoto, facesse la differenza! Le Epistole paoline non vengono lette durante la Messa come “Parola di Dio”, allo stesso modo dei Vangeli? Ma prescindiamo da questa scorretta separazione tra le varie parti del corpo neotestamentario, del tutto inaccettabile, spiegabile solo alla luce della miscredenza attuale, che vuole escludere di fatto l’insegnamento di san Paolo dalla Rivelazione con l’argomento singolare che egli dettava norme e concetti validi solo per il proprio tempo!

Ciò che la propaganda omofila vuole insinuare a proposito dei Vangeli, è parimenti assurdo: non avendovi il Cristo mai nominato esplicitamente l’omosessualità, non la si dov­rebbe ritener da Lui condannata! La fornicazione e l’adulterio li ha con­dannati apertamente mentre la sodomia e affini (che sono fornicazione contro natura) li avrebbe invece assolti con il suo (supposto) silenzio? Ma ci rendiamo conto delle castronerie che vengono oggi propinate alle masse, peraltro ben felici di esser ingannate, a quanto pare?

mercoledì 16 settembre 2015

L’accidia: il vizio nella vita spirituale e la lotta contro di esso

di d.Angelo De Donatis, http://www.gliscritti.it/approf/2006/conferenze/accidia01.htm
Mettiamo a disposizione on-line la trascrizione della meditazione che d.Angelo De Donatis, parroco della parrocchia di S.Marco Evangelista in Roma, ha tenuto presso la nostra parrocchia di S.Melania, il 26 gennaio 2006. Il testo non è stato rivisto dall’autore
L’Areopago

Indice


L’accidia, il “demone del mezzogiorno”

Affrontiamo oggi il tema della vita spirituale, attraverso l’analisi di una malattia della vita spirituale. Ci domandiamo come affrontarla, anche se poi rispunta sempre. E’ una dimensione negativa che troviamo, ma che va affrontata. La tradizione della Chiesa la chiama l’ “accidia”.
Seguiremo le indicazioni di Evagrio Pontico, un maestro del IV secolo – ed, insieme, del Bunge, un autore moderno che ha affrontato lo stesso tema, studiando Evagrio.

Evagrio chiama l’accidia il “demone del mezzogiorno”, perché è la tentazione che assale il monaco a metà della giornata, quando l’entusiasmo viene meno, quando l’ardore si è spento.

Questo “mezzogiorno” che è anche il mezzogiorno della vita, quando ad un certo punto, l’entusiasmo viene meno, quando non c’è più la gioia profonda di fare una cosa, la gioia di vivere. Ecco perché Evagrio Pontico dice che questo è un demone pericolosissimo.

venerdì 4 settembre 2015

Sacramenti e carismi

Indicando con il termine generale di "sacramenti" le cose comuni a tutti e con il termine "carismi" le cose proprie a ciascuno, possiamo dire che i sacramenti sono il dono fatto a tutti per l'utilità di ciascuno, il carisma è il dono fatto a ciascuno per l'utilità di tutti. I sacramenti sono dati all'insieme della Chiesa per santificare i singoli, i carismi sono doni dati ai singoli per santificare l'insieme della Chiesa. Lo scopo finale è lo stesso per gli uni e per gli altri: promuovere la comunione, creare la koinonia.
R.Cantalamessa, Amare la Chiesa (2003), p.34

sabato 1 agosto 2015

Come immagino il paradiso (Enzo Bianchi)

Berndnaut Smilde, Nimbus Sankt Peter, 2014, Sankt Peter Kunst-Station, ColoniaIl Fatto Quotidiano, 18 maggio 2015
di ENZO BIANCHI
Ogni cristiano che recita il “Credo”, la professione di fede, dice: “Credo la resurrezione della carne, la vita eterna. Amen”, e questo credere non è periferico, ma fondamentale nella fede cristiana. Il cristiano, dunque, crede che ci sia un dopo la morte, una vita piena per sempre, nella quale non vi saranno più pianto, né dolore, né malattia, né morte, ma la gioia eterna della comunione, attraverso Gesù Cristo, con Dio e con gli uomini e le donne da lui salvati. Anch’io, in quanto cristiano e monaco, aderisco a questa speranza, ma confesso che il mio immaginario è molto personale ed è mutato nelle diverse stagioni della mia vita. La domanda che mi viene posta: “Come immagini il paradiso?”, mi spinge dunque a dare diverse risposte. 

venerdì 31 luglio 2015

Cosa vuol dire essere casti oggi

Henri Martin, Gli amanti (particolare)La Repubblica, 1 luglio 2015
di ENZO BIANCHI
«A voi giovani dico: siate casti ... fate lo sforzo di vivere l'amore castamente!.». Queste parole di papa Francesco ai giovani pronunciate domenica scorsa hanno suscitato reazioni di ogni tipo ma tutte rivelative del dato che "castità" è una parola sovente incompresa, anzi misconosciuta e derisa, soprattutto perché è confusa con l'astinenza o la continenza sessuale o con il celibato. L'etimologia ci suggerisce che è casto (castus) colui che rifiuta l'incesto (in-castus). L'incesto avviene ogni volta che non si vive la distanza e non si rispetta l'alterità, che non è solo differenza. Non è casto chi cerca la fusione, l'attaccamento, il possesso: segno di tale ricerca è l'aggressività che, in questi casi, facilmente si accende e si manifesta. Sono sempre più convinto che la sessualità sta nello spazio del dono, perché richiede di dare e di ricevere e si colloca sempre nella relazione tra due soggetti.

giovedì 30 luglio 2015

Che rapporto c'è tra Dio e il sesso?

ParejaPerché la Chiesa insegna che il matrimonio è il contesto ideale dell'intimità sessuale?

La sessualità umana, voluta da Dio, è un dono molto più prezioso di un divertimento o di un meccanismo di procreazione; è il luogo di espressione di un amore per l'altro che, attraverso l'unione dei corpi, si conforma all'amore di Dio nella sua unione intima con l'uomo. Non può quindi trovare il suo pieno compimento se non ordinandolo a Lui nel sacramento del matrimonio.

mercoledì 29 luglio 2015

“Non c’è sesso senza amore”. La Chiesa e il sesso: dubbi, critiche e domande

P. Maurizio Botta, http://www.aleteia.org/it/stile-di-vita/contenuti-aggregati/sesso-morale-chiesa-critiche-domande-dubbi-5794456716443648?

Se la verità sulla sessualità è stabilita dalla maggioranza, cioè da quello che pensa la maggioranza su un determinato tema, allora possiamo dire tranquillamente che il mondo ha vinto. Gesù, la sua Chiesa, hanno perso clamorosamente. Hanno perso, sono stati sconfitti, perché sono evidentemente e in modo chiaro una minoranza. Quello che Gesù e la Chiesa pensano sul sesso è stato sconfitto – se questo è vero – dalla verità che impone il mondo. Perché quello che pensa, propone in modo plateale ma anche in modo sottile a volte il mondo è antitetico rispetto a quello che propone Gesù e la Chiesa.

Se la verità si forma a colpi di maggioranza, Gesù e la Chiesa hanno torto. Chi parte dal catechismo per regolarsi nella sua vita personale, per prendere le sue decisioni, per formare il suo modo di pensare? Pochissimi. Quindi, la verità dovrebbe stare con la maggioranza, che pensa il contrario di quello che dice il catechismo. E poi, tra i pochissimi che seguono il catechismo, certi propongono una visione del sesso come castrazione. Una sorta di testimonianza senza sapere dare le proprie motivazioni. E quindi testimoniando un’esperienza così brutta, inevitabilmente il mondo si convince ancora di più delle sue idee.

sabato 20 giugno 2015

Laudato si’: una guida alla lettura

Un'Enciclica sull'ambiente e, ancora più in profondità, sul senso dell'esistenza e sui valori alla base della vita sociale. Si può definire così, in estrema sintesi, la seconda, attesissima Enciclica di papa Francesco, Laudato si'. Il documento prende il nome dalla nota invocazione di san Francesco d'Assisi, che nel Cantico delle creature ricorda che la terra, la nostra casa comune, «è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia» (1).

Questa terra, maltrattata e saccheggiata, oggi si lamenta; con essa, tanti dei suoi abitanti. Papa Francesco invita ad ascoltarli, sollecitando tutti e ciascuno a una «conversione ecologica», secondo l’espressione di san Giovanni Paolo II, cioè a «cambiare rotta», assumendo la bellezza e la responsabilità di un impegno per la «cura della casa comune».

Nel testo ci sono denunce molto dure, contro gli egoismi e la miopia alla base di una certa concezione dello sviluppo e contro i danni che ne derivano per l'essere umano e per l'ambiente, ma lo sguardo del Pontefice sembra illuminato anzitutto dalla speranza. «L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune» (13); «l’essere umano è ancora capace di intervenire positivamente» (58); «non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi» (205).

Un altro tratto distintivo dell'Enciclica è certamente la costante attenzione a entrare in dialogo con tutti, non solo con i fedeli cattolici. Il dialogo percorre tutto il testo, e nel capitolo 5 diventa lo strumento per affrontare e risolvere i problemi. Tanto che, in non pochi passaggi, il Papa assume esplicitamente il contributo sui temi ambientali offerto da cristiani non cattolici (in particolare il Patriarca ecumenico Bartolomeo I), da altre religioni e da scienziati, filosofi e associazioni che hanno «arricchito il pensiero della Chiesa su tali questioni» (7).

L’itinerario dell’Enciclica è tracciato nel n. 15 e si snoda in sei capitoli, di cui di seguito offriamo una sintesi. A dare unitarietà al tutto sono alcuni assi tematici che percorrono il documento papale, affrontati da una varietà di prospettive diverse: «l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita» (16)

sabato 30 maggio 2015

La tradizione delle opere di misericordia

Luciano Manicardi
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"Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso" (Lc 6,36). Prima di essere un comando, queste parole di Gesù sono la rivelazione di una possibilità: esse attestano la possibilità per l'uomo di partecipare alla misericordia di Dio, ovvero di dare vita, di mostrare tenerezza e amore, di fare grazia, di con-soffrire con chi soffre, di sentire l'unicità dell'altro e di essergli vicino, di perdonare, di sopportare l'altro e di pazientare con le sue lentezze e le sue inadeguatezze. Se "misericordioso e compassionevole" è il nome di Dio (cf. Es 34,6; Sal 86,15; 103,8; I 11,4; eccetera), Gesù di Nazaret ha dato un volto d'uomo a tale misericordia e compassione e l'ha narrata nella sua vita (cf. Mc 1,41; 6,34; Lc 7,13; eccetera) e, dietro a lui, per la fede in lui e l'amore per lui, anche il discepolo del Signore può vivere la misericordia.

mercoledì 27 maggio 2015

No, non fu Paolo il vero fondatore del cristianesimo

Pietro e paoloA volte ritornano, direbbe Stephen King. Parliamo della schiera degli orgogliosi laici di Repubblica ossessionati dal cristianesimo. Pensiamo, ad esempio, alla coppia Augias-Flores D’arcais, autori di molteplici libri scandalistici intenti a convincere della falsità delle origini del cristianesimo, resuscitando le tesi degli oppositori pagani dei primi secoli.
In questi giorni è riemerso anche Eugenio Scalfari, un altro fanatico del laicismo che ha trascorso la sua vita a parlare di religione. In un articolo per l’Espresso ha elogiato l’ultimo libro dello scrittore e regista Emmanuel Carrère,Il Regno (Adelphi 2015), una rivisitazione romanzata delle origini del cristianesimo. Un altro non studioso, dunque, oltretutto distrutto dalla critica: Gesù viene paragonato a Che Guevara e sono talmente tante le sciocchezze scritte che perfino chi ha recensito il libro ha ammesso di aver «fatto un po’ fatica, a finirlo» (senza contare, tra un commento e l’altro sull’evangelista Giovanni, la descrizione dettagliata del suo video pornografico preferito). Luigi Walt, ricercatore a Ratisbona, ha sottolineato la «distanza di Carrère da un approccio realmente critico, e dunque storico, al problema delle origini cristiane». «Una specie di sufflé moscio e insipido» è stato definito da un altro recensore.

sabato 23 maggio 2015

Indulgenze (secondo papa Francesco)

Le indulgenze di Francesco sono diverse

CARLO MOLARI, in “Rocca” n. 10 del 15 maggio 2015
Il Giubileo come si è sviluppato nella tradizione cristiana occidentale dal 1300 (Bonifacio VIII) in avanti è stato sempre connesso con la struttura penitenziale e con la pratica delle indulgenze.
Il termine indulgenza ha un significato affine a quello di misericordia, ma nell'uso ecclesiale ha acquistato un particolare significato giuridico connesso alla remissione delle pene relative al male morale e alla necessaria soddisfazione da offrire a Dio in riparazione dei peccati umani.
Questa terminologia giuridica oggi appare inadeguata e improponibile. Per questo Papa Francesco nella Bolla di indizione del prossimo Giubileo straordinario (titolo: Misericordiae Vultus) introduce il tema della indulgenza con omissioni molto significative e con una sensibilità nuova. In particolare non si richiama più alla Chiesa quale «ministra di redenzione che dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi» come invece faceva ancora il Catechismo della Chiesa cattolica (1992) quando nel capitolo sul Sacramento della penitenza e della riconciliazione per esporre la dottrina sulle indulgenze riassume la Costituzione apostolica di Paolo VI, Indulgentiarum doctrina, Normae(1 gennaio 1967, AAS 59 (1967) 21) (CCC 1471-1479).

venerdì 15 maggio 2015

Lo Spirito: la potenza dell'amore e della misericordia

Storia dell’amore di Dio
o il «mistero della Trinità»
Carmine Di Sante

Lo «spirito» come forza 
Oltre che al Padre e al Figlio, le scritture attribuiscono un’importanza del tutto particolare allo Spirito che, nel primo Testamento, si presenta come un attributo di Dio, mentre nel secondo Testamento e nella tradizione cristiana come una realtà distinta dal Padre e dal Figlio ma uguale al Padre e al Figlio e proveniente dall’Uno e dall’Altro.
Il termine ebraico per «spirito» è ruah, che letteralmente vuol dire «vento» o «aria», e che in greco viene tradotto con pneuma e in latino spiritus, da cui spirito in italiano: 
«Lo spirito è il soffio, e in primo luogo quello del vento. C’è nel vento un mistero: ora, con la sua violenza irresistibile, abbatte le case, i cedri e le navi in alto mare (Ez 13, 13; 27, 26); ora s’insinua in un bisbiglio (1 Re 19, 12); ora dissecca con il suo soffio torrido la terra sterile (Es 14, 21; cf Is 30, 27-33); ora fa scorrere su di essa l’acqua feconda che fa germogliare la vita» (J. Guillet, voce Esprit, in Vocabulaire de Théologie biblique, sous la direction di X. Léon-Dufour, Paris 1962, p. 311).